S. E. Mons. Giuseppe Chiaretti

L’episcopato perugino-pievese e nota biografica dell’arcivescovo emerito mons. Giuseppe Chiaretti

Tante le tappe, tanti gli eventi, tante le sfide e le fatiche di un lungo cammino per “ricostruire la chiesa” attraverso la “nuova evangelizzazione” e la “missione”

L’arcivescovo emerito mons. Giuseppe Chiaretti ha scritto una bella e importante pagina della storia della Chiesa da trasmettere alle future generazioni. È stato un infaticabile pastore nel guidare il suo gregge in un lungo cammino caratterizzato dalla “nuova evangelizzazione” per la quale tanto si è prodigato, fondata sulla carità e sulla missione, oltre che sull’annuncio della Parola. Grande studioso e uomo di elevato spessore culturale, ha saputo trasmettere la fede anche attraverso la promozione e la valorizzazione dell’arte, della storia e della cultura in generale. È stato, soprattutto, un pastore profetico se si riflette sulla stagione sinodale intrapresa oggi dalla Chiesa. Nel 2006, quando indisse il Sinodo diocesano, scrisse: “Il Sinodo avvia i sacerdoti, religiosi e laici in un cammino insieme, che sia vera missione tra i cristiani e di confronto-dialogo con i ‘distanti’… Non è un esame di tutta la vita della diocesi nella sua ripartizione classica di catechesi-liturgia-carità, ma solo una puntualizzazione sulla dimensione missionaria della nostra Chiesa in rapporto all’evangelizzazione”.

La pietà del pastore delle terre marchigiana ed umbra

L’immagine che ritrae mons. Chiaretti inginocchiato in piazza IV Novembre di Perugia, mentre soccorre un uomo svenuto a causa di un malore (foto di Gian Matteo Crocchioni, pubblicata da «La Nazione»), testimonia, più che molti scritti e documenti, il suo essere uomo e pastore attento al prossimo sofferente sia nel corpo che nello spirito. Anche l’insegnamento del “buon samaritano” nella vita di tutti i giorni ha caratterizzato il suo lungo ministero episcopale iniziato il 7 aprile 1983, con la nomina a vescovo delle diocesi unite aeque principaliter di Montalto e di Ripatransone-San Benedetto del Tronto; nomina ricevuta dodici giorni prima il compimento del 50° anno di età. È stato consacrato vescovo dal cardinale Sebastiano Baggio, nella cattedrale di Spoleto, il 15 maggio 1983, ed è stato il primo vescovo della nuova diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, eretta da Giovanni Paolo II con decreto del 30 settembre 1986, restando sempre molto legato a questa comunità diocesana marchigiana. Ha concluso il suo ministero episcopale a Perugia, il 16 luglio 2009, giorno in cui papa Benedetto XVI ha accettato le sue dimissioni per raggiunti limiti d’età nominando suo successore mons. Gualtiero Bassetti. Fino all’insediamento di quest’ultimo, avvenuto il 4 ottobre 2009, è stato amministratore apostolico dell’Archidiocesi. L’episcopato perugino-pievese di mons. Chiaretti è iniziato il 28 gennaio 1996, giorno del suo ingresso in diocesi dopo essere stato promosso da papa Giovanni Paolo II, il 9 dicembre 1995, alla sede arcivescovile metropolitana di Perugia-Città della Pieve, ricevendo dallo stesso pontefice il palio di metropolita, nella Basilica di San Pietro, il 29 giugno 1996.

Forte in lui è stato sempre il senso di appartenenza alla Chiesa umbra, della quale è stato al suo timone, in qualità di presidente della Conferenza episcopale umbra (Ceu), dal 2004 al 2009, e dal 2005 al 2009 vice presidente della Cei, eletto al primo scrutinio a questo incarico dai vescovi italiani. Mons. Chiaretti, pur essendo nato a Leonessa (Ri) il 19 aprile 1933, si è sempre sentito umbro e spoletino, e quando gli è stata conferita la cittadinanza onoraria della città del Festival dei Due Mondi ha commentato: «ringrazio ma io mi sento spoletino ed umbro da sempre». Al tempo del giovane Chiaretti la parrocchia di Leonessa faceva parte dell’Arcidiocesi di Spoleto e dopo essere stato ordinato sacerdote dall’arcivescovo Raffaele Mario Radossi, l’8 dicembre 1955, a seguito del compimento degli studi teologici presso il Pontificio Seminario regionale umbro “Pio XI” di Assisi, don Giuseppe è stato prima parroco in varie comunità del territorio spoletino e poi vicario generale dell’Arcidiocesi dal 1977 alla sua elezione a vescovo.

Le “linee-guida” del suo episcopato nelle trentaquattro lettere pastorali

Mons. Chiaretti ha tracciato le “linee-guida” del suo episcopato perugino nelle 34 Lettere pastorali scritte dal 1996 al 2008 e pubblicate, prevalentemente, all’inizio della Quaresima o dell’Anno pastorale. In queste Lettere ha ribadito: «l’urgenza pastorale del momento è il “ricostruire la Chiesa”, come diceva Paolo VI; la “nuova evangelizzazione” e la “missione”, come diceva continuamente Giovanni Paolo II; un “nuovo progetto culturale a valenza pastorale”, come amano dire i Vescovi italiani». Mons. Chiaretti ha speso le sue energie per avviare nei vari ambiti della vita ecclesiale (vocazioni, parrocchia, famiglia, giovani, lavoro, scuola, cultura…) la “nuova evangelizzazione” affidata non solo a sacerdoti e religiosi ma anche ai laici, puntando molto nelle associazioni, nei gruppi e nei movimenti ecclesiali.

Mons. Gualtiero Sigismondi, oggi vescovo di Orvieto-Todi, scrive in Percorsi di nuova evangelizzazione. Lettere pastorali di mons. Giuseppe Chiaretti (Perugia, 2005): «… l’episcopato perugino-pievese dell’Arcivescovo ha aperto una pagina nuova, la “stagione sinodale”, che si inserisce nel solco di un magistero poliedrico, maturato in un terreno di saggezza umana e di coraggio evangelico, di ricchezza culturale e di carità pastorale». Altro aspetto non secondario è che mons. Chiaretti, nel tracciare le “linee maestre” del progetto pastorale diocesano, le affida «agli uffici di curia – scrive lo stesso presule – perché le traducano in programmi con obiettivi ben delimitati, e alle comunità parrocchiali perché li facciano propri adattandoli al loro stile e al loro linguaggio». Non vi è dubbio che tutto il suo episcopato è stato finalizzato a favorire «il senso di appartenenza alla Chiesa diocesana e a ricomporre il tessuto della vita comunitaria sia nelle parrocchie che nella diocesi». Ha richiamato costantemente i credenti e non solo, a riscoprire le origini cristiane della comunità perugina nell’attualizzare, in primis, le figure di santità dei vescovi martiri Costanzo ed Ercolano. Ha avuto come punti di riferimento storico-ecclesiale alcuni suoi predecessori dei secoli passati, tra i quali Napoleone Comitoli (1591-1624), definito un vescovo “riformatore” che accrebbe la religiosità popolare, e Gioacchino Pecci (1846-1878). Quest’ultimo asceso al Soglio pontificio col nome di Leone XIII, il papa della Rerum novarum. Mons. Chiaretti si è collegato a loro in vari modi, promuovendo eventi ecclesiali e di fede-devozione popolare, ripristinando anche le antiche processioni dette “Luminarie”, e convegni culturali sia di interesse locale che nazionale. Non solo, ha contribuito alla crescita dell’impegno sociale della Chiesa sul fronte della carità a partire dal terremoto del 1997. Da quell’esperienza è nato un nuovo “stile” di azione della Caritas diocesana e regionale concretizzatosi con il condividere con gratuità la sofferenza e la povertà umana e materiale del prossimo.

La carità e la ricerca di figure di santità al centro del suo episcopato

Sotto il suo episcopato è stata rivista e rilanciata l’idea di opera segno-struttura di accoglienza per persone in difficoltà e svantaggiate, creandone delle nuove e riprogettando la funzionalità di quelle esistenti per meglio mettere in pratica il precetto evangelico “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. Mons. Chiaretti ha avviato la comunità cristiana alla “nuova evangelizzazione” anche attraverso la pedagogia della carità in un’epoca sempre più individualista. Come non menzionare l’ormai tradizionale pranzo di Natale dell’arcivescovo con gli ospiti delle opere segno e con le persone sole della città (iniziativa che si svolge dal 25 dicembre 2001), che ha richiamato l’attenzione sul significato della condivisione della festa con il prossimo rinunciando a se stessi.

L’episcopato di mons. Chiaretti si è caratterizzato non poco nell’insistere a far accogliere in tutti, consacrati e laici, l’idea che «evangelizzare è grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda», come intuì Paolo VI, e l’urgenza di «rifare il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali», come esortò a fare Giovanni Paolo II. «Che la scelta della “nuova evangelizzazione” sia ineludibile, mons. Chiaretti lo ribadisce con tenace insistenza – scrive mons. Sigismondi nel suo volume summenzionato –, osservando che “è tempo di scrollarci di dosso vecchie abitudini religiose impastate di pigrizia, per le quali esistono solo pretese (…), e non anche fatiche e impegno per il benessere della comunità, per la bellezza di santa madre Chiesa”».

Mons. Chiaretti è andato anche alla ricerca di figure di santità del nostro tempo da poter segnalare come esempi di cristiani da imitare per la salvezza e la redenzione della propria anima. Figure che più di altre, nel mettersi concretamente a servizio del prossimo, ci insegnano la strada della “nuova evangelizzazione”. Una di queste è il venerabile servo di Dio Vittorio Trancanelli (1944-1998), per il quale mons. Chiaretti ha avviato, nel settembre 2006, il “Processo informativo diocesano sulle virtù umane e cristiane”. Trancanelli, noto medico chirurgo ospedaliero perugino, spese gran parte della sua vita e della sua professione nell’accogliere tra le proprie mura domestiche gli “ultimi”, i più piccoli ed indifesi, dando vita all’associazione “Alle Querce di Mamre”. E’ un’opera di carità aperta a famiglie con minori in particolari difficoltà che collabora con la Caritas diocesana. Di Trancanelli mons. Chiaretti ha detto: «Vittorio ci ha insegnato, in un tempo nel quale si rifiuta Dio, ad incontrare Gesù nelle persone più bisognose, che vivono in mezzo a noi. Sono loro, nel ricevere il nostro aiuto, a salvarci dal Male facendoci incontrare l’Amore del Signore». Poi, parlando della santità di Trancanelli, ha ricordato: «la Santità è un dovere di tutti i cristiani; in ogni stagione della vita c’è qualcuno che ci indica il cammino verso Dio e, nel nostro tempo, quel qualcuno è Vittorio, che ha realizzato una “santità feriale” con Amore verso il prossimo e per Amore di Dio. Oggi sono sempre più le persone che seguono l’esempio di Vittorio donandosi al Signore, aprendo le loro case a fanciulli e adulti non amati, disagiati, malati…».

Sotto l’episcopato di mons. Chiaretti, il 25 novembre 2001, la beata Léonie Francesca di Sales Aviat, fondatrice delle Suore Oblate di san Francesco di Sales, morta a Perugia il 10 gennaio 1914, è stata proclamata santa, proposta dalla Chiesa «all’intera cattolicità come modello di vita cristiana riuscita, avendone verificato minuziosamente l’eroicità delle virtù», scrive l’arcivescovo nella sua Lettera pastorale dedicata alla nuova santa che «gli ultimi anni della sua vita li trascorse, esule, a Perugia, nella casa religiosa di via della Cupa… Com’è d’ogni santo che la Chiesa propone, c’è al fondo della proclamazione il riconoscimento solenne del valore profetico d’una presenza e di un’opera che, com’è giusto che sia, s’interessa della persona umana più e prima che delle strutture, lasciando che queste siano poi modificate dalla politica. Tale è il caso di santa Léonie Aviat come di tanti altri santi della comunità cristiana».

Il suo lungo episcopato caratterizzato da numerosi e significativi eventi:

dal IV Congresso eucaristico al Sinodo diocesano

Il suo è stato l’episcopato più lungo degli arcivescovi di Perugia del periodo post-secondo conflitto mondiale ad oggi (è durato quasi 14 anni), ma anche quello in cui si sono svolti alcuni dei più significativi eventi di carattere religioso, culturale e sociale. In qualità di presidente, prima del Segretariato per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso (1995-2000), poi dell’omonima Commissione Cei (2000-2004), mons. Chiaretti ha promosso il Primo Convegno ecumenico nazionale su “Il Padre Nostro” (Perugia-Assisi, 12-15 aprile 1999), che ha visto la partecipazione dei rappresentanti degli uffici per l’Ecumenismo delle Diocesi italiane e delle confessioni ortodosse e protestanti presenti nel Paese.

A questo significativo evento, ripreso anche da importanti media nazionali, sono seguiti altri di importanza e crescita ecclesiale locale. Basti pensare alla celebrazione del IV Congresso eucaristico diocesano (2-19 settembre 1999), dedicato al tema “Senza il giorno del Signore non possiamo vivere”, tenutosi a quasi sessantenni di distanza dal precedente (1941), agli eventi diocesani del Grande Giubileo dell’anno 2000, alle celebrazioni del centenario della morte di Papa Leone XIII (1903-2003) con due importanti convegni di studi filosofici e storici di spessore internazionale, alla Visita Pastorale alle comunità parrocchiali dell’Archidiocesi, svoltasi dal 2001 al 2005, che ha portato mons. Chiaretti ad indire il Sinodo diocesano (2006-2008) dopo più di sessanta anni dal precedente (1942), i cui temi (presbiteri, famiglia, giovani, cultura cristiana) «hanno – come ha evidenziato mons. Chiaretti nella presentazione del Documento sinodale – un denominatore operativo comune: “nuova evangelizzazione”. Su questo “denominatore operativo comune” il presule si è sempre molto soffermato dando il via al Sinodo diocesano a conclusione della Visita pastorale secondo le indicazioni date da Giovanni Paolo II a conclusione della sua visita a Perugia il 26 ottobre 1986: nuova evangelizzazione nelle e delle parrocchie, famiglie, giovani, mondo della cultura. L’intero magistero di papa Wojtyla è stato per mons. Chiaretti il suo “faro” di riferimento; non è un caso che l’arcivescovo perugino abbia fatto erigere un monumento in onore del Papa presso il nuovo complesso ospedaliero della città in ricordo della sua visita a Perugia e del suo grande insegnamento nell’abbracciare la sofferenza.

Il suo impegno per un cammino pastorale unitario delle Chiese umbre

I “fronti” di maggiore azione-impegno pastorale di mons. Chiaretti sono stati quelli più “caldi” ed attuali, quali la vita, la famiglia, i giovani e le povertà emergenti. Ambiti che il presule perugino ha voluto portare avanti in un contesto di cammino unitario delle otto Chiese umbre. Questo «non è solo testimonianza di comunione fraterna e di saggezza pastorale – ha scritto mons. Chiaretti –, ma anche fattore di crescita collettiva del senso di Chiesa e testimonianza di quella nuova vitalità di origine conciliare, che preannuncia una storia nuova per l’intera regione appesantita da una pratica religiosa poco innovatrice e da un immobilismo sociale e culturale di antica data. Ci sembra infatti ancora attardata su rapporti solo formali e ormai desueti, che ci stanno però stretti e che vogliamo superare in nome del bene comune. Così come vogliamo superare quei “miti storici” che pretendono di legittimare emarginazioni anacronistiche, non più legittimabili neppure in nome di una corretta laicità».

Tre i momenti che hanno segnato non poco l’azione comune delle otto Chiese dell’Umbria: l’esperienza del terremoto del 1997, dalla quale si è dato vita ad un nuovo “stile” di essere Caritas operando più in sinergia come Caritas diocesane, creando delle opere segno comuni in regione e all’estero (Kosovo); il Convegno ecclesiale regionale del 2001, i cui temi principali trattati «confluirono – come ha detto lo stesso mons. Chiaretti – in una lettera pastorale unitaria: Le Chiese in Umbria e i giovani, ove si prospettò una nuova pastorale, a cominciare dal rilancio degli “oratori” in ogni parrocchia o unità pastorale»; il Convegno ecclesiale regionale del 2008 su La famiglia oggi in Umbria, la cui preparazione si è svolta nell’arco di un biennio e i cui risultati si possono inquadrare in quel contesto pastorale unitario e partecipato che «fu avviato e stimolato – ha evidenziato ancora mons. Chiaretti – dall’evento terribile del terremoto del 1997, il quale toccò in varia misura le singole diocesi e sollecitò tutti ad un pensare e ad un agire insieme».

 

Gli incarichi romani non l’hanno distolto dagli impegni pastorali perugino-pievesi

Gli incarichi ricoperti a Roma sia in sede Cei che presso la Santa Sede (Giovanni Paolo II lo chiamò a far parte di alcuni organismi vaticani, in qualità di membro del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, dal 1997, e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, dal 2002), non hanno distolto mons. Chiaretti dai suoi impegni pastorali in Diocesi. Tra il 1996 ed il 1997 ha messo mano alla riorganizzazione territoriale dell’Archidiocesi in sette Zone pastorali suddivise in venticinque Unità pastorali. Forte è stata anche la sua volontà nel favorire la costituzione di parrocchie a dimensione di Unità pastorale (esempi sono quelle di San Sisto-Lacugnano-Sant’Andrea delle Fratte, Ponte San Giovanni-Pieve di Campo-Balanzano, Olmo-Fontana-Chiugiana, Cenerente-Canneto-Capocavallo-Prugneto-San Giovanni del Pantano) sia per far fronte alla carenza di sacerdoti a causa della scarsità di vocazioni sia per aver fatto la scelta netta di non affidare a sacerdoti esteri la guida delle parrocchie.

Nuovi complessi parrocchiali e la nascita di oratori

Sotto l’episcopato di mons. Chiaretti sono stati realizzati 5 nuovi complessi parrocchiali (Po’ Bandino di Città della Pieve, San Barnaba, Ferro di Cavallo, Ponte d’Oddi e San Sisto di Perugia) ed altri 4 in fase di realizzazione o progettazione (Olmo-Fontana-Chiugiana, Montelaguardia, Girasole e Castel del Piano). Sono stati attivati anche una ventina di oratori parrocchiali, realtà che è stata sempre molto a cuore al presule perugino e che ha ricevuto il riconoscimento della Regione Umbria attraverso il varo di una legge specifica. Inoltre, a livello di beni culturali ecclesiastici, è stato messo in sicurezza un patrimonio dal vastissimo valore artistico oltre che spirituale-devozionale con la realizzazione di alcuni “musei diffusi” in varie parrocchie periferiche, ma soprattutto con il nuovo percorso museale ed archeologico del Capitolo della cattedrale di San Lorenzo in Perugia. Diverse chiese parrocchiali e di alcuni santuari sono state restaurate dopo il sisma del 1997 e riaperte al culto come quelle dell’abbazia di Montecorona di Umbertide e di San Costanzo in Perugia, elevate a basiliche minori.

La sensibilità di mons. Chiaretti per la cultura e la conservazione della memoria storica è testimoniata anche dall’aver voluto dare una nuova e più fruibile sede all’Archivio storico diocesano (autunno 2006), che custodisce diverse migliaia di importanti documenti datati dalla seconda metà del ‘500 ad oggi, con alcune miscellanee quattrocentesche.

Il rapporto con il suo clero

Mons. Chiaretti è stato sempre attento alle necessità del Clero diocesano; Clero che negli anni del suo episcopato si è impoverito quantitativamente di sacerdoti, passando da 200 a 120, pur favorendo nuove vocazioni. Ha ordinato diciotto presbiteri, in media più di uno per ogni anno del suo episcopato e consacrato due vescovi, mons. Mario Ceccobelli e mons. Gualtiero Sigismondi, suoi vicari generali. Dal Clero perugino ha avuto non poche soddisfazioni, ma non sono neppure mancati i momenti di «immensa sofferenza», come egli stesso li ha definiti, causati da gravi vicende giudiziarie che hanno coinvolto due sacerdoti.

Grande studioso ed attento al mondo universitario perugino

Mons. Chiaretti, uomo dotto e di alta cultura non solo per la sua formazione accademica (Diploma in teologia pastorale e liturgica alla Pontificia Università Lateranense di Roma, nel 1961, e Laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Perugia, nel 1967), ha caratterizzato il suo episcopato dal punto di vista culturale stimolando e commissionando non poche ricerche di carattere storico, filosofico, letterario e sociale, in gran parte conclusesi con la pubblicazione. Inoltre, ha promosso numerosi appuntamenti culturali periodici, denominati “Dialoghi con la Città, con la Scuola e con l’Università”, ed eventi su figure della Chiesa dei secoli passati in occasioni di importanti ricorrenze, tra i quali quello del V centenario della morte della Beata Colomba da Rieti, tenutosi tra il gennaio e il settembre del 2001. Per la sua elevata preparazione e conoscenza culturale mons. Chiaretti è stato invitato come relatore ad importanti convegni, tra i quali il Simposio internazionale in memoria di Leone XIII, indetto dalla Pontificia Università di Salamanca (Spagna) in occasione del centenario della morte.

Significativa l’istituzione del Centro culturale diocesano “Leone XIII”, voluto da mons. Chiaretti, affidato ad un pool di docenti e ricercatori universitari, con la finalità di promuovere eventi scientifici di interesse non solo religioso, ma anche per contribuire alla crescita intellettuale della comunità locale. Inoltre, da non trascurare la collaborazione dell’arcivescovo, in anni meno recenti, con l’Accademia Spoletina, la Società di Cultura “Giovanni Polvani” e con la Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, della quale mons. Chiaretti è stato socio onorario.

Non secondario è stato il suo contributo nel mettere in risalto l’importanza dei due Atenei perugini, l’Università degli Studi e l’Università per Stranieri, la cui specificità è stata rilevata da papa Benedetto XVI nella Visita ad limina apostolorum dei vescovi umbri, avvenuta nel febbraio 2007.

 

Il rapporto con le istituzioni civili, collaborativo ma con dei distinguo

Mons. Chiaretti ha anche instaurato un buon rapporto di collaborazione con le Istituzioni civili (Regione, Provincia e Comuni), coinvolgendole in diversi progetti ed iniziative di carattere culturale e sociale. Significativo il rapporto della Caritas diocesana con i Servizi sociali del Comune di Perugia e la collaborazione intrapresa con la Regione, la Provincia e l’Università degli Studi di Perugia per un articolato progetto di cooperazione internazionale a favore della Diocesi gemella di Zomba in Malawi.

Non sono neppure mancati dei distinguo quando si è trattato di difendere i principi cristiani non negoziabili quali la vita dal suo concepimento e la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Mons. Chiaretti ha preso nette posizioni contro manifestazioni pubbliche abortiste, spesso politicamente strumentalizzate, in concomitanza anche della Giornata per la vita. Come la sua decisa contrarietà all’istituzione del “registro delle unioni civili” da parte del Comune di Perugia. Anche dinanzi ad un evento sportivo, la partita di calcio Perugia-Inter disputata la domenica di Pasqua del 2004, non ha fatto mancare la sua voce di dissenso rivolta alla Lega Calcio.

Nel complesso quello di mons. Chiaretti è stato un rapporto proficuo con le Istituzioni civili testimoniato e, al tempo stesso, sintetizzato nelle parole pronunciate, in occasione dello scambio di auguri del Natale 2008, dall’allora sindaco di Perugia Renato Locchi: «di mons. Chiaretti tutti apprezzano le qualità intellettuali, la sua vasta cultura, ma in questa circostanza voglio dire che ho apprezzato anche una leale ed intensa collaborazione tra Comune e Archidiocesi rivolta al perseguimento del bene comune, soprattutto partendo dai bisogni dei tanti che nella nostra città attraversano situazioni problematiche. L’arcivescovo Chiaretti è stata persona attenta – sottolineò il sindaco Locchi –, ma sempre sul suo, quindi, grande attenzione, grande collaborazione, ma nessuna minima “invasione di campo”, se lo possiamo così definire. Questa è una situazione di vero privilegio per chi fa il sindaco, perché in situazioni opposte, invece, ci possono essere un po’ di strumentalizzazioni, ci possono essere difficoltà e, comunque, i problemi sono più difficilmente affrontabili e ancor meno risolvibili».

 

L’esternazione sul “regime”

Memorabile è stato il suo intervento sui media, nell’ottobre 2006, in occasione del Convegno ecclesiale nazionale di Verona, nel descrivere la situazione in Umbria usando la parola “regime” con la finalità «non di aprire un dibattito pubblico», come lui stesso ha poi precisato, piuttosto quello di stimolare il laicato cattolico umbro, definito dallo stesso Chiaretti «un po’ stanco e demotivato». Anche sull’esternazione sul “regime”, l’arcivescovo emerito, pur avendo incassato alcune pesanti critiche di una parte della sinistra, ha ricevuto diversi apprezzamenti e condivisioni bipartisan, perché, come ha avuto modo di evidenziare, non l’ha coniata lui per la prima volta (per questo l’ha voluta tra virgolette), ma addirittura da autorevoli esponenti della stessa sinistra umbra.

 

Sensibile anche ai mezzi della comunicazione sociale

Per la Comunicazione sociale mons. Chiaretti ha sempre avuto un “debole” fin da quando era giovane sacerdote nel dare vita al giornale “Leonessa e il suo santo”, stampato in diverse migliaia di copie e letto all’estero da famiglie emigrate. Mons. Chiaretti ha rilanciato i mezzi della comunicazione diocesana ad iniziare, in ordine di tempo, dal mensile «Raccordo» (1998) con l’inizio della pubblicazione della collana “Archivio perugino-pievese” (raccolta di saggi storico-archivistici). Un anno più tardi, nel marzo 1999, per suo volere è ricostituito l’Ufficio stampa diocesano e nel 2000 rafforza con un progetto di rilancio la radio diocesana, che cambia denominazione, da «Radio Augusta Perusia» ad «Umbria Radio». Inoltre, accoglie con entusiasmo il più innovativo mezzo della comunicazione, Internet (già operativo in diocesi con un servizio informatico dall’inizio degli anni ’90), dando fiducia ad un gruppo di giovani costituitosi in cooperativa per la gestione della comunicazione informatica diocesana, aprendo la collaborazione su progetti proposti dalla Cei. Anche per lo storico settimanale regionale cattolico «La Voce», che ha pubblicato numerosi suoi articoli, si è impegnato al suo rilancio in occasione del 50° anniversario di fondazione. Ultima sua personale creatura mediatica, molto efficace, è il “Nuntium Perusinum” (attivo dal 2002), il quindicinale telematico di informazione interna, all’epoca quasi interamente scritto di suo pugno con la collaborazione del suo segretario particolare Amilcare Conti. Il “N.P.” è stato definito dallo stesso Chiaretti: “un precoce strumento informatico messo in rete nelle Pasqua 2002, che ha integrato prima e sostituito poi il precedente «Raccordo» a stampa”. Con i mass media “laici” ha intrattenuto un proficuo rapporto-dialogo rinnovandolo annualmente in occasione della celebrazione della festa del loro patrono san Francesco di Sales.

 

Gli attestati di stima e di affetto e il ritorno ai suoi studi storici

Numerosi sono stati gli attestati di stima e di affetto rivolti a mons. Chiaretti al termine del suo episcopato, ma, soprattutto, corale è stata la gratitudine a lui rivolta come arcivescovo metropolita, presidente della Ceu e vice presidente della Cei, dai rappresentanti delle istituzioni civili, politiche e militari, del mondo della cultura ed universitario, dai membri delle associazioni di volontariato, delle realtà impegnate nel sociale e del vasto mondo del lavoro (imprenditori e maestranze), oltre alla gratitudine dell’intera comunità ecclesiale perugino-pievese.

Il 4 ottobre 2009, con l’ingresso in diocesi del successore, si ritira a “vita privata” a Foligno, città dove vivrà insieme alla sorella, la signora Piera, partecipando, periodicamente, agli eventi-ricorrenze più significativi della Chiesa perugino-pievese fino a quando la salute glielo ha consentito.

Nel periodo folignate ritorna ad occuparsi dei suoi studi e delle sue ricerche di carattere storico, relazionando i suoi elaborati ad incontri e convegni. Tra le sue ultime pubblicazioni si ricorda quella dal titolo: Leber memorialis. Tragico 7 aprile 1944 a Leonessa. Antologia resistenziale leonessana nel 72° anniversario di quelle stragi (Leonessa 2016). Si tratta di un libro che mons. Chiaretti ha voluto dedicare ai 23 martiri suoi concittadini, tra cui il congiunto don Concenzio Chiaretti, trucidati dai nazisti in ritirata; una vicenda che ha segnato la vita sacerdotale dell’arcivescovo emerito, i cui contenuti sono stati anticipati dallo stesso in un interessante articolo pubblicato dal quotidiano Avvenire (9 dicembre 2014) dal titolo: Leonessa, la strage del Venerdì Santo. Di seguito si riporta la parte iniziale di questo articolo con cui si conclude la presente nota dedicata all’undicesimo arcivescovo di Perugia da quando papa Leone XIII ha elevato la Chiesa perugina ad Arcidiocesi (1882).

«Ripenso all’urlo di sua madre, la “Marona”, entrata nella chiesa di Santa Maria dove don Concezio stava facendo – in quel Venerdì santo 1944 – la tradizionale coroncina in onore dell’Addolorata nell’altare ad essa dedicato: “Fiju, scappa! Te vau cerchénno li tedeschi!” (“Scappa, figlio, i tedeschi ti stanno cercando!”). Io, chierichetto di 11 anni, c’ero e ricordo tutto di quei giorni: la strage di civili perpetrata a Leonessa (Rieti) 13 giorni dopo quella delle Fosse Ardeatine, 23 uccisi tutti insieme il 7 aprile 1944, alle ore 15. Non sono più molti, ormai, quelli che ricordano l’eccidio e le urla di dolore di quel venerdì santo; io quel giorno c’ero, e non posso dimenticare».

 

A cura di Riccardo Liguori

direttore Ufficio stampa diocesano