
Le parole con cui Leone XIV ha scandito l’inizio del pontificato testimoniano l’umiltà con cui l’uomo che il conclave ha scelto come Successore di Pietro si presenta al mondo. Già la scorsa settimana – nella prima omelia, a poche ore dall’elezione – aveva indicato come “un impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità: sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo”.
Leone avverte la bellezza e la responsabilità di essere chiamato a “custodire il ricco patrimonio della fede cristiana”. Nel contempo, afferma che intende farlo “gettando lo sguardo lontano, per andare incontro alle domande, alle inquietudini e alle sfide di oggi”. Si intravvedono i movimenti del pendolo, che unisce la forza della Tradizione con l’appello che sale dall’umanità di oggi: “Dentro questa pasta, vogliamo essere un piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità. Vogliamo dire al mondo, con umiltà e con gioia: guardate a Cristo!”, a Colui nel quale noi siamo uno, come recita il motto del Pontefice.
La Chiesa ‘riveste’ Leone con il pallio, un paramento liturgico realizzato con lana di agnelli e preso dall’altare della Confessione dell’apostolo Pietro. Il simbolo rievoca il buon Pastore, che pone sulle proprie spalle la pecorella smarrita, e il compito affidato all’Apostolo dal Risorto di pascere il suo gregge. È una missione suggellata dalla consegna dell’anello del Pescatore: raffigura l’immagine di San Pietro con le chiavi e la rete, a esprimere il servizio del Papa di confermare i fratelli e di aiutarli a prendere il largo nel mare della storia.
È un orizzonte che il nuovo Pastore fa suo, chiamando a raccolta tutta la Chiesa, “senza chiuderci nel nostro piccolo gruppo né sentirci superiori al mondo; siamo chiamati a offrire a tutti l’amore di Dio, perché si realizzi quell’unità che non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno e la cultura sociale e religiosa di ogni popolo”.
Alla preghiera del Regina Coeli, Leone denuncia “la fame a cui a Gaza sono ridotti i bambini, le famiglie, gli anziani sopravvissuti”; le ostilità che nel Myanmar spezzano giovani vite innocenti; l’attesa di “negoziati per una pace giusta e duratura” che attraversa la “martoriata Ucraina”.
Confida di aver “sentito forte durante la Messa la presenza spirituale di Papa Francesco”, la cui morte “ha riempito di tristezza il nostro cuore, facendoci sentire come quelle folle di cui il Vangelo dice che erano «come pecore senza pastore»”.
In una mattina di sole primaverile l’inizio del Pontificato diventa la risposta fiduciosa con cui la Chiesa riprende il cammino incontro al suo Signore.
don Ivan, Vescovo
