Chi siamo Scrivi alla diocesi Ritona all' Home Page




RACCORDO on line      

Può essere chiusa la porta della misericordia?




1.Si conclude quest'oggi un anno di eventi eccezionali sul piano della grazia, i cui risultati sono noti soltanto a Dio e, per qualche parte, ai confessori; ed anche sul piano della movimentazione del popolo cristiano lungo le vie di pellegrinaggio, come blando segno di una volontà di penitenza e di conversione. Anch'io, come i vescovi e i sacerdoti, sono testimone di "miracoli" della grazia divina, di una sua abbondante effusione a vantaggio del corpo di Cristo che è la Chiesa: e ne lodo e ne benedico Dio. I fatti organizzativi non mi interessavano prima e non mi interessano ora. So che la comunità cristiana, almeno nella sua parte più sensibile, s'è scossa da certo suo torpore ed ha iniziato un suo graduale cammino di ripresa: e questo basta per essere lieti a sufficienza. Gli eventi di Roma, più clamorosi, sono stati uno stimolo ed una traccia operativa per gli eventi delle singole chiese locali, meno appariscenti; ma la grazia è circolata con abbondanza nel corpo mistico di Cristo.
Abbiamo chiuso ora un altro segno eloquente dell'evento giubilare, e cioè la fatidica "porta santa", ben sapendo però che non si chiuderà mai la porta della misericordia di Dio, di cui quella fisica della nostra cattedrale, tutta ornata d'arte, è stata corposo simbolo. Non possiamo che renderne grazie a Dio che ci aiuta in tal modo ad entrare più attrezzati spiritualmente e culturalmente nella "nuova epoca della storia umana", come la definiva già il Concilio (GS 54). Di tutta la grandiosa celebrazione ci resta l'immagine di una Chiesa certamente "restaurata" (nel senso di un qualche ritorno alle origini) e certamente più "giovane" (nel senso di una nuova espansione tra i giovani, e di una rinnovata attitudine missionaria). Rimane pure la volontà di mettersi in più attento ascolto non solo della Parola di Dio, ma anche delle parole inquiete degli uomini, e di verificare quanto delle critiche che si fanno alla Chiesa sia derivato dalla nostra insufficiente testimonianza. Per questo nei "laboratori" di fede e di carità, che daranno corpo alla nuova evangelizzazione, occorrerà verificare con serietà situazioni e comportamenti non evangelici, affinché santa madre Chiesa, purificata nuovamente dalla Parola e dai sacramenti, sia "piena di splendore, senza macchia né ruga e senza difetti: santa ed immacolata come Cristo l'ha voluta" (Ef 5,27).
Vi chiamo perciò al lavoro, fratelli e sorelle carissimi, perché la nostra Chiesa perugina-pievese torni a fiorire in santità, ed anche in umanità, come nei suoi tempi migliori, quelli dei martiri. A questo compito ci esorta personalmente anche il Papa che, salutando in piazza San Pietro i 1200 ministri laici della Chiesa perugina il 30 settembre 2000, diceva loro: "Carissimi, tra di voi vi sono numerose persone direttamente impegnate nel lavoro pastorale parrocchiale. Nel manifestare apprezzamento per la vostra generosa attività a fianco dei sacerdoti, auspico che la disponibilità da voi dimostrata durante il recente Congresso Eucaristico diocesano, come pure in vista della visita pastorale e delle "missioni al popolo", continui anche nel futuro, così da assicurare un sempre efficiente servizio alle vostre rispettive comunità. In forza della vostra consacrazione battesimale, siete chiamati a farvi corresponsabili dell'annuncio del Vangelo, sotto la guida dei vostri pastori. Vi invito, pertanto, ad una costante formazione spirituale e intellettuale, affinché attraverso di voi l'amore della Chiesa, riflesso dell'amore di Dio, giunga più facilmente ad ogni uomo e ad ogni donna".

2.Come procedere allora nel dopo-giubileo?
Non ci sono programmi particolari, perché la via del nostro cammino di chiesa è segnata già da tempo (ed è la nuova evangelizzazione); passa per gli snodi della famiglia e dei giovani, sollecitando la corresponsabilità ecclesiale di tutti; e s'avvale di una strumentazione quale i già menzionati "laboratori di fede e di carità", che vogliamo prendere molto sul serio. La visita pastorale consentirà di fare il punto sulla situazione, ma anche di rilanciare tante virtù nascoste del popolo cristiano, cui è tempo di chiedere la trasparenza della propria identità di fede e il coraggio di osare.
Anche sul piano sociale faremo particolare attenzione ai criteri indicati nella "Lettera a Diogneto", sapendo di poter concorrere a pieno titolo alla edificazione di una città terrena che non sia "Babele", ma "Nomadelfia", e cioè una città dove la fraternità sia legge e la moralità pubblica ne sia la difesa; dove, - tanto per riprendere un'espressione dell'irruente Giosuè Carducci -, "deve essere lecito in buona repubblica non vergognarsi di Dio". Gli spazi di collaborazione sono molti: e lo ricordo in modo particolare ai laici cristiani, ai politici come ai professionisti, perché abbiano senso di responsabilità e voglia di intervenire. I campi privilegiati dell'impegno specifico dei cattolici nella vita sociale e politica sono gli stessi di sempre: dalla famiglia ai processi educativi e istruttivi dei giovani; dalla difesa ad oltranza della vita all'etica pubblica e civica; dalla costruzione d'una società veramente libera e democratica dinanzi ai molteplici condizionamenti economici e ideologici, all'apertura generosa alle situazioni del sottosviluppo e alle urgenze della pace. Penso pure agli ardui problemi dell'immigrazione e dell'integrazione culturale e sociale, alla deleteria sovraesposizione dei giovani ai modelli virtuali, alle molte violenze contro la natura, alla eccessiva frammentazione del tessuto sociale per interessi particolaristici ecc. La complessità della situazione richiede oggi una collaborazione la più ampia possibile: non si possono fare battaglie politiche fittizie (e dico questo pensando pure alle prossime elezioni!). Anche in regione, se vogliamo, può attenderci un impegno serio per la elaborazione, ad esempio, dello Statuto, e cioè di un documento istituzionale destinato ad influenzare pensieri e comportamenti per più generazioni. Esso potrà invece costituire l'occasione, almeno nei suoi passaggi fondamentali, per un dialogo serio tra cattolici e laici, anche per superare in questa come in altre occasioni quell'impasse anacronistico tra ideologia e politica, tra Chiesa e società, tra religione e cultura, che ha condizionato la vita pubblica della città e della regione da più di un secolo a questa parte.
Al dono dall'alto, che è Gesù, - dono del Padre ad una umanità bisognosa di pace -, si unirono, duemila anni fa, i doni dei magi. I magi questa volta siamo noi, bisognosi di ritrovare presto la "stella" della verità, che è Dio con i suoi richiami, per non perderci nel vociare inconcludente di un formicaio impazzito, quale a volta mostra di essere la società degli uomini.

[INIZIO PAGINA]