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Costanzo, patrono della comunità perugina |
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1.La comunità è prima di tutto quella cristiana: Costanzo è venerato, infatti, come vescovo fondatore della Chiesa locale, cui ha donato la fede e la Parola di Dio, confermandole con il sangue.
Quella comunità cristiana però, minuscola al principio, ha finito per contrassegnare il volto anche sociale della città, diventata e rimasta per secoli cristiana. Questi tratti fisionomici, che vengono da lontano, non si cancellano per qualche moderna insofferenza di chi non li condivide, o per qualche "sbandata" comportamentale degli stessi cristiani. La Chiesa, - tale è la comunità cristiana con il suo vescovo, successore di Costanzo -, non interferisce più nei fatti organizzativi della città, sia perché la città è cresciuta e non ha più bisogno di certe supplenze, sia perché la Chiesa ha ben altre cose da fare, a cominciare dall'evangelizzazione dei pagani di tutti i tempi e dalla cura pastorale del popolo di Dio. L'intervento che la Chiesa nel suo insieme fa ancora e farà sempre circa le cose temporali è quello indicato nella Lettera a Diogneto, un documento della prima cristianità, che parla di una presenza dei cristiani nella società come dell'anima nel corpo: un supplemento d'anima, quindi, in una realtà mondana che talvolta mostra di non averla l'anima. Non per via di dominio, ma di fermento o, se si vuole, di servizio, mostrando con i fatti le proprie scelte, che solitamente vanno controcorrente. La Chiesa cioè opera sul piano delle coscienze perché certi suoi "valori", che ritiene essere valori di tutti in quanto legati alla razionalità e alla dignità dell'uomo, siano accolti anche nella più ampia ed eterogenea società civile: si pensi ai valori della vita dal suo concepimento alla fine naturale, d'una educazione al senso religioso, della unità della famiglia - cellula della società - da difendere e tutelare con ogni mezzo prima e più di ogni altra convivenza, d'una vita sobria e onesta, della solidarietà fraterna, della riconciliazione e del perdono reciproco come percorsi di pace, e così via. La Chiesa ritiene che questi valori debbano concorrere alla formazione di un'etica pubblica e civica: ne ha bisogno la città, se non vuole polverizzarsi dietro comportamenti arbitrari e destabilizzanti, che erigono una libertà anarcoide a supremo valore da tutelare sempre e comunque. La libertà, che è un valore difficile, esige come fondamento la verità sull'uomo: diversamente è arbitrio e avallo per la prepotenza del più forte, e cioè la legge selvatica della giungla. Giunge fino a noi il grido soffocato della Pimentel, una donna forte salita sulla forca durante i moti di Napoli del 1799: "O libertà, quanti delitti si compiono nel tuo nome!". Amo ripetere, con Pio XII, che occorre trasformare la nostra società da selvatica in umana e da umana in divina: e per questo la Chiesa, con la sua bimillenaria esperienza in umanità, è ben attrezzata. E questo cerca di fare, non altro, quando parla per richiamare l'attenzione di tutti su problemi di comune interesse: anche se non la ascolta nessuno, anche se sa di perdere o di essere subito rampognata e contraddetta, anche se puntualmente si tornerà a gridare: "la Chiesa non faccia politica!"... Si ripete spesso la storia di David e Golia: ma certamente Golia morirà e David vincerà; la storia lo ha mostrato molte volte! La Chiesa, - è bene ricordarlo -, non è mai contro l'uomo, ma è sempre per l'uomo. Semmai è contro il male, il peccato, non contro il peccatore, anche quando la condanna del peccato è impopolare.
2.Per questo intreccio bimillenario di rapporti il Patrono della Chiesa locale è anche il patrono della città, il suo celeste difensore e modello di vita. A lui torniamo a raccomandare la pace sociale e lo sviluppo armonioso della nostra città. Per questo, fedeli ad un antichissimo rito che così com'è risale agli inizi del Trecento, e cioè alla forte e creativa stagione del libero comune, la civica autorità, a nome di tutto il popolo, torna ad offrire, in segno di onore e di rispetto, un cero che arda accanto al sepolcro del Martire, come testimonianza di affettuosa memoria e di cordiale supplica. L'accolgo nella persone del suo sindaco, con particolare deferenza e gratitudine.
Nella città, come nella Chiesa di Perugia, trovano risonanza partecipe e operosa tante angosce del mondo: dalla guerra del Kosovo (tanto per ricordare alcuni eventi per i quali ci siamo interessati) alla guerra tra Palestina e Israele (quante iniziative a questo proposito, per le quali esprimo vivo compiacimento...); dal dramma dell'usura a quello della prostituzione; dalla emarginazione e problematicità degli immigrati alla tragica memoria della Shoa; dall'uragano Mitch e dal terremoto del Salvador a quello recentissimo dell'India; per non parlare dell'impegno solidale nel Malawi. Vogliamo essere presenti a queste pagine di sofferenza per ragioni di giustizia e di solidarietà fraterna. Le iniziative che a questo proposito si prendono hanno una valenza educativa di grande importanza per l'opinione pubblica, specialmente se accompagnate da gesti concreti e coinvolgenti, che in taluni casi abbiamo preso e possiamo prendere insieme.
Il santo martire Costanzo ci aiuti in questa opera di pacificazione e di redenzione sociale. A lode e gloria di Dio.
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