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CARITAS DIOCESANA: Una nuova veste nello spirito di sempe




Dall'evento giubilare sono giunte nuove sfide per la società di oggi, che sollecitano la comunità cristiana a farsi segno concreto e visibile dell'amore di Dio per gli uomini, a cominciare dai più deboli. Ed è per rispondere al meglio a queste sfide che la Caritas diocesana, l'organismo della Chiesa per favorire la crescita della dimensione caritativa, assume nel 2001 una nuova strutturazione. Una decisione maturata anche per il fatto che negli ultimi anni vi è stato un incremento di servizi ed "operesegno" realizzati per un maggiore sostegno ai fratelli bisognosi. Pertanto, abbiamo, da una parte, il Centro diocesano Caritas con funzioni prevalentemente pedagogiche, promozionali e formative, dall'altra, la Fondazione "Agàpe" che ha funzioni organizzative e assistenziali, ed in cui confluiscono le otto "operesegno" Caritas. Due settori che sono strettamente congiunti tra loro e interdipendenti, per far si che la Caritas possa ancor più rappresentare all'inizio del terzo millennio una sorta di sentinella in grado di vigilare sulla storia quotidiana, per individuare e, se possibile, prevenire quelle forme di bisogno e di fame, spirituali e materiali, che la povertà sempre in maniera nuova produce.
Nel contesto di questa nuova strutturazione vi è anche un passaggio di consegne tra mons. Giacomo Rossi, che della Caritas diocesana perugina è stato il suo fondatore e direttore per quasi venticinque anni, ovvero fin dall'indomani del terremoto del Friuli, e don Lucio Gatti, delegato regionale Caritas, "anima" negli ultimi tre anni di quella palestra del volontariato che è stato il Campo Caritas di Casebasse di Nocera, promotore anche della significativa esperienza portata avanti dalle Caritas di Umbria e Toscana in Kosovo.
L'arcivescovo mons. Giuseppe Chiaretti ha nominato con decreto mons. Giacomo Rossi presidente del comitato direttivo e di controllo della Fondazione "Agàpe" e don Lucio Gatti direttore del Centro diocesano. Entrambi sono affiancati da dei collaboratori, tra questi, don Umberto Stoppa, nominato vice direttore della Caritas e vice presidente della Fondazione "Agape", che continua a seguire il Centro di ricerche e studi che cura l'osservatorio della povertà in diocesi e la consulenza della legislazione nazionale e regionale riguardante l'assistenza.
Altro elemento di novità è la chiamata al servizio della carità di diverse persone che non sono solo di Perugia città. Una "deperuginizzazione" della Caritas, l'ha definita l'arcivescovo, affinché concorrano direttamente tutte le realtà territoriali della diocesi alla promozione, formazione ed organizzazione delle attività caritative. Del Centro diocesano Caritas ne fanno parte, oltre al direttore, don Lucio Gatti, di Macchie, e ai vice, don Umberto Stoppa, di Perugia, e don Remo Serafini, di Sanfatucchio, Claudia Buratta, di Tuoro sul Trasimeno; Carlo Cerati, di Marsciano, Anna Lisa Longo, di Perugia, Enrico Mori, di Perugia, e Luca Oliveti, di Agello. Inoltre, come responsabili del servizi propri della Caritas sono stati confermati, al Centro di ascolto diocesano, Stella Cerasa, di Sant'Egidio, ed all'Ufficio stampa Caritas, i giornalisti Riccardo Liguori e Franco Volpini. Mentre della Fondazione "Agàpe", oltre al presidente mons. Giacomo Rossi, di Sant'Egidio, al vice don Umberto Stoppa e al notaio segretario Sergio Ludovici, di Perugia (membri del Comitato direttivo e di controllo), fanno parte del Consiglio di amministrazione Maurizio Santantoni, di Perugia, in qualità di direttore, Patrizia Cecchetti, di Montebello, Stella Cerasa, don Paolo Cherubini, di Solfagnano, Aldo Ercolani, di San Martino in Colle, Vittorio Faina, di Perugia, e don Bruno Raugia, di Piana di Castiglione del Lago.


I MEMBRI DELLA COMUNITÀ DIOCESANA CHIAMATI A SERVIRE LA CARITÀ


L'arcivescovo mons. Giuseppe Chiaretti ha chiamato alcuni membri della comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve a servire la Chiesa nel delicato e fondamentale settore della carità.
Del Centro diocesano Caritas fanno parte:
don Lucio Gatti, di Macchie, direttore (già condirettore), delegato regionale Caritas dell'Umbria; don Umberto Stoppa, di Perugia, vicedirettore; don Remo Serafini, di Sanfatucchio, vicedirettore; Enrico Mori, di Perugia, amministratore e cassiere; Claudia Buratta, di Tuoro sul Trasimeno; Carlo Cerati, di Marsciano; Anna Lisa Longo, di Perugia; Luca Oliveti, di Agello;
e come responsabili del servizi propri della Caritas diocesana sono stati confermati: Stella Cerasa, del Centro di ascolto diocesano; don Umberto Stoppa, del Centro ricerche e studi; i giornalisti perugini Riccardo Liguori e Franco Volpini, dell'Ufficio stampa Caritas.

Della Fondazione "Agàpe" fanno parte:
(Comitato direttivo e di controllo) Mons. Giacomo Rossi, di Sant'Egidio, presidente; don Umberto Stoppa, vicepresidente; Sergio Ludovici, di Perugia, notaio segretario;
(Consiglio di amministrazione) Maurizio Santantoni, di Perugia, direttore; Patrizia Cecchetti, di Montebello; Stella Cerasa, di Sant'Egidio; don Paolo Cherubini, di Solfagnano; Aldo Ercolani, di San Martino in Colle; Vittorio Faina, di Perugia; don Bruno Raugia, di Piana, membri del Consiglio di amministrazione.


INCONTRO DI "INVESTITURA-PROGRAMMAZIONE" DELLA CARITAS DIOCESANA POST-GIUBILEO


A "Casa Sacro Cuore" si è svolto, a gennaio, l'incontro di "investitura-programmazione" della Caritas diocesana post-Giubileo presieduto dall'arcivescovo mons. Giuseppe Chiaretti. Erano presenti i membri del "Centro diocesano Caritas" e della "Fondazione Agàpe" che hanno aperto i lavori del loro primo incontro con la recita del vespro nella chiesetta attigua. Questo momento spirituale non resterà "isolato" per molto, perché è intenzione dei responsabili del "Centro diocesano Caritas" promuovere periodicamente incontri di preghiera e di riflessione per operatori e volontari diocesani e parrocchiali. Sedi di questi momenti di comunione ed anche di seminari formativi e programmatici saranno le parrocchie, soprattutto quelle periferiche.
Mons. Chiaretti ha ringraziato tutti coloro che hanno servito e continuano a servire la Chiesa nel prendersi cura dei fratelli più deboli ed ha ricordato che per far questo "ci vuole una grande fede, senza la quale non c'è carità. Perciò sono fondamentali i "Laboratori di fede"... Il servizio reso da tutti voi con esemplare dedizione ha consentito di rispondere in maniera sempre più efficace alle esigenze dei poveri favorendo la crescita della comunità cristiana nella dimensione della carità". Non poteva non rivolgere un grazie particolare a don Giacomo dicendo: "splendidi servizi ha reso il 'fondatore' che hanno fatto conoscere la nostra Caritas in tutta l'Italia".
Don Giacomo, telegrafico e preciso come è nel suo stile, ha ricordato che "fin dall'inizio siamo stati chiamati, e continueremo ad esserlo, ad un cammino della pedagogia dei fatti. E le "opere-segno" sono dei fatti che, certamente, non possono risolvere tutti i problemi, ma sensibilizzano la gente ad essere accanto alle persone più bisognose ed emarginate. Ciò è importantissimo perché i fratelli in difficoltà sanno di trovare in queste case conforto e sostegno".
Don Lucio Gatti, nel suo primo intervento da direttore, ha parlato dell'esperienza di impegno comune delle Caritas Umbria e Toscana in Kosovo. "In Caritas è un'esperienza unica nell'affrontare all'estero situazioni di emergenza - ha sottolineato - nata perché ha come motivo principale la carità che ci porta a costruire insieme delle opere e quando si è di più si riesce a fare molto e bene. La nostra presenza in Kosovo - ha detto - è seminare il Vangelo di Cristo seme per seme perché l'odio cessi. Anche da noi bisogna continuare a seminare il Vangelo, la verità, che deve andare di pari passo con atti concreti di bontà. Solo così, soprattutto i giovani, ci possono seguire. La carità è una delle vie privilegiate per arrivare al cuore degli uomini e per la carità non chiedo un anno, ma una vita di volontariato". Don Lucio ha annunciato che per Pasqua saranno consegnate copie della Bibbia a 400 famiglie cattoliche kosovare; ciò testimonia che la carità è missione ed arriva a portare anche la Parola oltre gli aiuti.
Se lo spirito della Caritas diocesana di inizio terzo millennio è questo, lo si deve a 25 anni di "pedagogia della carità" e dei "fatti".

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