
Se il tempo di Quaresima è sempre qualificato dalla preghiera, dal digiuno e dalla carità, nella Giornata di venerdì queste pratiche diventano intercessione di pace, in un contesto segnato da violenze che rischiano di trascinare l’umanità in una guerra di proporzioni planetarie; soprattutto, di colpire popolazioni inermi, costringendole a nuovi disperati esodi.
Nel Sud del Libano la comunità piange l’uccisione di padre Pierre, 54 anni, parroco di San Giorgio a Qlaya: aveva scelto di restare sotto i bombardamenti come “testimonianza del rifiuto della guerra brutale tra Hezbollah e Israele, di cui i libanesi fedeli alla loro patria pagano il prezzo loro malgrado”.
In questo contesto, l’appello della Chiesa italiana a tutte le comunità: “Unendo la nostra voce a quella di Papa Leone, che ha chiesto di «fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile», promuoviamo una giornata di preghiera e digiuno per il prossimo venerdì 13 marzo”.
Il Card. Matteo Zuppi, presidente della Cei, ribadisce “che la guerra non è e non può mai essere la risposta; che la logica della forza non può sostituirsi alla paziente arte della diplomazia; che il rumore assordante delle armi non può soffocare la dignità e le aspirazioni dei popoli; che la paura e la minaccia non possono vincere sul dialogo e sul bene comune”.
Come affermato nella Nota “Educare a una pace disarmata e disarmante”, «il grido delle vittime giunge a noi con una forza che ci interpella direttamente; le immagini di violenza crescente ci sconcertano e chiamano a un impegno rafforzato». Un impegno corale e consapevole in gesti di prossimità e di preghiera quotidiana.
La Giornata del 13 marzo diventa “un’ulteriore occasione per implorare il dono della pace in Medio Oriente e in tutti gli angoli della terra devastati dalla divisione, dalla distruzione e dalla morte”.
In allegato, alcune indicazioni e proposte per la Celebrazione Eucaristica, la Via Crucis e il digiuno.
