AMMINISTRATORE APOSTOLICO MONS. MARCO SALVI

Nota biografica

“Duc in Altum”, l’invito di Gesù agli Apostoli dopo una notte di pesca frustrante, «segno di Cristo che ha stima e amore per noi più di quanta ne abbiamo per noi stessi», è il motto episcopale di mons. Marco Salvi, vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve dal 31 marzo 2019, giorno della sua consacrazione episcopale, con l’attribuzione della Sede titolare di Termini Imerese, ricevuta nella cattedrale di Arezzo dal cardinale Gualtiero Bassetti e consacranti il cardinale Francesco Coccopalmerio e l’arcivescovo Riccardo Fontana. Significativo l’annuncio della sua nomina episcopale dato nella cattedrale di Arezzo, a mezzogiorno del 15 febbraio 2019, durante la solenne concelebrazione eucaristica della Patrona, la Madonna del Conforto.

Con la rinuncia al governo pastorale dell’Archidiocesi da parte del cardinale Gualtiero Bassetti, per raggiunti limiti d’età, viene eletto dal Collegio dei consultori, il 30 maggio 2022, amministratore diocesano nell’attesa della presa di possesso dell’Archidiocesi da parte del nuovo arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve.

Nel suo stemma compare, oltre il suo motto, una croce fiorita, richiamo a quella che san Francesco passando da Anghiari piantò su un’altura: una protezione generatrice di vita e di grazia, rafforzata da una stella a otto punte, segno mariano, e da una palma sempre verde, che evoca la Resurrezione e allude al famoso affresco di Piero della Francesca.

Nato a Sansepolcro (Ar), il 4 aprile 1954, riceve l’ordinazione sacerdotale, il 28 maggio 1983, nella cattedrale della sua città natale dopo aver compiuto il percorso vocazionale nel Seminario di Arezzo, a partire dal 1978, per poi proseguire il Baccellierato in Teologia presso il Seminario-Facoltà Teologica di Firenze.

Prima ancora, nel frequentare l’Università degli Studi di Firenze, dove nel 1979 si laurea in Architettura e Ingegneria civile e dal 1991 è iscritto all’Albo degli Architetti, vive l’esperienza di una «proposta di educazione alla fede cristiana» nel Movimento di Comunione e Liberazione, cosciente della necessità di «ritornare agli aspetti elementari del cristianesimo» e di vivere la propria fede nella comunione, «il fondamento dell’autentica liberazione dell’uomo».

Convinto assertore del binomio carità-cultura, traduce nel ministero sacerdotale le competenze del suo cursus studiorum. Da qui le sue catechesi basate su artisti come Piero della Francesca, nonché l’incarico di presidente dell’Istituto Sostentamento Clero dal 1993 al 2005 nella Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, dove collabora con il vescovo Bassetti, svolgendo il suo ministero sacerdotale in diverse parrocchie dal 1983 al 2019. La sua ultima comunità parrocchiale è quella di San Bartolomeo in Anghiari, dove per venti anni (1999-2019) è il prevosto e rettore del santuario della Madonna del Carmine, ricoprendo anche l’incarico di coordinatore dell’Unità pastorale.

Sensibile al mondo giovanile e alle sue istanze, contribuisce a realizzare diverse iniziative della Pastorale giovanile nelle sue parrocchie.

Attento alle nuove sfide imposte dalla società, non fa mancare il sostegno della Chiesa alle famiglie in difficoltà a causa della crisi economica.

Significative sono sia la sua opera per la ricostruzione di edifici sacri, nell’esercitare la professione di architetto-ingegnere, che la sua esperienza di docente di Storia dell’Arte nei licei statali aretini; esperienza che lo porta a contatto con molti giovani trasmettendo loro l’arte del bello, soprattutto l’arte del sapersi costruire cristiani interiormente nella vita di tutti i giorni.

Giunto a Perugia dopo la sua ordinazione episcopale, viene accolto in una gremita cattedrale di San Lorenzo il 5 maggio 2019, rivolgendosi al suo nuovo “gregge” con queste parole: «In questo momento mi sento di imitare e incarnare il Buon pastore, conoscere i singoli, le comunità, le persone. Nella nostra società caratterizzata dalla fretta e senza memoria, dare il tempo necessario all’ascolto, mettersi nei panni dell’altro non è scontato. Chiedo aiuto per tutto questo a tutti voi, aiutatemi a vivere per primo lo stile dell’ascolto. Non ho in mente progetti e piani pastorali, voglio ascoltare, entrare in confidenza con le persone in una relazione di amicizia. Essere pronto ad ospitare, ma anche essere ospitato da questa bella e ricca comunità di Perugia-Città della Pieve. In questo momento vivo con fiducia, ma anche con timore e con tremore, ma nella mia storia personale ho scoperto che dire sì al Signore è sempre la scelta giusta, anche quando la proposta era esigente». E man mano che inizia a conoscere la comunità perugino-pievese non esita a definirla «una realtà ricca, vivace e piena di iniziativa, anche complessa, con risorse umane interessanti che poi sono la vera ricchezza di una Chiesa».

Fanno breccia le sue parole rivolte ai giovani animatori d’oratorio e “Gr.est.” alla giornata di formazione 2022: «L’amore di Dio non si conquista, lo si accoglie e una volta accolto ha il potere di ribaltare la vita. Non importa quale sia il tuo peccato, non importa quanto sei caduto in basso, la mano di Dio è sempre tesa per afferrarti e rialzarti. Tutti voi, ragazzi, siete chiamati ad essere la mano di questa tenerezza, perché prima di tutto è giunta a ciascuno di voi». Come altrettante quelle rivolte ai volontari Caritas di un nuovo Centro di ascolto d’Unità pastorale: «Quest’opera di carità non è un valore aggiunto, è il valore stesso dell’essere Chiesa, perché ci richiama all’essenza stessa della Chiesa che non è solo andare incontro alla fragilità umana, ma offrire una possibilità nuova di vita. Il Centro d’ascolto Caritas non può risolvere tutti i problemi, però è un luogo in cui un cuore palpita verso il bisogno e la realtà che ha di fronte. Il Centro d’ascolto è il cuore di chi ci lavora e questo deve diventare un segno pe tutta la comunità diocesana, perché è un segno che ci richiama alla gratuità dell’Amore divino che può raggiungere ogni uomo».

Oltre alle diverse responsabilità esercitate quale vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve, gli vengono conferiti, a livello di Regione Ecclesiastica, gli incarichi di segretario della Conferenza Episcopale Umbra, di presidente della rete dei Musei Ecclesiastici e di coordinatore degli Istituti diocesani di sostentamento clero.

A livello diocesano è particolarmente impegnato nella tutela e valorizzazione del vasto patrimonio dei Beni storico-artistici e culturali, ricoprendo al riguardo l’incarico di delegato del cardinale Bassetti. Si adopera non poco al varo dell’importante progetto dell’“Isola di San Lorenzo”, il complesso monumentale della cattedrale di Perugia con il Museo Capitolare e i sottostanti scavi archeologici, testimonianza visita stratificata di ventisei secoli di storia dell’uomo. Un progetto che viene affidato alla “Genesi”, società benefit s.r.l., nata durante i mesi del lockdown con l’obiettivo di valorizzare i beni culturali, in particolare quelli ecclesiastici e di sviluppare itinerari di conoscenza dei medesimi e di valorizzare il territorio umbro.

All’inizio del 2021 istituisce la Commissione diocesana per la preparazione delle celebrazioni del V Centenario della morte del Perugino (1523-2023), definendola «un’occasione importante per dare inizio ad un percorso di valorizzazione delle opere di proprietà della Diocesi: un patrimonio da tutelare ma anche da far conoscere attraverso mostre, conferenze e studi specialistici. Ho avvertito da subito la necessità di costituire un gruppo di lavoro, ritenendo fondamentale la presenza della nostra Archidiocesi nelle celebrazioni che si andranno a programmare a livello regionale. L’Umbria, regione conosciuta in tutto il mondo per la sua arte e la sua spiritualità, deve molto alla personalità di Pietro Perugino, grande artefice del rinnovamento del linguaggio artistico rinascimentale».

Significativo anche quanto sostiene a una delle conferenze culturali promosse dalla suddetta Commissione: «Ripensando ai mesi del lockdown non possiamo dimenticare quanto l’arte, nei suoi molteplici aspetti, ci sia stata di supporto in un momento di grande disorientamento in cui ogni certezza sembrava essere venuta meno… I nostri occhi hanno sempre più bisogno di riscoprire una bellezza fatta di forme, colori e stili diversi e i nostri giovani hanno bisogno di un’educazione che gli consenta di conoscere e di apprezzare il cospicuo patrimonio che li circonda. Anche la Chiesa deve fare la sua parte e l’arte può essere la possibilità di una nuova pastorale, in cui il dialogo tra l’umano e l’opera può far comprendere la ricchezza di Cristo e del suo messaggio».

In occasione della presentazione di un altro progetto culturale che coinvolge sempre l’”Isola di San Lorenzo”, definisce il complesso monumentale della cattedrale «un luogo di incontro e di confronto, in cui si può scoprire e approfondire un patrimonio di bellezza che ci testimonia la vitalità della Chiesa. Come ha detto papa Francesco, citando Don Tonino Bello: “A noi, specialmente a noi cristiani, tocca organizzare la speranza, tradurla in vita concreta ogni giorno, nei rapporti umani, nell’impegno sociale e politico”. E proprio noi dobbiamo essere costruttori di speranza portando luce anche lì dove le strade del mondo e le difficoltà della vita hanno portato il buio. L’arte con la sua bellezza e il suo messaggio ci aiuta a costruire la speranza».

 

A cura di Riccardo Liguori

direttore dell’Ufficio stampa diocesano di Perugia

 

*Nota biografica aggiornata al 30 maggio 2022*