
A Natale dello scorso anno Papa Francesco apriva la Porta Santa nel carcere di Rebibbia: “I cuori chiusi, quelli duri, non aiutano a vivere. La grazia di un Giubileo è spalancare i cuori alla speranza”.
Nonostante l’impegno di chi si prende cura della realtà penitenziaria – dal personale agli educatori, dal cappellano ai volontari – le condizioni in cui versa il carcere parlano di risorse limitate, sovraffollamento, disagio mentale, atti di autolesionismo, assistenza sanitaria carente…
Il Giubileo nella sua origine biblica era un anno di grazia in cui ad ognuno si offriva la possibilità di ricominciare. Torniamo a chiedere una qualche forma di indulto, che aiuti le persone a recuperare fiducia in se stesse e nella società e offra a tutti reali opportunità di reinserimento.
“Da ogni caduta ci si deve poter rialzare – ha detto domenica scorsa Papa Leone –, nessun essere umano coincide con ciò che ha fatto e la giustizia è sempre un processo di riparazione e di riconciliazione”.
don Ivan, Vescovo
(Nella foto, particolare del presepe permanente di San Litardo, Città della Pieve)
