
L’omelia dell’arcivescovo Ivan pronunciata nel giorno della solennità della Madonna Assunta nell’omonima chiesa parrocchiale in Monteluce a Perugia dove la sera precedente si è conclusa la processione della “Luminaria Magna” dalla cattedrale, attraversando alcune delle vie e dei quartieri storici della città, così commentata dallo stesso mons. Ivan: “Questa notte abbiamo visto un popolo, un popolo di Dio, una Chiesa unita attorno ad una tradizione che non è solo memoria del passato, ma è una fede che accompagna oggi i passi della gente e delle famiglie”.
(testo integrale dell’0melia)
Ringrazio don Fabrizio, don Oscar, il novello diacono Giuseppe e ciascuno di voi per l’invito a partecipare a questa celebrazione, che segue e corona la Luminaria con cui ieri sera abbiamo attraversato pregando la città.
Questa solennità, posta nel cuore dell’estate, ci aiuta ad alzare gli occhi, non per distoglierli dalle responsabilità quotidiane, ma per affrontarle con la giusta luce: nel contemplare Maria assunta nel Cielo di Dio, ci sentiamo infatti riempiti di speranza e spronati a scelte di vita, che orientino anche i nostri passi verso la meta celeste.
Alla scuola del Vangelo, facciamo memoria della grazia che sta all’origine della vita di Maria: lei è la “piena di grazia”, secondo le parole dell’angelo; e questa grazia coincide con un fatto preciso: “Il Signore è con te”. E, nel far memoria della grazia che si riversa su Maria, siamo invitati a far memoria della grazia che sta anche all’origine dell’esistenza di ciascuno: tu sei un dono di cui rallegrarsi, un dono unico e prezioso, che il Signore non si stanca di amare e di accompagnare e che attende la tua risposta, fino a poter dire con Maria: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”.
La grazia di Dio in Maria non si risolve, infatti, in un privilegio, ma si esprime da subito in un mettersi in cammino: come racconta l’evangelista Luca nel brano evangelico appena proclamato, ““In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa”. La decisione di andare verso gli altri per un servizio o anche solo per portare una parola o un gesto di vicinanza non è mai facile. Ognuno è preso e ripiegato sulle proprie cose e rischia di provare indifferenza per quanto gli altri vivono.
Nell’incontro di Maria con la cugina Elisabetta ci sono due Madri – la Madre del Messia e la Madre del Precursore –, due donne che sanno accogliersi e comprendersi. Quando sono veri, quanto sono decisivi gli incontri! La malattia più grave alla quale siamo esposti rimane la solitudine, la mancanza di relazioni autentiche e profonde. È dall’incontro che fioriscono la vita, la lode, il grazie.
Così è stato per Maria, che – sentendosi accolta e amata da Elisabetta – dà voce al Magnificat, canto che fa emergere ciò che lei ha nel cuore; canto con il quale Maria tutto riconduce a Dio: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore”.
Quali sono le parole – i nomi, i volti e le storie – del tuo Magnificat? Sai percepire la grandezza che ti abita e ti circonda? Di che cosa ti senti riconoscente? Come vivi le relazioni con gli altri per non lasciarle scivolare in rapporti superficiali, se non strumentali?
Elisabetta accoglie Maria con la più bella delle beatitudini: “Beata colei che ha creduto”. Maria è beata, è felice, per aver creduto, per essersi affidata alla Parola di Dio. La fede rimane dono: invochiamola con fiducia e accresciamola con l’ascolto e la frequentazione del Vangelo, la partecipazione ai sacramenti e alla vita della comunità.
Educati all’ascolto; lascia che la Parola trovi casa nel tuo cuore, plasmi il tuo sguardo, guidi i tuoi passi. Allora, a tua volta, sarai capace di attenzione e di cura nei confronti di altri, delle persone bisognose, dei poveri di ogni genere, di quanti la vita affida anche alla tua responsabilità, alla tua risposta.
Ai piedi della croce Gesù ci ha affidati alla protezione di Maria: “Donna, ecco tuo figlio”. Porta a lei i tuoi dolori, le tue paure e le tue preoccupazioni e vi troverai conforto e consolazione. Riprendiamo in mano la preghiera del Rosario: se, a volte, ci sembra troppo lungo e ripetitivo, iniziamo intanto da qualche Ave Maria, da una decina, con cui al mattino e alla sera offrire la giornata, affidandola alla protezione della Vergine Madre. Se preghi con fiducia, ne sentirai sempre più la necessità, come di un bicchiere d’acqua fresca in un giorno d’estate.
Maria Assunta nel Cielo di Dio non rimane sorda alla preghiera di chi cammina sulle strade della terra: cammina con noi, ci sta vicino, ci aiuta con la sua intercessione. Preghiamo, perché custodisca i nostri ragazzi, sia conforto per i nostri anziani e i nostri ammalati; sostenga chi lavora, benedica le nostre famiglie e la nostra Chiesa, anche con il dono di nuove vocazioni. Ci scuota dal torpore di chi riduce a numeri i drammi di quanti sono in fuga dalla guerra e dalla miseria. E ci spinga a testimoniare con umiltà, fiducia e solidarietà che nel Signore Gesù c’è la fonte inesauribile di una vita buona e fraterna.
“Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, Gesù disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”.
Don Ivan Maffeis
Arcivescovo
