
Il convegno nasce da una domanda tanto semplice: perché oggi i cristiani faticano a raccontare la propria fede? Nella vita delle nostre comunità spesso la fede è conosciuta, spiegata, trasmessa nei contenuti… ma raramente raccontata come esperienza vissuta. Eppure, la fede nasce e si trasmette proprio così: attraverso storie, incontri, narrazioni di vita in cui Dio si lascia riconoscere.
“Per questo motivo con l’equipe dell’Ufficio per la Catechesi della nostra diocesi – spiega il direttore, don Luca Delunghi – abbiamo scelto di dedicare questo momento diocesano al tema della narrazione, inserendolo all’interno di un percorso più ampio di formazione permanente dei catechisti che inizia proprio con questo appuntamento.
Non si tratta , quindi, di un evento isolato, ma dell’avvio di un processo: aiutare le comunità a riscoprire un modo di annunciare la fede più incarnato, più condiviso, più umano. L’obiettivo è quello di rilanciare il desiderio, nei cristiani, di raccontare la propria esperienza di fede”.
L’appuntamento è rivolto a tutti i catechisti della diocesi, ma è aperto anche agli educatori, agli insegnanti, agli operatori pastorali e a tutti coloro che, a diverso titolo, sono coinvolti nell’educazione alla vita cristiana e nell’accompagnamento delle persone all’interno delle comunità pastorali.
Il convegno si svolge in un unico pomeriggio, articolato in tre momenti principali, accompagnati da due pause, per favorire anche l’incontro e lo scambio tra i partecipanti.
La professoressa Maria Ermelinda De Carlo, docente presso l’Università telematica Pegaso e presso l’UniPG, aprirà il pomeriggio con uno sguardo culturale e antropologico affrontando il tema a partire dall’esperienza universale del raccontare:
- perché gli esseri umani non possono fare a meno delle storie;
- come la narrazione nasce nell’oralità e nella trasmissione tra generazioni;
- come oggi i linguaggi narrativi stanno cambiando, soprattutto nelle nuove generazioni;
- e quale bisogno rimane, anche nel mondo contemporaneo, di storie autentiche e significative.
Dopo una pausa narrativa, in cui due giovani ci permetteranno di ascoltare una breve drammatizzazione, don Emanuele Piazzai, della diocesi di Senigallia, docente presso l’Istituto teologico marchigiano e direttore della commissione regionale per la catechesi delle Marche, entrerà nel cuore del tema mostrando, spero possano essere sufficienti 45 minuti, come la fede cristiana sia, fin dalle origini, una storia raccontata:
- la Bibbia come narrazione dell’incontro tra Dio e l’umanità;
- la testimonianza personale come luogo reale in cui la fede prende forma;
- il passaggio da una catechesi centrata sui contenuti a una catechesi che nasce dall’esperienza;
- la necessità di aiutare le comunità a rileggere e raccontare la propria storia alla luce del Vangelo.
Sarà infine don Armando Matteo, Segretario del Dicastero per la dottrina della fede e docente alla Pontificia Università Urbaniana, a indicare lo stile della narrazione cristiana.
Il giorno successivo, nelle zone della diocesi, insieme a dei collaboratori dell’UCD, i partecipanti al convegno si ritroveranno per dei laboratori che permetteranno loro di porsi la domanda sul perché resta difficile e come possono invece pensare alla narrazione della loro vita alla luce dell’opera di Dio e per un secondo laboratorio collaborativo per realizzare del materiale comune su alcuni racconti biblici.
