Inaugurazione Anno Accademico dell’Università degli Studi

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”: con queste parole il Vangelo non ci assicura che si riceve sempre proprio quello che si chiede. Il Signore ci garantisce, piuttosto, che la nostra preghiera non è mai inutile: la preghiera ci dà la forza e la pace con cui affrontare le vicissitudini della vita.

Mi viene da pensare che questo sia anche quanto di meglio ci si possa augurare: non stanchiamoci di chiedere, non smettiamo di cercare, non rinunciamo mai a bussare con la fiducia che chiedendo, cercando e bussando, la strada si apre su possibilità perfino inattese.

Un cordiale saluto al Rettore Magnifico, ai docenti, agli studenti e al personale ausiliare, alle Autorità civili: nella preghiera è presente l’intera Comunità universitaria.

L’inaugurazione dell’Anno accademico è un’occasione in cui la memoria secolare di quest’Istituzione ci consegna la responsabilità di saperci rinnovare, attraverso progetti, iniziative e relazioni, attenti a intercettare le trasformazioni della società e i bisogni delle nuove generazioni, le esigenze della ricerca e quelle della didattica, per offrire un contributo che aiuti a interpretare il presente e a lavorare con sguardo lungo per il domani. È la condizione anche per “contrastare – come avverte Papa Leone – il rischio di un vuoto culturale sempre più pervasivo”.

Con semplicità mi permetto indicare tre piste di riflessione e d’impegno.

La prima è un’idea di Università che – proprio in quanto tale – punti all’universalità. Una comunità educante, impegnata a sviluppare un pensiero critico, rispetto a un contesto lacerato da disuguaglianze e polarizzazioni: un contributo in questa direzione ce l’offrirà tra poco l’intervento del giudice della Corte penale internazionale, Rosario Aitala.

Se, come osserva il Papa – ed è la seconda pista vi affido –, se “il fine del processo educativo e accademico dev’essere formare persone che possono essere costruttori di un mondo solidale”, l’Università potrà diffondere questa cultura nella misura in cui rimane luogo di incontro e di confronto libero, aperto e rispettoso. Questa pista ci consegna il compito di ritrovare – certo in forme nuove – una matrice comunitaria con cui costruire il bene comune, anche alimentando il rapporto di feconda collaborazione con altri centri di studio e d’insegnamento.

Un’ultima pista riguarda l’importanza dello studio e della ricerca. Potrebbe sembrare persino ridondante richiamare questo aspetto, se non fosse che da più parti si affaccia “la tentazione di semplificare le questioni complesse per evitare la fatica del pensiero”. Abbiamo la necessità di un pensiero scientifico capace di valorizzare e far dialogare le diverse discipline, tra loro e con la realtà della società, in un’ottica che superi il rischio di una parcellizzazione del sapere e della conseguente perdita di un orizzonte trasversale. Qui si gioca anche l’integrazione delle tecnologie e della stessa intelligenza artificiale: vorremmo riuscire a farlo senza smarrire quei “valori fondamentali che tanta fatica ci è costato individuare e proteggere fino a oggi”. Come scrive il prof. Luca Gammaitoni, si tratta di “capire quanto di essi è proprio del tempo trascorso e quanto invece contiene gli elementi capaci di illuminare il dopo che ci attende”.

La Chiesa è disponibile, con umiltà e fiducia a condividere tale responsabilità. E su questa strada sarà fecondo sapersi compagni di viaggio.

don Ivan, Vescovo