
San “Gostanzo”
Nel giorno della festa del patrono, un augurio ai perugini in perugino.
Breve nota storica
La tradizione che fa di Costanzo l’eroe della cristianità perugina, l’effettivo fondatore di questa Chiesa, è, a giudizio concorde degli studiosi, antica e seria, confermata da molti solidi argomenti, tra cui la diffusione del culto, come dimostrano le chiese erette ab antiquo in suo onore. Il martirio è collocato concordemente dalle passiones al tempo di Antonino Pio, e cioè al 150 circa. Il martirio è denso di torture e di eventi straordinari ad indicare la singolarità della sua vita e della sua testimonianza. Suo torturatore fu il preside Carisio, che lo fece gettare nelle terme facendone aumentare “sette volte” il calore; se ne sprigionò una intensa luce, che colpì i custodi e i loro familiari, i quali, fattisi cristiani, convinsero Costanzo a ritirarsi a Monticelli, località dell’agro perugino, in casa di un certo Anastasio. Insieme ad altri cristiani Costanzo fu nuovamente gettato in prigione, non senza aver prima guarito degli infermi. Di nuovo i cristiani lo costrinsero a fuggire, ma fu ripreso dalle guardie dell’imperatore, che lo malmenarono e lo rinchiusero in carcere ad Assisi, per essere poi condotto a Spoleto. Ad Assisi erano stati precedentemente rinchiusi dei cristiani spoletini, e cioè il giovane Ponziano e il prete Concordio. Giunto a Spello, Costanzo fu decapitato dalle guardie che ne temevano la fuga all’altezza del “trivio” di Foligno (Trevi?), in una località che al tempo dello storico Jacobilli (sec. XVII) era ancora chiamata “campagna di San Costanzo”: lì sorse in seguito una pieve intitolata al vescovo perugino. Il suo corpo, per indicazione d’un “angelo”, fu identificato e riportato a Perugia da un certo Leviano, forse un funzionario imperiale, che lo seppellì fuori del pomerium, in una parte dell’area cimiteriale del colle “Capraro” o “Calvario”,detta anche, dal nome greco di “capra”, “areola”. Anche nel luogo della sepoltura sorse prima del 1027 una pieve, che, dopo un rifacimento, fu consacrata nel 1205. I resti del martire furono collocati in un sarcofago romano sotto l’altare maggiore. La civica autorità rese ufficiale nel 1310 il culto a san Costanzo come patrono della città e fondatore della diocesi, stabilendo, alla sera della vigilia, una grandiosa “luminaria”, ripristinata da pochi anni, con l’offerta del cero votivo a nome della città.
Dalla penna di Mons. Paolo Giulietti (oggi arcivescovo di Lucca) un simpatico sonetto in vernacolo perugino
San Gostanzo, nn è n corbello
ché si ha perso la su testa
de le vita sul più bello
Dio gl ha fatto na gran festa!
E la gente Perugina
nco i canditi e nco la glassa
gl ha nventato na tortina
mezza alta e mezza bassa
fatta a tondo e pu’ bucata,
che ce serve de ricordo
de la testa decollata
de chi per amore è morto.
Adè c ha la chiesa bella
glie l’ha arfatta guasi tutta
l prete de Maria de colle,
ma però na cosa brutta
hon veduto i Perugini:
San Gostanzo nce l’ha armisso
che faceva gl’occhiolini
si l guardavon fisso fisso
le freghette da marito
I ventinove de gennaio,
quandi nivon per cercae
la speranza de fa l’paio
con n bel frego da sposae.
Giuseppin, nn’è da gi’ via
se nn’armette quel bucciotto
perché San Gostanzo sia santo sì, ma galeotto!
Orazzione
San Gostanzo, te pregamo
per noialtri e le zitelle
che maritto nn hon trovato:
vede mpo si c’è duelle!
