Un’Italia più giusta. Il cardinale Gualtiero Bassetti svolge una riflessione sulle colonne de Il Settimanale de «L’Osservatore Romano» in occasione degli 80 anni delle «odiose leggi razziali»

Un’Italia più giusta. Il cardinale Gualtiero Bassetti svolge una riflessione sulle colonne  de Il Settimanale de «L’Osservatore Romano» in occasione degli 80 anni delle «odiose leggi razziali»

Si intitola «Un’Italia più giusta» l’ultimo articolo del cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ospitato nella rubrica Dialoghi de Il Settimanale de «L’Osservatore Romano», in edicola venerdì 25 maggio; un articolo che prende le mosse dal ricordo di una figura prestigiosa del cattolicesimo italiano del ‘900: il cardinal Dalla Costa, già consultabile sul sito del periodico:

http://www.osservatoreromano.va/vaticanresources/pdf/ITA_2018_021_2405.pdf.

 

Una figura attuale per la sua caratura pastorale e le virtù civiche e umanitarie.

«Mai come in questo periodo – scrive il porporato – torna d’attualità la figura di un grande uomo di Dio: il cardinale Elia Angelo Dalla Costa. Per molti anni arcivescovo di Firenze, nel 2012 è stato riconosciuto “giusto tra le nazioni” da Yad Vashem e nel 2017 è stato proclamato venerabile da Papa Francesco». Secondo Bassetti sono due le motivazioni di questa straordinaria attualità: «la sua enorme caratura pastorale» e le grandi «virtù civiche» e umanitarie per la sua vicinanza agli ebrei perseguitati dal fascismo e dal nazismo.

 

Contro le odiose leggi razziali del fascismo.

Dalla Costa, ricorda infatti il presule, «ottant’anni fa, nel maggio 1938 in occasione del passaggio a Firenze di Hitler e Mussolini disertò ogni celebrazione ufficiale, decidendo di tenere chiuse le porte e le luci del palazzo arcivescovile. E riferendosi alla croce uncinata nazista disse che non si potevano venerare altre croci se non quella di Cristo. Ma non solo. Se chiuse simbolicamente le porte ai lupi che passavano nella sua città, Dalla Costa fu anche colui che aprì le porte del suo ovile alle pecore indifese. Scelse, infatti, di aprire le porte delle chiese e dei conventi per salvare i profughi ebrei che cercavano un posto dove rifugiarsi» a causa delle «odiose leggi razziali: una delle pagine più drammatiche della storia recente».

 

Un monito per l’Italia: le ragioni dell’identità non possono contrapporsi a quelle della solidarietà.

«Questo spirito e queste gesta – scrive Bassetti – sono, ancora oggi, un monito per l’Italia. Carità e coraggio si possono combinare, infatti, con la difesa della fede autentica e con l’accoglienza di chi fugge la persecuzione. Proprio in questo periodo, caratterizzato da un clima di opinione in cui le presunte ragioni dell’identità sembrano essere contrapposte a quelle della solidarietà, la figura dell’arcivescovo di Firenze ricorda che invece si possono creare luoghi di incontro e ponti di dialogo senza negare se stessi e il proprio credo religioso».

 

Non dare spazio ai profeti di sventura che vedono nel forestiero e nel diverso un nemico.

«Se infatti esiste una reale volontà – conclude il presidente della Cei – si può veramente dare vita a un clima di pace sociale che è la base da cui partire per poter costruire un futuro di sviluppo e di crescita per l’intera comunità nazionale. Bisogna però mettere da parte ogni spirito di divisione, senza dare spazio alle voci dei profeti di sventura sempre pronti a identificare nel forestiero e nel diverso un nemico a cui addossare ogni tipo di responsabilità. “Fare la pace è un lavoro artigianale” ha detto Francesco. Da fare insieme per ricostruire un’Italia più solidale, civile e collaborativa. E più giusta».

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