
“Un libro davvero semplice, scritto da qualcuno che non firma neppure con il suo cognome, fra Lorenzo. Ma descrive un tipo di preghiera e di spiritualità con cui uno semplicemente dona la sua vita al Signore e permette al Signore di guidarlo”: così Papa Leone XIV, rispondendo alla domanda di un giornalista che lo invitava a citare un testo che avesse particolarmente influito sulla sua spiritualità, ha meravigliato gli ascoltatori non citando sant’Agostino né uno dei grandi classici della mistica, bensì un piccolo libro ignoto ai più.
Si tratta della “Pratica della presenza di Dio”, scritto da un frate carmelitano – non sacerdote – vissuto nel Seicento in Francia. Le sue meditazioni, diventate fondamentali per la spiritualità cristiana, si focalizzano sulla vita umana vissuta nell’affidamento completo a Dio nello svolgersi della vita quotidiana. Fra Lorenzo diceva che la pratica della presenza di Dio è un esercizio che consiste nell’appagarsi e nell’abituarsi alla Sua divina compagnia parlando umilmente e dialogando amorevolmente con Lui senza una regola precisa né una misura prefissata e si realizza nel reiterare in continuazione le intime elevazioni del cuore a prescindere dal luogo in cui ci si trova perché Dio è ovunque e ci può raggiungere in qualsiasi momento.
Vale la pena ricordare che Fra Lorenzo era il cuoco della sua comunità religiosa dei Carmelitani scalzi e, come disse lui stesso, imparò presto a “cercare Dio tra le pentole”. Riiniziando il nostro tempo ordinario dopo le festività natalizie, mentre cuciniamo o mentre cantiamo un salmo, Dio è presente e a noi spetta solo cercarLo e gioire della Sua presenza. Fra Lorenzo ci insegna come.
A cura della Libreria delle Volte
