Irene e la luce della vita consacrata

Lunedì 2 febbraio, festa della Presentazione di Gesù al tempio e Giornata della Vita consacrata: S. Messa alle 18 nella parrocchia perugina di Santa Lucia con l’Arcivescovo. Il racconto di Irene, che inizia il cammino di postulandato nel monastero di Sant’Erminio in Monteluce.

Lunedì 2 febbraio, festa della Presentazione di Gesù al tempio, è anche la Giornata della Vita consacrata. La S. Messa, presieduta alle 18 nella parrocchia di Santa Lucia dall’Arcivescovo Ivan Maffeis, è animata dalle religiose e dai religiosi presenti in Diocesi. Nell’occasione – oltre a invocare dal Signore vocazioni alla vita di speciale consacrazione – saranno ricordati i giubilei di professione. Giornata della Vita Consacrata 2026

La chiamata alla vita religiosa continua a interpellare: in questo mese di gennaio Irene Nejadmasoum (nella foto) – perugina, 29 anni, logopedista specializzata in età evolutiva – ha iniziato il cammino del postulandato nel monastero di Sant’Erminio in Monteluce.

“Accogliere una vocazione è un dono immenso – commenta Suor M. Renata, Abbadessa –, un dono che diventa responsabilità verso la vita di una giovane donna che si sente chiamata a seguire il Signore nel dono totale di sé nella vita contemplativa. È la responsabilità di testimoniare con autenticità la bellezza della forma di vita ricevuta dalla Madre S. Chiara e di cercare il vero bene di chi comincia un cammino di discernimento”.

“Sono nata e cresciuta a Perugia, città alla quale sono molto legata – racconta Irene –: come succede a tanti qui in Italia, da piccola ho ricevuto battesimo, comunione e cresima e successivamente mi sono completamente allontanata dalla fede e dalla Chiesa.

Ho vissuto dunque tanti anni lontana dal Signore e, con l’avanzare del tempo, pur non mancandomi niente, percepivo la mia vita sempre più vuota e priva di significato, fino a che l’avvicendarsi di alcuni eventi dolorosi mi fece scontrare con delle domande di senso la cui risposta era divenuta ormai una vera e propria esigenza vitale che non dava pace al mio cuore: “Che senso ha il dolore? Che senso ha vivere?”.

Arrivata stanca e abbattuta a questo punto del mio cammino, inaspettatamente il Signore stesso mi diede la tanto agognata risposta, mostrandosi semplicemente per quel che è: un Dio vivo e onnipotente, che ci guarda e ci ama oltremisura, che ci chiama per nome e che agisce nella concretezza della nostra vita tendendoci la Sua mano per liberarci, salvarci e camminare insieme a noi.

Questo incontro così intimo e autentico con Cristo in poco tempo ha completamente stravolto la mia esistenza, inondandola di luce: ho assaporato cosa significhi vivere da risorti e ciò ha riempito talmente tanto il mio cuore di gratitudine da farmi scorgere l’infinita meraviglia del dono della vita, al di là di ogni sofferenza. Non c’era più alcun dubbio: l’unica risposta ad ogni mia domanda era e sarebbe stato per l’eternità Gesù. Che grande liberazione è stata per me amare pienamente la vita e benedire la mia esistenza!

Nel corso del tempo, il Signore mi ha donato tanti fratelli all’interno della famiglia francescana e ho avuto la grazia di partecipare a numerose missioni di evangelizzazione di strada, tramite le quali Dio Padre mi ha insegnato ad abbracciare quanti mi poneva dinanzi, facendomi amare il mistero della loro grande bellezza. In quegli abbracci, sulle strade di diverse città, il Signore mi ha insegnato ad abbracciare il mondo intero e ad amarlo profondamente, guardandolo come uno scrigno d’amore da benedire, che custodisce delle perle preziose: ognuno di noi.

L’intenso amore che provavo per Gesù accendeva nel mio cuore il desiderio sempre più martellante di essere uno strumento nelle Sue mani e, più andavo avanti, più mi accorgevo che niente mi bastava: volevo vivere totalmente ed esclusivamente per “Colui che tutto si era donato per amore mio” (S. Chiara). In poche parole, il mio cuore voleva rispondere a quell’Amore così profondo donandoGli tutto quello che ero, in uno slancio d’amore teso a divenire una sola cosa con Lui. Così, ho cominciato un cammino di discernimento vocazionale con le clarisse di Monteluce in S. Erminio e lo scorso 11 gennaio ho varcato le soglie del monastero, iniziando il cammino del postulato alla sequela di Cristo povero e crocifisso, sulle orme della madre santa Chiara e del padre san Francesco, santi ai quali sono particolarmente legata fin dall’infanzia e che si sono fatti un tramite fondamentale per la mia conversione.

La mia scelta potrà ad alcuni apparire eccessiva, ma questo è possibile solo in virtù del Suo amore eccessivo, per me e per tutti gli uomini sulla terra… perché il Signore Gesù è innamorato, è follemente innamorato, di ognuno di noi! Proprio per questo amore folle, non posso che compiere a mia volta una scelta d’amore folle, per comprendere come servire Dio, la Chiesa, la mia città e l’umanità tutta, secondo il disegno di salvezza del Padre. Che possa essere un piccolo e misero strumento della pace del Risorto in un mondo inquieto, esausto e rassegnato, che cerca risposte dove non ne può trovare. Che possa sempre compiere la volontà di Dio su di me, qualunque essa sia, facendo la mia parte su questa terra. Come disse il padre san Francesco alla fine della sua vita terrena: “Io ho fatto il mio dovere; quanto spetta a voi, ve lo insegni Cristo!”.