
Primo maggio all’insegna del lavoro, su cui è fondata la nostra stessa Costituzione. Le parole del ‘Padre Nostro’ ci portano a chiedere che non manchi su alcuna tavola il pane quotidiano.
Ricordo, a questo proposito, un intervento del Card. Martini. Sullo sfondo delle tentazioni – dove satana propone a Gesù di trasformare le pietre in pane – ammoniva a prendere le distanze dal pane ottenuto in modi facili e ambigui, un pane che provenga dalle pietre di guadagni illeciti o da forme facili e allettanti della fortuna, che in realtà spesso finiscono per nutrire soltanto gli usurai.
È un altro il pane che sfama. È frutto di un lavoro onesto, che fa crescere la dignità della persona, ne valorizza la creatività e sostiene la vita di una famiglia. Profuma di speranza e, in maniera misteriosa ma reale, si moltiplica quando sa farsi pane di solidarietà, condiviso con chi ne è privo.
Sotto le specie del pane vive la presenza del Signore: lo si riconosce – racconta il Vangelo – nel gesto del pane spezzato.
don Ivan, Vescovo
