* * * Perugia: Inaugurato il Centro di Ascolto Caritas (CdAC) interparrocchiale nel Santuario della Madonna della Carraia di Castigline del Lago. Il cardinale Gualtiero Bassetti: nella Chiesa «sta prendendo piede la pedagogia della carità, la pedagogia del samaritano»

* * * Perugia: Inaugurato il Centro di Ascolto Caritas (CdAC) interparrocchiale nel Santuario  della Madonna della Carraia di Castigline del Lago. Il cardinale Gualtiero Bassetti: nella Chiesa  «sta prendendo piede la pedagogia della carità, la pedagogia del samaritano»

Facciamoci un esame di coscienza: non diamo soltanto qualcosa dei nostri beni, diamo qualcosa di noi stessi, diamo il nostro tempo nell’amare e nel servire gli altri». Così il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, intervenendo, il pomeriggio del 13 maggio, all’inaugurazione del Centro di Ascolto Caritas (CdAC) nel seicentesco Santuario della Madonna della Carraia, alla presenza dei rappresentanti delle Istituzioni civili e religiose locali e di numerosi fedeli delle comunità parrocchiali di Sanfatucchio, Panicarola, Macchie, Paciano, Vaiano, Villastrada e Sant’Arcangelo del Lago, costituenti la 32a Unità pastorale dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve che insiste su tre comuni dell’area del Trasimeno, Castiglione del Lago, Paciano e Magione. Questo nuovo CdAC è stato attivato per sostenere circa 50 famiglie in difficoltà grazie anche all’aiuto di una ventina di volontari. Il cardinale Bassetti si è soffermato proprio sull’importanza del volontariato, esortando tutti i cristiani ad essere dei buoni samaritani, perché, come ha sottolineato, «alla fine della vita Dio non ci chiederà altro che questo: “Ti sei chinato sugli altri? Ti sei interessato degli altri?” Questa domanda mi fa tremare quando ci penso, ma mi aiuta anche a vivere, perché il Signore non vuole essere uno spauracchio, ma Colui che ci stimola e ci invita ad amare».

Il presule ha esordito sottolineando l’importanza di una conversione pastorale e spirituale nella Chiesa che metta al centro la «pedagogia della carità». Si è detto «felice di vedere un’assemblea così numerosa», perché «questo è il segno che il concetto di carità sta entrando nella Chiesa. Sempre nella Chiesa si è vissuta la dimensione della carità: a Torino, ad esempio, vi sono i santi del sociale e della carità, Don Bosco, Cafasso, Cottolengo. A Firenze abbiamo avuto don Facibene, che tra gli orfani della prima e seconda guerra mondiale aveva accolto più di 1200 bambini, e lo chiamavano “il padre” in tutta la Toscana. Da sempre abbiamo questi “eroi della carità”, ma quello che mancava era una vera e propria pedagogia della carità. Anche nella mia generazione, ad esempio, si cercava un approfondimento della fede e della speranza, ma una pedagogia della carità nella Chiesa non esisteva. C’è voluto un uomo della grandezza di Paolo VI e la spinta di tutto il Concilio Vaticano II per intuire questa necessità».

«Dobbiamo ringraziare lo Spirito del Concilio – ha commentato Bassetti – se oggi si riflette sempre più su questo argomento: una carità organizzata, strutturata che sappia affrontare le necessità odierne, come, ad esempio, il problema di trovare alloggi per i padri separati. Conosco dei piccoli imprenditori che sono caduti in povertà perché non sono in grado di sostenere l’onere del mantenimento di una famiglia che si è scissa e qualcuno dorme nelle roulotte. Grazie a Dio, se noi possiamo parlare di questi problemi, è perché anche nell’ambito della Chiesa è cambiata mentalità: sta prendendo piede la pedagogia della carità, la pedagogia del samaritano».

Al riguardo il cardinale ha richiamato «in maniera forte il dovere della comunità cristiana di crescere in questa pedagogia della carità. Sento ancora confessioni troppo individualistiche – ha detto –, come se il cristianesimo fosse un fatto “tra me e Dio”. Non ci confessiamo su quelle che sono le nostre mancanze di carità nei confronti del prossimo, ma essere cristiani significa far parte di un unico corpo, alimentato da un’unica linfa, che è lo Spirito Santo, lo Spirito dell’amore».

Il presidente della Cei ha anche ricordato quanto da lui detto ad un recente incontro sull’amministrazione dei beni materiali della Chiesa italiana dove, «seguendo l’esempio dei miei predecessori – ha detto –, ho esortato i presenti a favorire al massimo la carità, perché è il fine della vita cristiana. Se ci sono 3 lire in più da spendere devono andare per la carità, non per le opere di culto o per il restauro dei monumenti. Prima la carità, prima il terzo mondo. Stiamo finanziando con circa 90 milioni di euro progetti per i Paesi più poveri della terra».