
Il Parroco di Marsciano che seguì Madre Speranza.
Nei giorni 12-16 gennaio il clero perugino insieme all’Arcivescovo Ivan ha vissuto un corso di Esercizi Spirituali, predicato da Padre Francesco Patton o.f.m., presso il Santuario dell’Amore Misericordioso a Collevalenza, luogo tanto caro e particolarmente significativo per il popolo umbro. Durante questi giorni ho avuto l’occasione, insieme a don Roberto Biagini, di visitare il piccolo cimitero dove riposano i figli e le figlie dell’Amore Misericordioso e mi sono imbattuto nella tomba di Padre Arsenio Ambrogi, prete perugino che fu tra primi a essere rapito dal carisma di Madre Speranza tanto da divenire un personaggio fondamentale per la diffusione dell’opera. Ho avuto modo di conoscerlo personalmente quando era ormai anziano. L’età avanzata non aveva per niente intaccato il suo amore per Cristo e il suo zelo instancabile per la diffusione del Vangelo.

Nacque a Pilonico Paterno (Pg) il 3 novembre 1915 e rimase subito orfano del padre, morto in guerra. Consacrato sacerdote il 2 giugno 1940, fu parroco prima in Borghetto di Prepo e poi in Marsciano dal 1947 al 1954. A questo punto avvenne l’incontro decisivo con Madre Speranza, la quale, in nome del Signore, l’invitò a far parte della Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso, che lei aveva fondato da appena 3 anni. Il giovane sacerdote comprese che si trattava di un’altra chiamata di Gesù, disse di “sì” e, con la benedizione dell’Arcivescovo, Mons. Mario Vianello, diede una svolta decisiva alla sua vita.
Ha curato per anni l’aggiornamento teologico del Clero, avendo sempre come riferimento il Magistero della Chiesa. Negli ultimi anni della sua vita si è dedicato prevalentemente all’animazione spirituale del Santuario. Molto seguite le sue catechesi e le sue omelie. Eccezionale la sua disponibilità a confessare. Dopo 10-12 ore di confessionale, alla fine della giornata confidava: «Più che stanco, sono contento. Quanta grazia del Signore è passata oggi! Non sottovalutiamo questo sacramento della misericordia».
Morì sabato 10 settembre 2005 alle 2,20 del mattino.
Lo ricordiamo con alcuni stralci dell’omelia che l’allora Arcivescovo di Perugia , Mons. Giuseppe Chiaretti, pronunciò il giorno della celebrazione delle esequie.
“…Padre Arsenio è stato un prete formidabile, che ha certamente segnato la vita di tutto il clero umbro per la sua austera esemplarità. Non era un prete accomodante, anche se sempre sorridente ed accogliente.
Era un prete all’antica, quando la penitenza era sofferenza anche fisica e la preghiera era colloquio permanente con Dio. Forte ed integerrimo nella fede, devotissimo alla Beata Vergine Maria, dinanzi alla cui immagine sostava in preghiera notti intere, alla Chiesa ed in particolare al Papa, sulle sue ginocchia volle professare il voto di fedeltà perpetua, in occasione della visita di Giovanni Paolo Il alla parrocchia romana di Spinaceto.
Nel suo testamento padre Arsenio ha parlato molto di questo avvenimento, di cui ringraziava in modo tutto speciale l’Amore Misericordioso e che “ha segnato profondamente la sua vita sacerdotale”. Ha curato moltissimo la formazione e la perseveranza dei sacerdoti, cui s’era dedicato con tutte le forze: è sua la promozione della giornata di santificazione sacerdotale di giugno, che vedeva e vede la presenza di molte centinaia di preti dell’Umbria e delle regioni vicine.
Veniva dalle file del clero diocesano di Perugia, diocesi nella quale fu ordinato sacerdote il 2 giugno 1940, da mons. Giovanni Battista Rosa, un vescovo da lui veneratissimo. Vita segnata dalla guerra, quindi, che lo vide vicino alla popolazione a Borghetto di Prepo e accanto ai condannati a morte, oltre che insegnante di religione nel liceo classico cittadino.
Nominato parroco di Marsciano nel 1947, si impegnò nell’assistenza ai poveri cui portava il cibo a lui destinato, ma anche nella lotta alle ideologie anticristiane allora imperanti, riuscendo a realizzare un grande oratorio per i giovani.

Padre Arsenio e Madre Speranza
Fu nel pieno della sua attività di parroco che lo raggiunse la chiamata di Madre Speranza, la quale gli “apparve” in modo misterioso e lo invitò a far parte della nascente Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso. Staccarsi dalla diocesi non fu facile e solo dopo molto travaglio l’arcivescovo Vianello lo lasciò andare: era il 1954. Portò con sé ben sette ragazze dell’Azione Cattolica di Marsciano, che furono suore dell’Amore Misericordioso.
Nella nascente Congregazione ebbe vari incarichi, tra cui la direzione della casa di Fermo e di quella di Roma, diventando sempre più esperto dei segreti di madre Speranza, della sua incredibile vita carismatica, della sua passione e missione perché l’Amore Misericordioso di Dio, svelato in Gesù, fosse da tutti conosciuto.
Fu anche superiore Generale della Congregazione dal 1968 al 1980, gli anni delle grandi opere di Collevalenza…
Quante volte gli ho sentito ripetere le parole tenerissime di madre Speranza, da scolpire a caratteri d’oro nel cuore di tutti: “Che gli uomini conoscano Dio non come un Padre offeso per le ingratitudini dei suoi figli, ma come un Padre buono che cerca con tutti i mezzi la maniera di confortare, di aiutare e di far felici i suoi figli, e li segue e li cerca con amore instancabile, come se Lui non potesse essere felice senza di loro”. Dio ha bisogno degli uomini per essere felice: santo e benedetto paradosso!
Questo Santuario è il segno visibile di questa misericordia di Dio che attende, anzi che va incontro al figlio sbandato per abbracciarlo, perché è sempre suo figlio; e lo bacia e lo ribacia e gli ridà la dignità di figlio imponendogli il sigillo dell’autorità al dito e facendogli indossare la veste più bella.

Padre Arsenio che dirige il canto dei fedeli nel Santuario di Collevalenza
Padre Arsenio queste cose le ha dette con la sua vita esemplare e le ha mostrate vere con il sorriso dell’accoglienza per tutti, al fine di ridare Dio all’uomo peccatore e l’uomo peccatore a Dio…
Essendo stato parroco in tempi di burrasche, padre Arsenio avvertiva come il problema della parrocchia è in realtà, e prima di tutto, il problema dei parroci: un parroco santo non solo irraggia santità che conquista, ma nel suo zelo non si dà pace finché non ha trovato le strade buone per l’evangelizzazione della sua gente, a cominciare da chi s’è allontanato dalla Chiesa perché non l’ha conosciuta come madre tenera e misericordiosa.
…Che il Signore accolga nel suo regno questo servo fedele e buono, che noi ammiriamo e rimpiangiamo, augurandoci che la sua preghiera, ora che è nel regno della intercessione, provochi una pioggia benefica di vocazioni sacerdotali e religiose, sante e santificatrici, per la nostra regione.
