Alla scoperta della mostra “L’atteso ritorno.”

‘L’atteso ritorno. Raffaello per Monteluce dai Musei Vaticani’: le opere esposte fino al 7 gennaio 2026.

In occasione del Giubileo 2025, l’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve in collaborazione con i Musei Vaticani, ha organizzato la mostra L’atteso ritorno. Raffaello per Monteluce dai Musei Vaticani.

Cuore dell’esposizione è lo straordinario ritorno in città della Pala di Monteluce, opera commissionata nel 1505 a Raffaello Sanzio (1483-1520) per la chiesa del monastero di Santa Maria Assunta in Monteluce e mai più tornata a Perugia dal 1797, anno del suo trafugamento a opera dei commissari napoleonici.

 

La mostra, scandita dall’esposizione di tre opere per la prima volta riunite insieme, desidera ricostruire parte del contesto storico, artistico e spirituale del monastero delle Clarisse di Monteluce, ponendo le basi per una rinnovata attenzione degli studi nei confronti dell’antico insediamento monastico perugino. Ancora oggi, la presenza in città di questa comunità delle seguaci di Santa Chiara d’Assisi testimonia una fede mai interrotta, caratterizzata da un’inesauribile speranza nelle pur alterne e complesse vicende del monastero.

È proprio tale speranza a ispirare un cammino all’interno della mostra: un invito ad abitare con sguardo nuovo il tema centrale del Giubileo, affidando all’arte il delicato compito di aprire un dialogo con le attese e le inquietudini del nostro tempo.

Il percorso di mostra è costruito attorno a tre opere commissionate e concepite per il Monastero di Santa Maria Assunta in Monteluce.

Il complesso monastico, posto su un piccolo colle nella zona nord-orientale, appena fuori dalle mura cittadine, è uno dei luoghi più significativi della spiritualità francescana femminile a Perugia. La sua storia prende ufficialmente avvio nel luglio del 1218, quando il nobile perugino Glotto di Monaldo donò un terreno al cardinale Ugolino – futuro papa Gregorio IX – affinché vi sorgessero una chiesa e un monastero, destinati a un gruppo di donne che già da qualche tempo lì vivevano in comunità, condividendo un’esperienza di vita religiosa.  Pur situato fuori dal centro urbano, il Monastero mantenne sempre stretti legami con la città, divenendo presto un importante punto di riferimento spirituale. Alle monache furono infatti rivolte da subito le attenzioni dei pontefici, come testimonia la concessione del 16 luglio 1229, quando papa Gregorio IX accordò loro il Privilegium paupertatis (Privilegio della povertà), già concesso a Santa Chiara e alle sue prime sorelle a San Damiano.  L’importanza del Monastero attirò da subito l’interesse delle famiglie nobili, desiderose di inserirvi le proprie figlie istruite, dette puellae licteratae. Questa attenzione favorì la crescita economica del monastero e fu all’origine delle numerose commissioni di opere che arricchirono il complesso. Un ruolo di spicco ebbe la famiglia Alfani, cui si legano le vicende della Pala di Monteluce, commissionata a Raffaello durante la reggenza della badessa Battista Alfani (1503-1505).  Nel corso dei secoli successivi, il complesso fu oggetto di importanti interventi che ne modificarono l’originario assetto medievale e rinascimentale, fino ad assumere l’aspetto attuale.

Approfondiamo ora le tre opere esposte:

La prima opera è un Crocifisso in legno intagliato e dipinto attribuito a Giovanni di Enrico da Salisburgo, detto Gi ovanni Teutonico (scultore documentato in Umbria tra il 1478 e il 1498) databile al 1460-1470 circa.  Le forme taglienti e scarne del Crocifisso rendono difficile prolungare lo sguardo sulla sua figura, così intensamente dolorante. Il corpo esile e allungato, di poco inferiore al naturale, mostra senza filtri una sofferenza al tempo stesso umana ed esasperata: i chiodi tendono la pelle, le spine lacerano la fronte, il sangue sgorga copioso dal costato. Le vene, realizzate con sottili corde, amplificano l’intensità del dolore che culmina nel volto secco e allungato, colto nell’atto estremo dell’ultimo respiro.

Questa specifica ricerca di un accentuato patetismo della forma caratterizza la vasta produzione di crocifissi lignei da parte di maestri tedeschi, attivi in Italia nella seconda metà del Quattrocento. Tra essi spicca la figura di Giovanni Teutonico, cui è stato riferito il Crocifisso qui esposto, proveniente secondo gli studi dal complesso di Santa Maria Assunta in Monteluce e attualmente custodito nel monastero di Sant’Erminio. Proprio la crudezza dei dettagli, difficilmente sostenibile dal nostro sguardo, attraeva magneticamente gli occhi delle monache nei lunghi momenti di preghiera, rivolti verso quell’Uomo appeso alla croce, segno vivo di una sofferenza intrisa d’amore incondizionato.

La seconda opera esposta è la Predella della Pala di Monteluce, costituita da quattro scomparti raffiguranti la Natività della Vergine, Presentazione di Maria al Tempio, Sposalizio della Vergine e Transito della Vergine, realizzati da Berto di Giovanni (documentato dal 1448 – Perugia, 1529). Le tavolette narrano alcuni episodi della vita di Maria, preludio alla scena finale raffigurata nella pala. Nel primo scomparto compare la data di esecuzione in numeri romani (MDXXV – 1525), dipinta sull’architrave di una porta da cui entra una donna con un bambino.  Le scene sono caratterizzate da colori intensi, vivaci, saturi stesi con pennellate accurate e chiaroscurate nelle vesti e nei dettagli più minuti, capaci di restituire un’atmosfera di piena quotidianità, come in un album di famiglia. Attimi della vita di Maria che si svolgono in spazi interni, talvolta aperti, attraverso porte e finestre, su scorci di paesaggi che ampliano l’orizzonte narrativo e permettono l’ingresso di luce.  I pannelli conservano sul retro alcuni incavi rettangolari, che fungevano da sede per delle cerniere in ferro. La loro presenza permette di ipotizzare che i due scomparti centrali si aprissero come sportelli, consentendo alle monache di assistere al momento culminante della messa: la consacrazione dell’eucaristia da parte del sacerdote.

La terza opera esposta è l’Incoronazione della Vergine (detta Pala di Monteluce) realizzata da Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 – Roma, 1520), Giulio Pippi, detto Giulio Romano (Roma, 1499 ? – Mantova, 1546) Giovan Francesco Penni detto il Fattore (Firenze, 1488 – Napoli, 1528). La pala è composta da due grandi tavole, come si nota da un taglio semicircolare che attraversa la nuvola. Una divisione materiale che si riflette nella composizione della scena in due registri, inferiore e superiore. La bottega di Raffaello rivela qui la sua altissima qualità: la monumentalità delle figure, la raffinatezza del disegno, l’intensità emotiva degli sguardi e la ricchezza cromatica, composta da calibrate armonie e contrasti sapienti, compongono una scena solenne e al tempo stesso vibrante di umanità.  In alto, Maria è incoronata dal Figlio ed entrambi sono seduti sulle nuvole, attorniati da schiere angeliche sotto un cielo dorato che sfuma nei blu plumbei, aprendosi su un paesaggio lontano, forse allusione alla Valle di Giosafat. Sulla terra, gli apostoli accorrono attorno al sepolcro: al posto del corpo della Vergine sboccia una fioritura miracolosa, evocata dalle fonti antiche con l’immagine di un profumo intenso e soave.  L’assunzione in cielo di Maria, in corpo e anima, lascia però sulla terra un segno tangibile di speranza: la tomba, simbolo della morte, diventa spazio di vita nuova. I gesti e gli sguardi di alcuni apostoli sono rivolti verso l’alto, in maniera così intensa che sembrano attraversare le nubi, intuendo la realizzazione di una promessa che, già germogliata sulla terra, trova compimento in cielo, là dove Maria li precede.

Il catalogo di mostra (Silvana Editoriale, 2025) documenta l’intenso lavoro di studio e di ricerca portato avanti da un gruppo di lavoro interdisciplinare composto da studiosi dell’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, Musei Vaticani, Galleria Nazionale dell’Umbria e Università degli Studi di Perugia.

 

La mostra, realizzata con il sostegno di Fondazione Perugia, con il sostegno e il patrocinio della Regione Umbria e con il patrocinio dell’Assemblea Legislativa della Regione Umbria ha ottenuto il patrocinio del Comune di Perugia, del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e dell’Ufficio Nazionale per i Culturali Ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana.

 

 

 

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