Educare è cosa del cuore

È stare a fianco ascoltando in silenzio in attesa di crescere insieme

A distanza di quindici anni dal libro “Non esistono ragazzi cattivi”, Don Claudio Burgio torna a narrare la sua esperienza di cappellano in carcere, condividendo le sue scoperte e offrendo un punto di vista diverso e originale per stare davanti ai drammi e fallimenti di molti giovani.

Nel libro Il mondo visto da qui Don Claudio parte ponendosi questa domanda: “A chi guardo per alimentare la speranza di un cammino educativo ancora capace di ispirare il bene?” e racconta di quando vide in una libreria la riproduzione del quadro di Janet Brooks Gerloff dal titolo “I discepoli di Emmaus”.

Il libro è un susseguirsi di immagini prese da questo quadro, che detta anche il succedersi dei capitoli. I discepoli appaiono spaesati in una terra desolata, sconsolati perché hanno visto crollare tutte le loro speranze e sembrano essere come i ragazzi alla ricerca di una luce che si diradi in mezzo alla tempesta della loro vita. Una tempesta a volte molto violenta, segno di un disagio molto più profondo, di un vuoto che ancora dobbiamo decodificare e decifrare, che nasce dalla mancanza di un significato; per questo l’immagine del capo reclinato dei due discepoli rappresenta una generazione che ha la testa sempre verso il basso, e che terrà così finché non trovi qualcosa di eccezionale che gliela rifaccia alzare per tornare alla vita.

Quel qualcosa di eccezionale potrebbe coincidere con l’incontro con Qualcuno, come descritto nella pagina di San Luca, che li accompagni durante il viaggio. Qualcuno che non si imponga, che si affianchi a loro in silenzio, che sospenda il giudizio istintivo e che si fermi ad ascoltarli; l’educazione è, insiste Don Claudio, uno stare a fianco, un continuo ascoltare in silenzio per favorire il nascere di quelle condizioni favorevoli che portino i ragazzi a verbalizzare tutto ciò che portano dentro di sé. Non importa quindi la ripetizione di valori astratti o il porre delle domande inautentiche che non nascano da un vero interesse e ascolto, quanto piuttosto domande che aprano rivelazioni sempre nuove, come fece Gesù fin dall’inizio del suo porsi nel mondo: “Che cosa cercate?”

Non mancano in questo testo anche riflessioni riguardanti il sistema carcerario: una giustizia riparativa forse aiuterebbe a cercare un senso a quello che è accaduto, a umanizzarsi per non rimanere a quella violenza che è stata fatta o subita.

A cura della Libreria delle Volte