
Donne dell’Est, dalla fede profonda quanto la loro sofferenza per la lontananza dagli affetti. Da noi l’inizio del quinto anno della guerra d’aggressione all’Ucraina ha il loro volto. Le incontri nelle case, accanto ai nostri anziani e malati. Molte di loro hanno perso un fratello, un figlio, un marito: ne parlano sottovoce, tra le lacrime, frasi spezzate come la vita. Raccontano che chi non è morto raggiunto dai droni, oggi è avvolto nella morsa del gelo e del buio. Così anche centinaia di migliaia di rifugiati, privi di tutto.
Eppure, questo popolo è tutt’altro che rassegnato; sta dando al mondo un’incredibile prova di determinazione nel resistere a uno zar che dei suoi stessi connazionali non esita a far carne da macello. C’è più Europa a Kiev che in tante nostre capitali.
“La pace non può essere rimandata”, ha ribadito domenica scorsa il Papa. Per invocarla insieme, aderiamo alla proposta del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) di celebrare mercoledì 4 marzo in tutte le comunità una Santa Messa per una pace “disarmata e disarmante” in Ucraina, in Terra Santa e in tutto il mondo.
don Ivan, Vescovo
