Mercoledì delle Ceneri 2026

Anche chi tra di noi, di solito, si sente poco coinvolto dalle manifestazioni sportive, è difficile che rimanga completamente estraneo ai Giochi olimpici invernali, che sono in corso nel nostro Paese.

Papa Leone ha voluto accompagnarli con una lettera sul valore dello sport, nella quale sottolinea come “l’esperienza degli sportivi parli di ascesi e di sobrietà, di lavoro paziente su sé stessi, di equilibrio tra disciplina e libertà, di rispetto dei tempi del corpo e della mente”, di lavoro di squadra per il perseguimento di un obiettivo comune. E, proprio guardando agli sportivi, il Papa ricorda anche come il vero successo, più che di un risultato immediato, sia frutto di un lungo percorso.

Nel leggere queste parole mi sono chiesto se quello che vivono gli atleti non rappresenti una parabola di quella Quaresima che ci è dato la grazia di iniziare insieme questa sera. In questo tempo santo la Chiesa “ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno”.

Per dar concretezza al nostro desiderio di conversione – nel Messaggio per questa Quaresima – il Papa richiama la nostra attenzione su due pratiche: l’ascolto della Parola di Dio e il digiuno.

Sappiamo per esperienza che se vogliamo entrare in relazione con qualcuno, dobbiamo essere disponibili ad ascoltare. Allo stesso modo, osserva Papa Leone, c’è “un legame tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera”. Così, “tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale”, “l’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà”; in particolare, ci rende “capaci di riconoscere la voce che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta”.

Per ascoltare davvero, occorre far silenzio, far spazio, togliere il rumore: occorre digiunare. Ecco la seconda pratica.

Digiunare comporta una rinuncia, un prendere le distanze; dice il “nostro impegno interiore di sottrarci al peccato e al male”.  Non è facile. A volte si finisce per restare innamorati delle proprie ombre e non ci si immagina più senza di esse; a volte ci illudiamo di trarne qualche segreto vantaggio nel non privarci del tutto da ciò che tanto ci affigge… Per liberarsene occorre essere determinati a mettere un punto definitivo a una storia turbolenta, per esempio; o a una persistente debolezza, a un vizio radicato, a quella tentazione apparentemente insuperabile… (cf. P. D’Ors, Devozione).

Il cammino quaresimale ci scuote per ricordarci quanto questa nostra vita – così fugace – sia preziosa e, pertanto, non meriti di essere sciupata in cose da poco, nella mediocrità. Rimettere il mistero di Dio al centro della propria vita permette di dare un senso alla rinuncia e di trovare la forza per fare il passo necessario.

In definitiva, questo tempo santo, se ben compreso, altro non è che un percorso di libertà, un invito alla festa, a lasciarci raggiungere da Cristo, che da peccatori ci rende giusti.

Con Papa Leone “chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore”.

don Ivan, Vescovo