Madonna delle Grazie, diaconi nel Nome di Maria

Giuseppe Mordivoglia e Pietropaolo Fioretti, ordinati diaconi transeunti dall'arcivescovo Ivan Maffeis in una gremita cattedrale

«Siamo riuniti come Chiesa in festa in questo giorno santo, portando all’altare la vita delle nostre comunità. Portiamo all’altare il bisogno che abbiamo di nuove vocazioni, soprattutto portiamo questi due giovani, Giuseppe e Pietropaolo, che affidiamo al Signore, al dono del suo Spirito perché li renda servi, diaconi dei fratelli della Parola e dell’altare». Con queste parole l’arcivescovo Ivan Maffeis ha introdotto la solenne celebrazione eucaristica della Festa della Madonna delle Grazie, il 12 settembre, giorno in cui la Chiesa fa memoria del Nome di Maria, in una gremita cattedrale di San Lorenzo a Perugia, culminata con l’ordinazione di due diaconi transeunti, i seminaristi Pietropaolo Fioretti e Giuseppe Mordivoglia incamminati verso il sacerdozio. A presentare i due candidati al diaconato è stato il Rettore del Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Assisi don Francesco Verzini.

La celebrazione era stata preceduta al mattino con la tradizionale suggestiva “calata” del Santo Anello animata dall’omonima Confraternita e conclusa davanti alla venerata immagine della Madonna delle Grazie con la preghiera che «rinnova la memoria della consacrazione da parte del vescovo Giacchino Pecci (papa Leone XIII, n.d.r.) della nostra diocesi e della nostra città alla Beata Vergine Maria», come ha esordito nell’omelia mons. Maffeis. Sempre davanti all’immagine della Madonna delle Grazie, l’arcivescovo ha conferito il mandato di inizio Anno pastorale alle equipe che si «occupano e preoccupano della famiglia, sia nella formazione dei fidanzati nei percorsi di preparazione alle nozze, sia delle coppie di sposi, dopo i primi anni di matrimonio», hanno evidenziato i coniugi Roberta e Luca Convito, direttori dell’Ufficio pastorale familiare, nel presentare le diverse equipe di formatori.

Mons. Maffeis, nell’omelia, ha parlato di «grazia per tutta la nostra Chiesa che, guardando a Giuseppe e a Pietropaolo, loda il Signore, il quale non si stanca mai di parlare al cuore dei giovani, svelando loro la bellezza e la fecondità di una vita donata».

Quasi a voler dare ai due giovani ordinandi la parola, nel presentarli al popolo di Dio, l’arcivescovo li cita: «Sentivo il bisogno di fare qualcosa di significativo nella mia vita – scrive Pietropaolo – e nella Chiesa ho trovato un luogo dove non dovevo diventare qualcuno, ma potevo essere fino in fondo me stesso e realizzare il progetto che Dio aveva pensato per me». «Ciò che ho maturato in questi anni di cammino e ciò che più desidero – gli fa eco Giuseppe – è essere strumento d’amore per il prossimo».

«Lasciando risuonare la Parola di Dio donataci da questa liturgia – ha proseguito mons. Maffeis –, ci aspettiamo che nel vostro servizio ai fratelli, alla Parola e all’altare siate uomini di pace e di riconciliazione, capaci di perdonare non “fino a sette volte” – come pensava Pietro –, ma “fino a settanta volte sette”, come chiede il Signore. Perché il perdono non può essere commisurato al merito del prossimo. Perché la misura del perdono non è mai colma. Perché solo il perdono può rinnovare una relazione ferita dalla colpa… Più si sperimenta la grazia di Dio – il suo cuore sempre aperto, il suo amore inesauribile – più si è portati a condividerla, a farne il criterio di comportamento e la misura della vita e delle relazioni, fino a riconoscere con San Paolo che “nessuno di noi vive per se stesso, ma per il Signore”».

«Caro Giuseppe, caro Pierpaolo, è questo il respiro con cui vivere in maniera piena il ministero diaconale; è il respiro che, come riconosce il nostro Rettore, “vi permetterà di inserirvi maggiormente nella vita pastorale e di lasciarvi progressivamente plasmare dalle esigenze proprie del ministero”», è l’auspicio dell’arcivescovo avviandosi alla conclusione dell’omelia.

 

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(a cura di Tommaso Benedetti e Riccardo Liguori)