Domenica delle Palme, l’omelia dell’arcivescovo Ivan

"La Settimana Santa non è un tempo di lutto, ma di silenziosa meditazione... di una vita nuova, un'eterna primavera"

Con questa solenne liturgia (della Domenica delle Palme con benedizione, processione e celebrazione in cattedrale, n.d.r.) entriamo nel mistero della Settimana Santa, la cui porta d’accesso ci è offerta dall’inno della lettera ai Filippesi, proclamato nella seconda lettura. San Paolo sa che è sempre a Gesù che bisogna ritornare, perché è Lui il compimento di ogni uomo.

Lui che “non considerò la sua condizione divina come un tesoro geloso”: quanto sono lontane queste parole dalla logica che attraversa questo mondo, che di giorno in giorno invecchia nelle rughe della violenza e della guerra, nell’arroganza ostentata dai potenti, nel loro disprezzo per la dignità delle persone e dei popoli, nella cupidigia insaziabile di beni materiali, di privilegi e persino di una vita senza fine…

Gesù “non considerò la sua condizione divina come un tesoro geloso”: compassionevole e solidale con ogni uomo – a partire dal più bisognoso –rivela a ciascuno che l’esistenza è incontro, è dono, è restituzione.

“Svuotò se stesso”: incarnandosi, il Figlio di Dio non solo si è fatto uomo, ma ha condiviso fino in fondo la nostra sorte; si è fatto servo «umile» e «obbediente» fino alla croce.

Per questo su di lui la morte non rimane l’ultima parola: il Padre non l’ha abbandonato, ma lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è di sopra di ogni altro nome. Da Lui tutto ha origine e a Lui tutto tende; in Lui può iniziare per tutti noi una vita nuova, un’eterna primavera.

La Settimana Santa non è quindi un tempo di lutto, ma di silenziosa meditazione della grandezza dell’amore che ci ha raggiunti nella Pasqua di Gesù Cristo, nostro Signore.

Chi si lascia incontrare dal Vangelo della grazia e della gratuità sperimenta che la vita fiorisce nell’obbedienza al Padre e nel servizio ai fratelli, nel dono libero e gratuito di sé, unica risposta all’amore misericordioso che ci ha redenti.

 

Don Ivan Maffeis

Arcivescovo