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Famiglia tra offerta e domanda di amore




1.Anche del Natale di Gesù possiamo dir così. È stata un'offerta d'amore di Dio per ciascuno di noi: quel Bimbo è il Figlio di Dio che ci è stato donato come testimonianza e pegno d'un amore che non ha confini. Noi tutti siamo i beneficiari.
Ma è anche una richiesta d'amore: è il bimbo a chiederlo, lui che sperimentò l'impotenza degli inizi e vuole essere aiutato. Come tutti i figli di mamma, chiede anche lui un padre e una madre che lo coccolino e lo aiutino a crescere e a diventare autonomo e libero.
Dal Natale ci giunge quindi una provocazione ad amare, a non rimanere indifferenti dinanzi alle attese dei piccoli, dei poveri, degli emarginati, degli indifesi. Tali sono gli stessi bambini sfruttati per vergognose violenze sessuali dei pedofili, o per lavori sopra le loro forze, o per accattonaggi sistematici.
Ma tali sono anche i reietti della vita: le schiave del sesso anche minorenni e disabili, i disperati della terra senza pane e senza casa (gli emigrati delle varie etnie e culture), chi subisce le guerre e le sue violenze, i soli, gli abbandonati, gli esclusi... C'è un coro di richieste che sarebbe assordante se aprissimo un po' più mente e cuore.
Dal Natale però ci giunge anche un'offerta d'amore. Tale è la "buona notizia" in grado di ridarci fiducia e speranza: "Coraggio! sei amato da Dio! Non sei solo". Quanto è importante sentirsi ripetere queste parole dopo certi fallimenti!

2.Su questo registro dell'amore offerto e richiesto si snoda tutta la vicenda natalizia, ma anche tutta la vicenda familiare. È nella famiglia che in particolar modo si coglie questo dinamismo d'amore, che è il cuore stesso dell'identità familiare. Com'è triste la rottura, oggi così frequente, di questa rete di affetti all'interno della famiglia! Ne soffrono genitori e figli: e sono sofferenze non facilmente rimarginabili, nonostante tutti gli artifizi di un'apparente felicità.
In questa offerta d'amore, vorrei riflettere un attimo con voi su una specifica offerta d'amore: quella che la comunità cristiana deve dare perché una famiglia non vada in crisi e non sia travolta dalla crisi.
La Chiesa si sforza di far capire che il matrimonio, come tutti i sacramenti, non è un evento di salvezza solo personale, ma è anche una celebrazione comunitaria a lode della gloria di Dio, un avvenimento pasquale di liberazione all'interno di un popolo credente.
Per questo è bene celebrare i sacramenti con il popolo, senza isolarsi da esso: che il popolo cristiano, dentro il quale e insieme al quale viviamo la comune esperienza di fede, sia presente e partecipi attivamente! Nel caso del matrimonio, il popolo cristiano pregherà per gli sposi, li accoglierà come famiglia, testimonierà il loro amore e la loro fede, si impegnerà a sostenerli nei momenti di difficoltà, a prevenire rotture, ad incoraggiare la ripresa se sopraggiunge stanchezza, ad aiutarli in ogni modo spiritualmente e materialmente; in una parola la presenza della comunità alla celebrazione sta ad indicare la volontà di farsi carico di questa nuova "piccola chiesa" e di voler essere una "comunità educante" di sostegno.
Non è quindi curiosità o pettegolezzo, o semplice rapporto di umana amicizia o di parentela che fa stringere il popolo cristiano attorno ad una coppia di sposi, ma un vincolo di fraternità sacramentale nato con il battesimo, con conseguente bisogno di testimoniare anche comunitariamente fraterno affetto.
Di qui il senso delle cosiddette "pubblicazioni" che mirano a sollecitare le corresponsabilità di tutti, la scelta della chiesa ove celebrare le nozze nell'ambito della parrocchia della sposa o di quella dello sposo o dove la coppia andrà a vivere, il tono di festa collettiva.
Anche la comunità cristiana offre il suo amore e guarda all'amore della giovane coppia come ad un segno sacramentale dell'amore di Cristo per la Chiesa.
Una comunità cristiana degna di questo nome farà corpo unico intorno alla nuova famiglia per prevenire le crisi dell'amore, per medicarle con le medicine della fede e della morale cristiana, per soffrire con chi soffre e farsi carico dei più deboli: una famiglia numerosa, un figlio che si sbanda, la difficoltà di aprirsi alla vita, un'improvvisa situazione di crisi economica...
In tempi di massificazione e di anonimati, di famiglie cellulari e di disgregazione sociale, questa sensibilità della comunità cristiana che fa capo alla parrocchia può risultare un coadiuvante molto efficace per la sanità della famiglia e, indirettamente, della società, oggi in preda alle convulsioni di crisi familiari dolorosissime.

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