Presentazione del 4° Rapporto sulle povertà “La forza della fragilità. L’impegno Caritas”. Dal Rapporto emerge «una domanda di aiuto in crescente espansione e marcatamente differenziata». Vicinanza alle famiglie di albanesi il cui Paese è alle prese con la difficile emergenza terremoto

Presentazione del 4° Rapporto sulle povertà “La forza della fragilità. L’impegno Caritas”. Dal Rapporto emerge «una domanda di aiuto in crescente espansione e marcatamente differenziata». Vicinanza alle famiglie di albanesi il cui Paese è alle prese con la difficile emergenza terremoto

Venerdì 29 novembre (ore 16), presso il “Villaggio della Carità” di Perugia (via Monte Malbe 1 – zona via Cortonese), sarà presentato il 4° Rapporto diocesano sulle povertà a cura della Caritas di Perugia-Città riferito ai dati 2018 raccolti dai Centri di ascolto (diocesano e parrocchiali). Redatto dall’Osservatorio diocesano sulla povertà e l’esclusione sociale diretto dall’economista Pierluigi Grasselli, il 4° Rapporto si intitola: “La Forza della fragilità. L’impegno Caritas”.

Tra le famiglie di stranieri regolari che si sono recate al Centro di ascolto diocesano nell’ultimo anno ci sono anche 49 albanesi (la quarta nazionalità più numerosa dopo Marocco, Equador e Nigeria), a cui la Caritas perugina non fa mancare la sua vicinanza materiale e spirituale a seguito del terremoto che ha colpito il loro Paese. A questa emergenza umanitaria la Caritas diocesana dedicherà l’“Avvento di Fraternità 2019” con una raccolta di offerte nelle parrocchie da destinare agli interventi messi in campo dalla rete Caritas a sostegno delle popolazioni terremotate d’Albania.

Alla presentazione del Rapporto interverranno il direttore della Caritas Giancarlo Pecetti e il prof. Pierluigi Grasselli. Quest’ultimo ha curato un’anticipazione-sintesi dei contenuti dello studio che offre (di seguito) ai media.

 Nell’attuale quadro di povertà in Italia e in Umbria, il nostro Osservatorio segnala, con riferimento al microcosmo di quelli che alla Caritas diocesana si rivolgono con richieste di aiuto, l’espansione significativa di queste negli anni recenti e la loro marcata differenziazione. Con riferimento agli utenti del Centro di ascolto diocesano, e distinguendo per cittadinanza, si nota la prevalenza degli stranieri, in grande aumento nel quinquennio 2014-2018 (da 425 su 773 nel 2014 a 714 su 1008 nel 2018, ovvero dal 55% al 70,8%). Distinguendo per genere, le femmine nel complesso nel 2018 superano fortemente i maschi (577 femmine contro 431 maschi, ovvero 57% contro 43%), risultando ancor più nettamente prevalenti con riferimento ai soli stranieri (61% di femmine contro il 39% di maschi). Una prima grande diversità si rivela nella distribuzione per classi di età.  Mentre la classe 18-34 pesa, nel 2018, tra gli italiani per il 10%, per gli stranieri vale il 31%.  Per la classe 35-44 al 37% degli stranieri si contrappone il 20% degli italiani. All’opposto, la classe 55-74 è il 33% degli italiani, di contro all’11% degli stranieri.  Se ne deduce il prevalere delle classi di età più produttive tra gli stranieri, e la distribuzione, tra i due gruppi, dei bisogni fondamentali di lavoro e di assistenza.  In specie, si propone il problema della disoccupazione dei giovani, con il rischio di povertà ed esclusione sociale, particolarmente elevato per i giovani di provenienza straniera. Una marcata differenziazione si riscontra, sempre nel 2018, anche sul fronte del nucleo di convivenza, che mostra in generale il prevalere di quelli che vivono con familiari: per gli italiani si tratta del 53% (che scende al 34% considerando solo i maschi), ma per gli stranieri il dato sale al 77%; gli italiani che vivono da soli sono invece il 44% (che sale al 62% con riferimento ai soli maschi) contro il 19% degli stranieri. Gli italiani poveri risultano dunque più vecchi e più soli, e quindi esposti al rischio di numerose criticità. Questa situazione, focalizzata sulle famiglie, ci richiama inoltre i valori molto alti, segnalati dall’Istat, della povertà assoluta tra le famiglie con componenti straniere, e il grido di allarme lanciato in Italia per la cospicua e crescente povertà minorile, indotto dalle condizioni di povertà delle famiglie. Quanto alla condizione abitativa, la maggior parte degli italiani (47%) vive in case in affitto da privati; per il 20% vive in case in affitto da ente pubblico (a condizioni vantaggiose); per il 10% dispone di una casa in proprietà. Per gli stranieri poveri le quote rispettive sono, in corrispondenza, il 74%, il 7%, l’1%; essi risultano dunque colpiti intensamente dalle molteplici difficoltà della condizione abitativa. Sul versante del grado di istruzione, tra gli stranieri l’incidenza più elevata riguarda i detentori di un diploma professionale (32%, contro il 20% degli italiani), seguiti da quelli con una licenza media superiore (18%, contro l’11% degli italiani); il 13% degli stranieri dispone infine di un diploma universitario (di contro a un valore pressoché nullo per gli italiani). Gli italiani poveri risultano non solo più vecchi e più soli, ma anche meno istruiti degli stranieri poveri; in generale, il basso livello di scolarizzazione ci rimanda al fenomeno della povertà educativa, collegata all’abbandono precoce del percorso scolastico. Per ciò che riguarda infine la condizione occupazionale, tra gli stranieri la percentuale di disoccupati (67%) è molto più elevata che tra gli italiani (54%), e mostra una forte prevalenza di femmine, invece che di maschi, come nel caso degli italiani; l’incidenza dei pensionati è inoltre irrilevante (4%), mentre è cospicua tra gli italiani (22%). Di fronte a questi caratteri della domanda, gli interventi compiuti dalla Caritas di Perugia si sono negli anni recenti molto espansi in termini quantitativi, e con un forte ampliamento dei servizi offerti: prevalgono nettamente i servizi di ascolto, seguiti dall’erogazione di beni e servizi materiali, dalla distribuzione di sussidi economici, da consulenze professionali, da servizi sanitari e servizi di alloggio. Si è poi fortemente potenziata la componente progettuale, orientata in particolare alla formazione ed all’avviamento al lavoro. In un’ottica più generale, è richiesta un’offerta articolata ed efficiente di servizi, pubblici e non, dei quali siano garantiti dotazione adeguata, accesso e fruibilità. E’ auspicabile, per fronteggiare al meglio il fenomeno della povertà, una Pubblica Amministrazione solerte nel monitoraggio, sollecita nel favorire la partecipazione di operatori e cittadini, nella direzione di un welfare sussidiario e comunitario. 

Pierluigi Grasselli