Le testimonianze

L'associazione Amici della Zizzi e' nata nel 1986, come gruppo, dopo la morte della mia mamma, il cui soprannome era appunto Zizzi, per scopi puramente egoistici ... avevo voglia di fare qualcosa per gli altri con lo scopo di non pensare alla disgrazia che mi era capitata (poi mi sono reso conto che c'e' di peggio!). Cosi' a 21 anni, figlio unico, poco dialogo con mio padre, dietro suggerimento di un sacerdote, Don Luigi, ho cominciato a dare ripetizioni a dei bambini in situazioni economiche difficili ... il primo contatto mi ha fatto scontrare con una realta' che non conoscevo ... e la botta e' stata forte! Di li' a poco le famiglie da seguire sono aumentate ... il 19 maggio 1987 ci siamo fondati con atto notarile ... e da li' e' iniziata la Grande Avventura.
Adesso abbiamo una casa in campagna ad Orentano (PI) in fase di ristrutturazione (sara' pronta in primavera). Questa struttura ci permette di ospitare tanti bambini nel periodo estivo (negli ultimi tre anni ne abbiamo avuti circa 50 ogni estate).
A Livorno abbiamo una struttura fatiscente, comprata dopo mille peripezie (condono compreso) e per la quale siamo in attesa dei permessi e sopratutto dei soldi necessari per ristrutturarla e ad ampliarla, in modo che possa accogliere 24 bambini in maniera residenziale, altrettanti per il diurno e ci permetta di autofinanziarci in maniera sempre maggiore. Tale struttura ospita gli uffici e il nostro "mercatino" dove raccogliamo cio' che la gente ci regala, oggetti che rimettiamo in vendita per autofinanziarci (amiamo dire che viviamo con la spazzatura della gente).
Sempre su Livorno abbiamo un'altra struttura, ma questa e' abitativa, dove teniamo 10 bambini in affidamento (quindi anche a dormire) ed altri 10 circa durante il solo pomeriggio per giocare e fare la lezione di scuola.
Per finanziarci inventiamo sempre nuovi modi e ci diamo parecchio da fare. Una parte delle nostre entrate deriva dai contributi volontari delle nostre 8400 famiglie associate, una parte da servizi a terzi (facchinaggi, traslochi, tinteggiature ...), qualche spettacolo, ma la maggior parte degli incassi viene dalla vendita al pubblico di materiale di qualsiasi genere che la gente ci regala (mobilia, quadri, giocattoli, vestiario, soprammobili, libri, computer ...).
Anticipatamente ringraziando, porgo i miei piu' cordiali saluti ed auguri di buon lavoro.
Riccardo
Ripoli
Livorno

Sono
nato cristiano e, almeno formalmente, lo sono sempre stato, anche
se ho avuto parecchie flessioni, più o meno gravi, tante piccole
morti e resurrezioni alla fede.
Ciò che sta alla radice della mia esperienza di fede è il
bisogno di un senso. Se tutto questo non avesse un senso, non ne
varrebbe la pena. La tradizione cristiana ha sempre affermato che
è Dio che chiama, che è lui che sceglie: bè, forse, nel mio
caso, mi chiama a sé tramite questa esigenza da cui non sono in
grado di prescindere.
Credo che Dio abbia stabilito un progetto sull'umanità, un
progetto che suppone un rapporto vivo con lui; e un rapporto ha
bisogno di fiducia ('fede').
Trovo che ciò sia espresso magnificamente e paradigmaticamente
nella vicenda del padre nella fede, Abramo. Su di lui Dio ha un
progetto, che si inscrive nel tempo (la 'discendenza') e nello
spazio ('la terra promessa'). Ma, per realizzarlo, c'è bisogno
dell'assenso dello stesso Abramo, della sua fiducia; una fiducia
che spesso non è affatto facile accordare a causa delle
resistenze e delle incredulità (la promessa suscita in Sara il
riso ironico) ma che dà i suoi frutti, perché Isacco viene
comunque alla luce.
Però non è tutto qui: non so perché, ma non è così semplice.
Dopo averti dato un segno della realizzazione di quel progetto,
Dio vuole di più, si mostra più esigente: te lo richiede
indietro, ti chiede di privarti di quella conferma, di fidarti
solo della sua parola.
Dio domanda il sacrificio di Isacco. E allora, la razionalità si
ribella: ma come? perché? che senso ha?
La risposta sta ancora nella fiducia in Lui, nella fede in una
prospettiva metarazionale che giace, come in filigrana, sottesa a
tutta la vicenda umana. Sta nel gesto silenzioso di Abramo che
carica la legna per il sacrificio sullo stesso Isacco e si avvia
verso il monte Moria. Tre giorni terribili, nell'assoluto
silenzio di Dio, interrotto solo dalla domanda ingenua del figlio:
"Dov'e' l'agnello per l'olocausto?".
Ma Dio non permette il sacrificio e, dopo la prova, rinnova con
piu' vigore la propria promessa.
Promessa che trova un segno tangibile e significativo all'altro
capo della storia della salvezza: se Dio non consente il
sacrificio del figlio di Abramo, permette quello del proprio. Lo
carica del legno della croce e lo incammina solo, nel silenzio
divino, verso il Golgota; questa volta si spinge anche oltre quel
che aveva richiesto all'uomo e non interrompe il sacrificio. Come
aveva risposto Abramo alla domanda di Isacco: "Dio stesso
provvederà all'agnello per l'olocausto".
Questa storia, però, non è finita, perché la via percorsa da
Cristo non si ferma davanti al sepolcro, continua oltre la morte,
con la resurrezione, indicando che il limite e la fragilità sono
superati, additando nuove prospettive e nuove speranze. Senza di
queste la vita non varrebbe niente, per me.
Ad Abramo Dio aveva detto: "Guarda il cielo e conta le
stelle, se riesci a contarle... Tale sarà la tua discendenza":
l'immensità e l'ineffabilità della volta celeste diventano
cifra del piano divino sulla storia. Credo che sia troppo bello,
per non essere vero.
Alberto Melani
Pistoia

Mi
chiamo Giorgio, ho quaranta anni, sono sposato da otto anni ed ho
cinque figli. Provengo da una famiglia che aveva notevoli
difficoltà, sia economiche che di salute. In particolare mia
madre soffriva di diverse patologie che hanno influito sulla
nostra vita.
Alla morte di un nostro zio, già vedovo, mio padre adottò i tre
cugini , così che in casa eravamo sei ragazzi.
Questa situazione, brevemente riassunta, ha determinato in me
molta ribellione, per le difficoltà di ogni giorno, ma mi ha
anche fatto crescere in fretta.
A quindici anni ho iniziato a lavorare, impartivo ripetizioni di
matematica, grazie all'aiuto anche dei miei insegnanti.
In tutto questo ovviamente non vedevo, anche perché non ci
pensavo molto, nessuna presenza di Dio. Il mio pensiero era
rivolto solo a trovare vie di uscita, di fuga da tutto quello che
mi stava facendo soffrire. Cercavo nello studio e nel lavoro il
modo di realizzarmi per ottenere al più presto successo nella
vita, e quindi indipendenza e felicità.
Nel '79 è morta mia madre, cosa che avevo egoisticamente
desiderato, ma che ha rotto l'equilibrio psicologico, seppure
precario, che vivevo. Ho vissuto una crisi interiore profonda,
chiuso in me stesso. Fino al momento in cui, al culmine della
disperazione, davanti ad un crocefisso, mi sono inginocchiato ed
ho invocato l'aiuto di Cristo: "Se Tu esisti, se sai tutto,
se puoi tutto, fai qualcosa". Dopo qualche minuto hanno
suonato alla porta e due donne mi hanno portato l'annuncio che
Dio mi amava. Questo episodio mi ha colpito e rimesso in moto
anche se sempre in un grande combattimento. In seguito sono
avvenute tante cose. Ho conosciuto una ragazza che mi ha
trasmesso il desiderio di conoscere Cristo. Questa ricerca mi ha
riavvicinato alla chiesa e mi ha portato, a 24 anni, a
prendere la prima comunione ed a essere cresimato. Nel 1986 è
morto mio padre, dopo otto mesi di malattia e ricovero in
ospedale, mentre svolgevo il servizio militare. Il caso ha voluto
che la notte che è morto fossi proprio io ad assisterlo. Quella
notte ho capito che le persone non ci appartengono, che hanno un
loro cammino che li riporta a Dio, che tutto svanisce in pochi
istanti e tutto è vano, senza senso, se fine a se stesso.
Questo lutto insieme ad altre grandi difficoltà mi hanno portato
a rivolgermi ancora con forza a Dio perché intervenisse. Ancora
una volta la risposta è venuta attraverso degli inviati che mi
annunciavano Cristo risorto, e che in parrocchia si sarebbero
tenute delle catechesi per adulti. Appena finito il servizio
militare ho iniziato a seguire questi incontri che mi hanno
cambiato totalmente la vita.
Il contatto con la Parola mi ha fatto capire che non si può
vivere mentendo a se stessi, lottando con tutto e tutti, solo per
se stessi. Ho sentito il bisogno di rompere tutti i legami
morbosi e malati ai quali mi poggiavo. Ho rotto con la mia
ragazza, dopo sette anni di legame, sono andato via di casa,
ho perso il lavoro. Mi sono trovato nella totale precarietà,
sperimentando che non mi mancava nulla, che c'era un Padre che
provvedeva a me, per il corpo e per lo spirito.
Sono stato accolto ed ospitato nella parrocchia per un breve
periodo, fino a che , poco alla volta il Signore mi ha
ricostruito la vita.
Nella sua misericordia ha avuto pazienza con me. Mi sono legato
ad una ragazza separata, lottando con Dio per questo, cercando la
mia volontà e la mia giustizia. Ma con la sua parola, con l'aiuto
dei catechisti, nella preghiera ha vinto la mia superbia. Ho
capito che amare non vuol dire possedere, avere per sé.
Nella rinuncia il Signore mi ha ricompensato con una donna, che
ora è mia moglie, che condivideva nella mia comunità il cammino
cristiano, che mi aveva fatto conoscere attraverso l'amore che
Lui gli aveva dimostrato nella sua storia.
Tutta la chiesa nella quale abbiamo vissuto la nostra fede ci ha
accompagnato verso il matrimonio che è stato un dono bellissimo
che il Signore ci ha fatto.
Tutti i sacerdoti della nostra parrocchia hanno concelebrato, i
nostri fratelli di comunità hanno preparato la chiesa e la festa
che è seguita, con una generosità ed un amore veramente grande.
Giorgio Calarco
Roma

Approfitto di questo spazio per salutare tutti gli amici della parrocchia di San Donato all'Elce, che di tanti elementi hanno arricchito la mia esperienza in età adolescente. Ho visitato il vostro sito, commuovendomi alla vista di alcune fotagrafie, ispirazione per tanti bei ricordi, e sorridendo di fronte ad altre! Un abbraccio veramente intenso va a Don Angelo, il quale con la sua pazienza e la sua voce profonda ed esperta, quanto sincera, ha saputo più di una volta confortarmi ed aiutarmi, e tuttora lo sta facendo, a distanza nel tempo, anche se i nostri incontri sono sempre più rari e più casuali. Un altro abbraccio lo voglio dedicare a chi da tanto tempo ha lasciato il nostro mondo, senza però dimenticarsi di lasciare una grande emozione nel mio cuore, ogni volta che la sua immagine ritorna alla mente. Ciao MARCELLO, a distanza di 10 anni ti ringrazio per tutti i latte, miele, e cognac che mi hai fatto per farmi tornare la voce in quelle stupende montagne dolomitiche. Avrei giurato al mondo che il Gruppo del GABBIANO sarebbe stato sempre presente nella mia vita, ma purtroppo il mondo gira, le cose cambiano, le persone crescono e le strade si dividono; polemiche, chiacchiere, discussioni non potranno mai soverchiare le esperienze vissute con tutti voi, cari amici del Gabbiano di San Donato, ed ogni volta che di fronte ad un fuoco parlo da solo con me stesso, tornate alla mente voi, con le vostre pacche sulle spalle, con i vostri consigli, con le vostre critiche e con tutto il vostro affetto. Vi voglio bene, tutti quanti.
Sandro Cicogna
Parocchia di S.Donato all'Elce (Pg)

Mi
chiamo Francesco, sono stato battezzato il 22 febbraio 1970 nella
chiesa di S. Maria Maddalena di Castiglione del Lago e ora sono
in cammino nella 3a comunità neocatecumenale di S. Costanzo
(Pg) per riscoprire il significato di quel Sacramento nella mia
vita attuale.
Visto che il "Catechismo della Chiesa Cattolica" mi
dice che "La fede è la risposta dell'uomo a Dio che gli si
rivela e gli si dona..." voglio parlarti di come è cambiato
il mio modo di rispondere in questi ultimi anni.
C'è un prima e un dopo.
Per spiegarlo mi è d'aiuto la "Preghiera per ottenere la
sapienza" (Sapienza 9, 1-6. 9-11) che t'invito a dire. L'ho
ricevuta dalla mia guida spirituale dopo essermi comportato da
prepotente con alcune persone perseguendo ideali celesti.
Prima di fare questa preghiera avevo la sensazione di ascoltare,
dedurre e poter rispondere partendo da me; dopo l'incontro con
questa preghiera, accanto alla sensazione avevo una sicurezza.
Tale sicurezza è stata importante perché è la cosa più utile
che ho ricevuto in mezzo al ripensare il dolore vissuto, per non
essere in balia dei significati dati in base alle sensazioni.
Se oggi il mio rispondere lascia trasparire una fiducia è per la
grazia di continuare a dire dei piccoli si, riconoscendomi
peccatore.
Quest'estate sono stato per un periodo seduto ad ascoltare alcuni
sacerdoti che mi hanno aiutato a guardarmi dentro. Riflettendo,
cercando di non impaurirmi di me stesso, aiutato dallo Spirito,
ho trovato nuove conferme delle opere di Dio nella mia vita,
eventi non attribuibili alle facoltà sconosciute del mio
cervello.
Per i miei amici delle scuole superiori sono "andato",
sto vivendo un'esperienza di fede troppo da integralista, ho
trovato una nicchia di riparo; non mi importa ciò che dicono: io
sono felice.
Ti confesso una parola, quella che ha fatto da sfondo per tutto
il tempo che mi è servito a esporre questi pensieri: "O
Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa: ma dì
soltanto una parola e io sarò salvato".
Francesco Massinelli, 29 anni
3a Comunità San Costanzo (Pg)

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