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RACCORDO on line      

"Questa è la volontà di Dio: la vostra santificazione"




"

L’arcivescovo apre il primo numero di Raccordo
del 2001 con un invito
alla Santità.
È questo, infatti, il fine
cui tutti i cristiani
devono tendere.
Anche il Papa nella lettera
Novo millennio ineunte
richiama il popolo cristiano alla santificazione
e al recupero di un impeto di speranza
e di fiducia in Dio
per il nuovo secolo
e il nuovo millennio.

"

Carissimi,

1.Avrete certamente notato che il Papa, nella sua lettera apostolica post giubilare Novo millennio ineunte, ha indicato a tutti i cristiani, "a comune edificazione e orientamento", alcune priorità pastorali, e ha parlato espressamente della santità. Ciò di cui la Chiesa e il mondo hanno oggi più bisogno sono i santi, e cioè coloro che vivono con coerenza la radicalità evangelica e le virtù proprie del cristiano, fede - speranza - carità, con l'abituale contorno di virtù morali, in primo luogo la preghiera. "Additare la santità, - scrive questo Papa coraggioso che ama andare controcorrente -, resta più che mai un'urgenza della pastorale". Del resto non ci ha detto Gesù: "Senza di me non potete far nulla"? (Gv 15,5).
Fatichiamo tanto ad inseguire la gente per parlare di Gesù Cristo! Bisognerebbe invece invertire la rotta diventando santi, e allora sarà la gente a cercarci. Lo abbiamo visto tante volte anche noi, ad esempio con padre Pio di Petralcina, madre Teresa di Calcutta, papa Giovanni XXIII... Quanta gente si interessava di loro, li amava, li seguiva! E non era curiosità morbosa a spingerla dietro di loro, come succede quotidianamente con i "santoni" (maghi, guaritori, veggenti, visionari, stranoidi di ogni risma...), ma il fatto che in loro si vedevano i segni della presenza e dell'amore di Gesù attraverso la preghiera, la mitezza, la disponibilità, l'aiuto ai bisognosi, l'amore alla Chiesa... L'incontro con loro generava pace perché lasciavano trasparire il volto misericordioso del Salvatore che non giudica e non condanna, ma sempre accoglie con quella capacità di infondere fiducia e di generare speranza che l'apostolo Paolo mirabilmente descrive nel suo inno all'amore (1 Cor 13).
Il livello di santità dei cristiani è il metodo e il linguaggio preferenziale della nuova evangelizzazione, la sesta via per dimostrare agli increduli l'esistenza di un Dio misericordioso (come diceva il filosofo credente Jacques Maritain), l'unico vangelo che gli uomini d'oggi ancora leggono e ascoltano.
Ricorderete un "fioretto" di san Francesco, il decimo, quello in cui frate Masseo disse "proverbiando" al Santo che tornava dall'orazione nella selva: "Perché a te, perché a te, perché a te?" E cioè: "Perché a te tutto il mondo viene dietro e ogni persona pare che desideri di vederti e di udirti e di ubbidirti? Tu non sei un bell'uomo, tu non sei di grande scienza, tu non sei un nobile: da che deriva il fatto che tutto il mondo ti viene dietro?". Francesco rispose, anche lui celiando: "Vuoi sapere perché a me? Vuoi sapere perché a me? Vuoi sapere perché a me?... Dio non ha trovato tra i peccatori un uomo più indegno, più insufficiente, più vile di me; e perciò ha scelto me per confondere la nobiltà, la grandezza, la forza, la bellezza, la sapienza mondana, in maniera che si conosca che ogni bene viene da Lui e nessuno si possa vantare dinanzi a Lui".

2.È con la santità della vita che il cristiano diventa "interessante" anche per un'opinione pubblica distratta. Interessante non perché fa "miracoli" (i miracoli non sono di per sé necessari per la santità: è necessario vivere la radicalità della fede, della speranza e della carità!), ma perché ha il coraggio di andare contro-corrente, non si vergogna della sua fede - anzi ne parla con gioia ed entusiasmo, mostra coerenza in tutte le sue scelte, sa pagare di persona l'emarginazione sociale cui potrà essere condannato, perdonando e amando chi lo mette in croce. Pazienza, gioia, affidabilità, serenità, condivisione ed altro ancora lo caratterizzano, anche se vive nel nascondimento come tante miti mamme di famiglia, o come tanti sacerdoti e religiosi e religiose che hanno donato l'intera vita alla causa di Cristo e dei fratelli bisognosi senza mai mettersi sotto l'occhio dei riflettori...
È di questi eroi anonimi, di queste virtù nascoste, di questa santità diffusa che la Chiesa ha più bisogno oggi, che un mondo alla deriva ha assoluto bisogno. E tali possono essere tutti: i giovani studenti che passeggiano per corso Vannucci o siedono sulla gradinata della cattedrale, i professionisti presi dai diversi servizi in una città dalle molteplici esigenze, gli uomini e le donne impegnati nei mondi della politica - della cultura - dei servizi sociali dell'amministrazione..., e cioè laddove si promuove e si organizza una convivenza giusta e pacifica.
Tutti possono essere santi. E questa santità di base diventa il miglior contributo "politico" che la Chiesa, la quale vive nella società come l'anima nel corpo, può dare alla società stessa. Lo comporta il battesimo che abbiamo ricevuto e che ci impegna a promuovere il radicalismo del discorso della Montagna ("Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" Mt 5,48); lo richiede l'adesione a colui che è "il Santo" per antonomasia, anzi il "tre volte Santo" (Is 6,3); lo esige l'appartenenza a santa madre Chiesa, la Sposa di Cristo santificata dal sacrificio del suo Sposo (Ef 5,25-26); lo vuole il mondo, che lancia con i suoi fallimenti l'S.O.S. per trovare aiuto. "Sarebbe perciò un controsenso, - scrive il Papa -, accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all'insegna di un'etica minimalista e di una religiosità superficiale. [...] È ora di riproporre a tutti con convinzione questa 'misura alta' della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione" (NMI 31). Va da sé, allora, che dobbiamo operare per questa santità 'diffusa', che richiede l'eroismo 'bianco' dell'umile fedeltà quotidiana, da cui sono generati i santi senza aureola, e non solo quello 'rosso' del martirio.
3.È possibile questa santità? Certamente. Basta ricordare l'espressione tipica di tanti cristiani seri: voglio farmi santo! Il cristiano sa bene che ogni grazia è dono, e non pretesa illusoria né conquista del proprio volontarismo. E il dono va chiesto ed invocato, lasciando a noi la responsabilità di fare spazio all'azione dello Spirito Santo, che ci "cristifica" e ci "divinizza" essa ci rende sempre più simili a Dio per la via dell'obbedienza alla sua Parola, come fu di Maria di Nazaret, e non per la via sbrigativa e presuntuosa della disobbedienza, come fu dei progenitori.
Il Papa ci ricorda che anche per la santità c'è una "pedagogia" contrassegnata dal rispetto della 'vocazione' di ognuno, e quindi dal suo stato di vita e dal suo lavoro, in maniera da "adattarsi ai ritmi delle singole persone". Un tempo si credeva che per diventare santi occorresse passare per le vie o dell'eremitaggio solitario o della vita monastica; sorsero poi le innumerevoli 'devozioni' a impianto emotivo; oggi, tempo di vocazione universale alla santità - come ci ha ricordato il Concilio nel prezioso capitolo V della Lumen Gentium, parliamo di santità anche ai laici: e per essi la via della santità passa attraverso la specifica vocazione e ministerialità di ciascuno. Il prete si santifica vivendo intensamente la sua ministerialità sacerdotale; i genitori si santificano amandosi seriamente e facendo bene il compito di genitori; i professionisti si santificano svolgendo con competenza e rettitudine, ed anzi con vero amore al prossimo, il loro mestiere; i politici e gli amministratori si santificano perseguendo senza secondi fini il bene di tutti, e non quello del proprio gruppo o i propri personali interessi, pensando e prevenendo il futuro e governando con senso di grande responsabilità dinanzi a Dio e alla storia; i giovani si santificano preparandosi bene alla vita di domani, senza sotterfugi, amando preghiera e sacrificio, lavorando e studiando con serietà, approfondendo le ragioni del credere e la qualità dell'amore anche umano. E così via.
Il Papa chiede anche di "integrare le ricchezze della proposta rivolta a tutti con le forme tradizionali di aiuto personale e di gruppo e con forme più recenti offerte nelle associazioni e nei movimenti riconosciuti dalla Chiesa". Torna di nuovo nelle sue parole l'attenzione al dinamismo formativo delle associazioni e dei movimenti, che hanno spesso modelli educativi e di spiritualità fortemente caratterizzati e di grande presa, specialmente sui giovani. Bisognerà in ogni caso ricordare che nell'associazione o nel movimento ci si forma, nella Chiesa locale (diocesi, parrocchie) e nel territorio si lavora, in maniera da non fare ghetti incomunicabili, che, proprio perché incomunicabili, non sono certamente spazi di santità.
Molto dobbiamo dire a proposito delle associazioni e dei movimenti come laboratori di santità, dentro o accanto alla parrocchia in cui si celebra continuamente l'evento liturgico. Le associazioni, anche le più belle, hanno bisogno di un intenso recupero sul piano educativo e formativo; i movimenti, dal canto loro, hanno bisogno di essere aiutati a convergere verso la Chiesa particolare.
Da queste realtà, che sono sempre esistite - in forme diverse - come fermento delle parrocchie, nasce un nuovo slancio missionario e s'arricchisce la vitalità della parrocchia stessa, purché siano eliminate le diffidenze reciproche e si converga nel far fiorire la vita liturgica della parrocchia come segno visibile della totalità dei credenti di un territorio. Anche di questo segno tangibile e di responsabilità si ha bisogno: l'unità e la comunione sono il contrassegno dell'amore trinitario, le separatezze e le divisioni sono il segno inequivocabile del maligno.

4.L'arte della preghiera. In essa, dice il Papa, il cristiano deve addirittura "distinguersi", giacché, dinanzi alle numerose prove cui oggi è sottoposta la fede, essi corrono il pericolo d'essere non solo dei cristiani "mediocri" ma addirittura dei cristiani "a rischio", pronti a "credere al fascino dei surrogati", accogliendo proposte religiose alternative e indulgendo persino alle forme stravaganti della superstizione (NMI 34). Se la preghiera è un'arte, bisogna allora impararla anche in autentiche "scuole di preghiera"; e per impararla ci vuole chi l'insegni. Tale insegnamento dovrebbe essere il primo compito dei sacerdoti e un "punto qualificante di ogni programmazione pastorale" (NMI 34). Non è un'arte di tecniche psicologiche o fisiche o mentali, per arrivare magari a forme di "meditazione trascendentale" d'impianto orientale, oggi di moda anche in ambito cristiano; ma è un'arte, fatta con le caratteristiche insegnate da Gesù Cristo (frequente, perseverante, fiduciosa, ordinata, distaccata dal peccato e dal rumore mondano ecc.), a partire dalla Parola di Dio compresa - pregata - attuata. "Mali male mala petunt" diceva sant'Agostino per indicare i principali fattori negativi del nostro pregare (cattivi chiediamo malamente cose non buone per noi). I monaci ci hanno trasmesso un modello di preghiera su e con la Bibbia che va sotto il nome di "Lectio divina", che possiamo far rivivere anche nelle nostre parrocchie.
In ogni caso è lo Spirito Santo di Dio che deve parlare in noi e con noi, facendoci fare l'esperienza esaltante dell'invaghimento del cuore e del dialogo d'amore, "fino a rendere la persona umana totalmente posseduta dall'Amato divino, vibrante al tocco dello Spirito, filialmente abbandonata nel cuore del Padre (NMI 33). Lode, adorazione, ringraziamento, supplica, ascolto, contemplazione, estasi d'amore sino alla ricapitolazione di tutto nel vertice trinitario... sono elementi che si intrecciano tra loro in un continuo dialogo, che deve svilupparsi lungo l'intero arco della giornata. "È necessario pregare sempre" dice Gesù (Lc 18), e sant'Agostino insegna "Prega sempre chi sempre desidera". L'esempio ormai classico del pellegrino russo ci consente di trasformare ogni respiro in un atto di amore.
A questo punto s'apre l'altro grande capitolo della preghiera pubblica della Chiesa, che interessa l'intera comunità parrocchiale e ne orienta le giornate. Alludo in particolare alla Liturgia delle Ore, destinata a prolungare nel tempo la celebrazione eucaristica e oggi "ritrovata", soprattutto in seno ai movimenti ecclesiali, per educare alla fede e alla preghiera le stesse comunità familiari, paragonate a "piccole chiese" domestiche. È specialmente nel giorno del Signore che i genitori celebrano il loro "sacrificio" familiare (la loro "messa"), radunati dalla Parola di Dio e fatti educatori di fede per i loro figli. "Una giornata della comunità cristiana, - scrive ancora il Papa -, in cui si coniugano insieme i molteplici impegni pastorali e di testimonianza nel mondo con la celebrazione eucaristica, e magari con la recita di Lodi e Vespri, è forse più 'pensabile' di quanto ordinariamente si creda. L'esperienza di tanti gruppi cristianamente impegnati, anche a forte componente laicale, lo dimostra". (NMI 35).
Gli stimoli che ci giungono dall'esortazione del Papa sono tanti. Ne ho ricordati brevemente alcuni perché siano oggetto della nostra riflessione e ci aiutino a ridare una forte accentuazione mistica alla nostra pastorale, affinché non si riduca a un semplice fare. Li affido ai preti, ai loro collaboratori, alle famiglie in questo tempo di quaresima, per dar vita a qualche iniziativa concreta: penso in particolar modo alla recita comunitaria in chiesa di Lodi e Vespro, o a celebrazioni della Parola di Dio nella forma di lectio divina in giorni appositi della settimana, o almeno alla recita quotidiana del Rosario.
Con la mia benedizione.

Perugia, 29 gennaio 2001
Festa di San Costanzo

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