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RACCORDO on line      

Una lettera ai consacrati, che non hanno potuto partecipare alla festa in cattedrale




Carissimi,

nel giorno della nostra festa di consacrati la Chiesa diocesana si stringe intorno a voi per esprimervi gratitudine ed incoraggiarvi nel vostro servizio reso al popolo cristiano e nel vostro cammino di santità.
Mi piace richiamare anche per voi la bella esortazione alla santità che il Papa ha rivolto alla Chiesa nella sua lettera al termine del Grande Giubileo dell'anno 2000, ai paragrafi 30-34. Leggeteli accuratamente: c'è da trarne grande profitto spirituale. Anche per voi vale il criterio di una santità che passa per le vie della vostra specifica ministerialità, per se 'colorata' con connotazioni proprie di ogni istituto religioso, e sempre, in ogni caso, collegata con la Chiesa locale (parrocchia e diocesi) e il suo Vescovo. La specializzazione nel servizio non deve andare a scapito né della santità né della vita ecclesiale. Non della santità, perché è nella "ministerialità" propria di ogni istituto, vissuta con competenza e con amore, che si devono trovare le motivazioni e le occasioni di santificazione personale. Non della vita ecclesiale, perché è possibile vivere in sintonia piena con la parrocchia e la diocesi e rendersi utili per varie incombenze: dall'animazione della liturgia alla catechesi, al servizio ai poveri, o anche solo all'interessamento e alla preghiera per le necessità locali.
I percorsi di santità, poi, sono diversi secondo la ministerialità e la spiritualità d'ogni istituto, devono sempre far riferimento ad un sostrato che vale per tutti, formato dalla preghiera e dallo spirito di sacrificio "per amore e con amore". Al ministero della preghiera per la Chiesa universale e locale sono in particolar modo chiamati, - scrive il Papa -, quei fedeli che hanno avuto il dono della vocazione ad una vita di speciale consacrazione: questa li rende, per sua natura, più disponibili all'esperienza che i religiosi e le religiose hanno fatto della preghiera cristiana correttamente intesa. Ed anzi dovrebbero essere loro stessi maestri di preghiera in mezzo al popolo cristiano, che per lo più si accontenta di forme popolari e tradizionali di pietà (ad esempio il rosario), ma deve essere educato a forme ancora più ricche e pregnanti di sapienza divina come la preghiera liturgica: dalla liturgia delle ore (Lodi e Vespri) alla liturgia eucaristica. L'importante è non stare totalmente isolati nelle proprie istituzioni, ma essere con criterio tra il popolo di Dio per testimoniare a tutti la gioia della propria consacrazione e la tensione verso i tempi futuri.
Auguro a tutti voi di godere del dono di Dio e di testimoniarlo con gioia grande e sincero entusiasmo.
Con la mia benedizione.

Perugia, 2 febbraio 2001
Presentazione di Gesù al Tempio

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