
«Vi ringrazio di questa qualificata partecipazione, che manifesta una Chiesa viva, unita e fraterna». Esordisce con queste parole l’arcivescovo Ivan Maffeis nell’omelia della celebrazione eucaristica di inizio Visita pastorale, domenica 23 novembre, festa di Cristo Re, nella cattedrale di San Lorenzo a Perugia, che ha visto la partecipazione di numerosi sacerdoti e fedeli. Le prime Unità pastorali che mons. Maffeis visiterà, a partire da giovedì 27 novembre, saranno quelle della VII Zona pastorale (Città della Pieve e Castiglione del Lago). La Visita è stata presentata dallo stesso mons. Maffeis nella sua Lettera pastorale Come ad amici di casa del 12 settembre scorso, un “uscire” dalla chiesa verso le case della gente.
Durante la celebrazione tre seminaristi hanno compiuto un ulteriore passo verso il sacerdozio: Jacopo Caraglio, al quinto anno di studi, è stato ammesso tra i candidati all’Ordine sacro; Pierpaolo Fioretti e Giuseppe Mordivoglia, al terzo anno di studi, gli è stato conferito l’accolitato, un servizio più stretto all’altare e all’Eucaristia.
Al termine della celebrazione ai rappresentanti di ciascuna delle 32 Unità pastorali che compongono le 7 Zone dell’Arcidiocesi, mons. Maffeis ha consegnato una lampada da tenere accesa in una chiesa di ogni Unità per il periodo della Visita. Una luce che ricorda alle comunità il passaggio del loro Pastore e le domanda disponibilità all’ascolto, alla conversione e a una rinnovata passione evangelica. La Visita pastorale è un tempo privilegiato in cui mons. Maffeis incontra tutto il popolo di Dio, verifica il cammino delle comunità, ascolta, incoraggia, discerne.
Vedere la cattedrale gremita di fedeli provenienti da tutta la diocesi in una fredda serata di novembre, «non è cosa da poco conto – ha sottolineato l’arcivescovo -. La cultura in cui siamo immersi parla un linguaggio diverso. Educa a non legarsi, a non appartenere, a custodire con gelosia la propria libertà e indipendenza. Questa sensibilità, che sembrerebbe dilatare le opportunità, spesso si risolve in solitudini che tolgono il respiro alla vita. Perché uno dei bisogni più profondi che ci anima è quello di avere qualcuno a cui guardare e dal quale essere guardati, un volto amico e affidabile in cui ritrovarsi».
Nel commentare la Parola di Dio della domenica di Cristo Re, mons. Maffeis si è rivolto ai tre seminaristi, in particolare, e ai fedeli: «Il ladrone lo intuisce, al punto da mettere tutta la propria esistenza nelle mani di quel Re Crocifisso; a differenza degli altri, non gli chiede una dimostrazione di forza, ma di compassione: “Gesù, ricordati di me…”. Caro Jacopo, che con il rito d’ammissione presenti alla comunità diocesana la tua disponibilità a camminare verso il sacerdozio; caro Giuseppe e caro Pietropaolo, che con il ministero dell’accolitato venite chiamati a servire l’altare e il popolo di Dio, soprattutto negli ammalati e nei poveri: tenete fisso lo sguardo a questo Re e troverete in Lui il senso della vostra disponibilità e del vostro servizio».
«La Visita – ha sottolineato l’arcivescovo – è l’occasione in cui la comunità visita se stessa, si guarda dentro e attorno, reagisce all’affievolirsi della tensione spirituale e si aiuta a rivedere le modalità della propria presenza sul territorio: “Le esigenze dell’annuncio cristiano e i cambiamenti degli ultimi decenni, che interessano l’ambito demografico, culturale ed ecclesiale – ci ha detto giovedì scorso il Papa, concludendo ad Assisi l’Assemblea generale dei Vescovi italiani – ci invitano a superare certi confini territoriali e a rendere le nostre identità religiose ed ecclesiali più aperte, imparando a lavorare insieme e a ripensare l’agire pastorale unendo le forze”. Con questo sguardo vorrei andare incontro alle comunità, conoscerne da vicino la vita e assicurare a ogni persona la vicinanza misericordiosa del Signore e la disponibilità cordiale della sua Chiesa». Con i laici mons. Maffeis vorrebbe «annodare un legame più stretto, oltre a ravvivare in tutti il gusto per la verità del Vangelo e la gioia della vita cristiana, che ci porta a testimoniare l’accoglienza, la solidarietà e la fraternità, rispetto a un contesto spesso distratto – se non indifferente – alle necessità degli altri, specie se poveri».
La Visita non si esaurirà nelle giornate trascorse da mons. Maffeis con le comunità di ciascuna Unità pastorale; dopo due mesi lo stesso arcivescovo ritornerà a presentare la sua ‘lettera di restituzione’ in cui «evidenzierà i punti sia di forza che di criticità dell’Unità pastorale con suggerimenti da adottare – spiega il vicario generale don Simone Sorbaioli –. Dopodiché in un secondo momento passeranno i convisitatori a verificare che gli stessi suggerimenti dell’arcivescovo vengano attuati nella vita concreta, quotidiana delle nostre comunità». I convisitatori avranno il compito di accompagnare i Consigli pastorali e quelli per gli Affari economici delle singole parrocchie nell’espletamento del loro specifico servizio ecclesiale in funzione del bene di tutta la comunità. Oltre allo stesso vicario generale, l’arcivescovo ha nominato convisitatori: don Marco Pezzanera, cancelliere arcivescovile; don Francesco Verzini, responsabile dell’Ufficio liturgico; don Riccardo Pascolini, direttore dell’Ufficio amministrativo; Massimo Cecconi, responsabile del Servizio informatico diocesano.
R. Lig.
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