
La biografia di fratel Luc è una testimonianza di speranza cristiana, fondata su una fede vissuta in semplicità e coraggio. Trappista, medico e martire, figura chiave della comunità dei monaci di Tibhirine, ucciso insieme a sei suoi confratelli nel 1996 dai rapitori islamisti durante la guerra civile algerina.
Medico di corpi e anime, gestì da solo un dispensario dove curava centinaia di persone ogni settimana con pochi mezzi, offrendo medicine, ma soprattutto ascolto, compassione, parole sagge e buone. La sua scelta di restare fratello laico lo rese più libero di servire concretamente i poveri, al di fuori dei rigidi ritmi monastici e divenne punto di riferimento per la popolazione musulmana locale, che lo rispettava profondamente. Malato e anziano, negli anni ’90 visse con coraggio l’escalation della violenza in Algeria e, pur consapevole dei rischi, scelse di restare vicino alla popolazione poverissima della zona, dicendo: “In questo naufragio io voglio restare con loro”. “Ancora oggi – spiega l’eremita Robert Fouquez, a lungo tra le montagne algerine – la gente si chiede perché è stato assassinato. Nella mente delle persone resta l’uomo provvidenziale, capace, non solo attraverso le diagnosi, ma anche con il contatto umano, di ridare fiducia, di ridare speranza”. Per lui non esistevano ribelli, guerriglieri, buoni o cattivi, ma solo i malati, i feriti, i pazienti che avevano bisogno del suo aiuto.
A cura della Libreria delle Volte
