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Gesù, l'escluso dalle nostre case




1."Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto". Sono parole di una tristezza infinita: i "suoi" di ieri non lo accolsero, ma anche i "suoi" di oggi seguitano a non accoglierlo, anzi hanno finito spesso per sacralizzare cose che non hanno niente a che vedere con il Natale, dimenticando il Festeggiato. Si pensi a cosa è ridotto oggi il Natale festaiolo e consumista...
E così succede che per i piccoli il Natale è solo Babbo Natale, che deve portare una lunga lista di regali. Questa perdita graduale di identità cristiana è grave, e la Chiesa fa fatica a remare in senso contrario. Anch'essa infatti sta correndo il rischio di adagiarsi sulle banalità dei luoghi comuni. Parliamo infatti, anche noi cristiani, sempre più spesso di pace paciosa e di bontà buonista e di gioia caramellosa, dimenticando che solo Cristo è la nostra vera pace e la misura di essa, solo Cristo è il nostro vero bene anche sociale, solo Cristo è la nostra gioia che non esclude peraltro né fatica né croce. Non vi sembra che a furia di scimmiottare costumi d'altri popoli stiamo vendendo l'anima alla banalità? È tempo perciò di fortezza per reagire e ritrovare la coerenza, la fedeltà, l'entusiasmo del nostro essere e vivere da cristiani in questo tempo. Non intendo demonizzarlo questo tempo, o accusarlo più di tanto, o prenderlo a pretesto per piangerci addosso: è il "nostro" tempo, con le sue incredibili opportunità e le sue tante contraddizioni. "Per l'uomo forte, - diceva santa Caterina da Siena -, felicità e infelicità sono come la sua mano destra e sinistra; l'uomo forte si serve di entrambe". Possono effettivamente interagire come suggeriva Peguy: nel Natale è Dio che "ha messo nelle nostre deboli mani la sua speranza eterna. E noi peccatori allora non metteremo la nostra debole speranza nelle sue mani eterne?".
I suoi non l'hanno accolto, dice il Vangelo; noi però vogliamo accoglierlo rinnovando per l'occasione la nostra vita, riscaldandola di passione per Gesù, colui che può dare compimento alle nostre attese e alle nostre speranze. Il profeta Isaia ci indica la via di questo rinnovamento interiore, che abbiamo perseguito molto seriamente nell'anno giubilare: "Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l'oppresso, rendete giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova", ma anche - oggi - la causa dell'immigrato, delle schiave del sesso, dei malati mentali e così via. Gesù non deve essere, proprio Lui, l'escluso o l'emarginato o l'ignorato delle nostre case, perché Lui è la Via, la Verità, la Vita. Il cristiano non ha miti e feticci cui inchinarsi; attraverso Cristo, che lo ha liberato da tutte le schiavitù a cominciare da quella mortifera del peccato, egli è un uomo libero, che canta ogni giorno la sua libertà.
"A quanti l'hanno accolto, - ci ripete l'evangelista Giovanni -, egli ha dato potere di diventare figli di Dio". Per questo san Leone Magno gridava ai cristiani del suo tempo, nonostante fossero afflitti da grandi sventure: "Agnosce, christiane, dignitatem tuam": riconosci, cristiano, la tua grande dignità, e non volerla avvilire con il peccato, e soprattutto non volerti arrendere dinanzi alle difficoltà.

2.Proprio perché il Festeggiato è il principe della pace, anzi la Pace stessa, Colui che di più popoli fa un solo popolo con nuovo vincolo di fraternità, dobbiamo farci strumenti della sua pace. Dobbiamo farlo nelle nostre case, dove le famiglie si rompono con tanta facilità e i figli soffrono; nelle nostre chiese, dove talvolta i laici continuano a sentirsi ai margini; con i nostri giovani, che vivono tra la nostalgia di un Dio che non conoscono e la prepotenza degli istinti malvagi che li circuiscono senza requie.
Ma fremiti guerreschi, o almeno di tensioni sopra le righe, che sfociano di nuovo in attentati omicidi come a Roma, stanno anche dentro la nostra società, ove i toni della contesa si vanno facendo aspri e violenti, mettendo la morale sotto i piedi e dimenticando la suprema legge del bene comune. C'è troppa esacerbazione di animi e troppa violenza verbale a causa di irrigidimenti di parte che impediscono di capirsi e di capire. Si sentono anche, sempre più frequentemente, parole insane sull'accoglienza degli immigrati, che spesso giungono tra noi per fame o per fuga dinanzi alle persecuzioni; o sulla sorte di tante schiave del sesso, spesso minorenni e addirittura disabili, che vengono trattate peggio delle bestie del circo.
Rumori poderosi di guerra poi continuano a giungerci da tante aree del nostro pianeta: da paesi oppressi dal fondamentalismo islamico (Molucche, Indonesia, Sudan...), da rivendicazioni separatiste (Baschi, Irlandesi del Nord), da feroci lotte tribali (in molte regioni dell'Africa) per arraffare soldi e potere, e soprattutto, - più vicine a noi -, dalla polveriera del Kosovo, ove si trovano volontari della nostra diocesi in servizio di pace, - ai quali mando un cordiale saluto -, alla terra di Gesù, la Palestina, dove non si riesce a trovare un accordo decente a causa dell'idolatria della terra. Sia pace tra noi e nelle plaghe del mondo dove regna la violenza!

3.La Parola di Dio, che ci è stata data come dono in Gesù, ci consenta infine di vivere ogni parola anche umana come dono. Penso all'importanza del dialogo sincero per capirsi, per smussare le asperità, per comunicare la speranza e la gioia della fraternità. È anche dialogo ecumenico, dialogo interreligioso, dialogo interculturale tra credenti e non credenti, tra cattolici e laici. Quando il cristiano dialoga sa che tra le due parti c'è sempre il Logos di Dio, la Parola che ci è stata donata in Gesù: e quel Logos si fa luce di Verità e dà forza a ogni tentativo di riconciliazione e di pace.
Non possiamo vivere bene il nostro Natale senza l'accoglienza mite e serena di questo inatteso dono della Parola di Dio fatta carne in Gesù: è Lui la Parola che ci giudica e ci salva nella misura in cui l'accogliamo nella nostra casa.
Anche noi, come i cristiani dei primi secoli, gli gridiamo:
Maranatà: vieni, Signore Gesù!

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