Chiusura Visita pastorale (2013-2017). Il vescovo ausiliare mons. Paolo Giulietti: «E’ stato un cammino molto impegnativo, perché ha avviato alcuni significativi processi di riforma che condurranno alla completa realizzazione delle Unità pastorali»

Chiusura Visita pastorale (2013-2017). Il vescovo ausiliare mons. Paolo Giulietti: «E’ stato un cammino molto impegnativo, perché ha avviato alcuni significativi processi di riforma che condurranno alla completa realizzazione delle Unità pastorali»

«La Visita pastorale del nostro cardinale arcivescovo è stato un cammino molto impegnativo, perché ha avviato alcuni significativi processi di riforma ad iniziare dai vari ambiti della pastorale (evangelizzazione e promozione dell’uomo, iniziazione cristiana, famiglia, giovani, carità …), che vanno svolti in comunione tra più comunità parrocchiali nell’essere sempre più Chiesa a dimensione d’Unità pastorale». A ribadirlo a margine dell’assemblea conclusiva della Visita pastorale alle sette Unità che compongono la Prima Zona dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, nella serata del 10 luglio, è stato il vescovo ausiliare mons. Paolo Giulietti, nonché coordinatore dell’intera Visita pastorale del cardinale Gualtiero Bassetti iniziata nell’autunno 2013 e terminata in questo mese di luglio. Un evento ecclesiale durato quasi un quadriennio, che ha fatto registrare nei suoi numerosi incontri sempre una folta partecipazione di fedeli e non solo, a testimonianza di una Chiesa in ascolto di tutti.

Diversi i temi emersi durante la Visita che accomunano non poco le realtà parrocchiali delle sette Unità pastorali (U.p.) di Perugia città, come quello della necessità di una formazione più unitaria possibile dei catechisti e degli operatori dei diversi ambiti pastorali. E’ indispensabile una maggiore presenza di giovani tra i volontari delle Caritas parrocchiali e interparrocchiali, altrimenti è a «rischio estinzione» lo stesso servizio per la carità e la fondamentale “funzione pedagogica”, sempre anticipata da una buona formazione-motivazione degli operatori, nei confronti dell’intera comunità cristiana. E’ anche opportuno, dove è fattibile il progetto, dare vita ad un unico Centro di Ascolto d’Unità pastorale. Altra importante “raccomandazione” per l’integrazione pastorale dell’U.p. è la costituzione, entro la fine dell’anno, del Consiglio pastorale interparrocchiale che sarà «il “motore” del cammino dell’U.p.». E’ anche molto importante che i Consigli parrocchiali per gli affari economici (Cpae) svolgano un’azione educativa in mezzo alla gente, affinché il sovvenire alle necessità della Chiesa sia vissuto come dimensione ordinaria della partecipazione alla vita della comunità.

Il cardinale Bassetti evidenzia in alcune delle Lettere pastorali conclusive la «fatica a collaborare» tra sacerdoti, esortandoli a «incrementare le occasioni di fraternità, di collaborazione e di preghiera, nella prospettiva futura della vita comune». Nel contempo, il presule ha potuto constatare «accanto a chiusure di sapore campanilistico, un certo desiderio di camminare insieme» come fedeli laici verso la dimensione d’U.p. delle proprie comunità parrocchiali.

Altro aspetto non secondario emerso dalla Visita, è quello della vita liturgica, in particolar modo delle parrocchie del centro storico, che complessivamente non raggiungono i 5mila abitanti residenti, dove nei giorni festivi vengono celebrate 31 messe, mentre in alcune parrocchie di periferia, che contano ormai migliaia di abitanti, non superano la decina. Al riguardo il cardinale scrive: «è necessario razionalizzare e armonizzare il calendario delle celebrazioni feriali e festive, privilegiando una prospettiva “di sistema” sulla difesa ad oltranza delle consuetudini».

Tra i sacerdoti e i laici presenti all’assemblea conclusiva della Visita pastorale alle comunità parrocchiali della Prima Zona c’è stata molta attesa anche nell’apprendere le novità sulla «conformazione delle U.p. consentendo di migliorare quell’omogeneità territoriale che è di sostegno all’integrazione pastorale. In primis il passaggio della Parrocchia di S. Agostino (corso Garibaldi-piazza Università per stranieri) dalla 1a U.p. alla 7a U.p. di S. Donato all’Elce, che consentirà di avviare un proficuo lavoro di pastorale degli studenti, che risiedono numerosi in quel territorio, come anche in quello della zona universitaria di Elce. Inoltre, altro significativo provvedimento, che sarà attuato nell’Anno pastorale 2018-2019, è quello della soppressione della Parrocchia di S. Giovanni Rotondo, con la restituzione della chiesa alla Congregazione dell’Oratorio (Padri Filippini), il cui territorio sarà incorporato dalla Parrocchia di S. Andrea in Porta S. Susanna, che a sua volta cederà il proprio extra moenia alla Parrocchia di S. Maria in Case Bruciate. Inoltre, la Parrocchia di S. Andrea in Porta S. Susanna incorporerà il territorio dell’ex Parrocchia di S. Michele Arcangelo in Porta Eburnea. Altro territorio che passa da una parrocchia ad un’altra, è quello intra moenia della Parrocchia di Monteluce, noto come “Borgo S. Antonio”, che sarà ceduto alla Parrocchia di S. Maria Nuova in Porta Pesa. Mentre la Parrocchia di S. Domenico (corso Cavour) passerà dalla 1a U.p. alla 2a U.p. Queste «importanti decisioni circa il nuovo assetto del territorio – scrive il cardinale Bassetti – hanno lo scopo di costituire un’U.p. che possa effettivamente funzionare come strumento di coordinamento delle numerose realtà religiose e laicali presenti nel centro storico e di progettazione pastorale condivisa».

Sugli adeguamenti dei territori è intervenuto mons. Giulietti evidenziando che «sono emersi durante gli incontri con il Consigli pastorali parrocchiali e con i parroci interessati, perché l’Unità pastorale funziona bene solo se il territorio è già di per se un po’ integrato. Gli adeguamenti dei territori sono solamente la presa d’atto della realtà e la loro traduzione in termini canonici». Nel soffermarsi gli accorpamenti di alcune parrocchie, il vescovo ausiliare ha ricordato che «sono esiti e processi naturali, non sono delle novità e d’altronde non sono i primi. Già nel 1984 ci fu un grosso processo di revisione delle parrocchie. Il documento del Direttorio della stessa Visita pastorale l’aveva previsto. Si tratta un’evoluzione di un cammino che prende atto dei cambiamenti demografici e strutturali dei territori. Il centro storico di Perugia ormai non raggiunge i 5mila residenti ed è chiaro che anche le attività pastorali parrocchiali devono essere gestite in maniera diversa».

Mons. Giulietti, ai microfoni di Umbria Radio, ha spiegato che «la Visita pastorale è canonicamente terminata con la consegna da parte del cardinale delle Lettere pastorali conclusive alle ultime sette U.p. visitate», annunciando che «in autunno ci sarà un’assemblea diocesana. In quella sede riprenderemo i contenuti delle Lettere pastorali conclusive e le analisi fatte sul territorio, così da indicare come dall’esperienza quadriennale della Visita pastorale l’Archidiocesi perugino-pievese si comprende e si pensa per il futuro».