EUTANASIA

Il significato del nome: “dolce” morte

 Il termine eutanasia ha assunto nella storia vari significati

Nell'humus del pensiero stoico designa la morte come coronamento di una vita compiuta si combina con la visione di una morte carica di onore e libera da ogni costrizione. Compete al medico lenire i dolori, per rendere, il morire sopportabile

Nell'epoca moderna la parola si incontra nell'opera di F. Bacon (1605): al centro sta l'idea di umanizzare il morire tormentato.

Spetta infine a F. Nietzsche di farsi portavoce del diritto di determinare ora e modalità della propria morte in caso di una vita considerata inutile perché soffocata da sofferenze estreme

Sulla scia del social - darwinismo delineatosi nel secolo scorso, il giurista K. Binding e lo psichiatra A. Hoche (1920) sostenevano il diritto della società di liberarsi dal peso economico di una vita indegna di essere vissuta, come nel caso di persone malate o di gruppi di pazienti ad esse paragonabili.

 

La cultura della morte

Essa è prodotta da un fronte culturalmente agguerrito: illuministico, immanentistico, ateista, umanistico chiuso alla trascendenza; elaborato razionalmente, sostenuto da potenti strumenti di comunicazione sociale e che, oltre che sulla ragione, fa leva sul sentimento, sull'emotività, sull'utilitarismo pratico.  Un fronte che sa avanzare nell'opinione pubblica e penetrare nelle coscienze per suscitare convinzioni favorevoli e avere appoggio alla propria causa.

In che cosa credono

A questa cultura e ai loro seguaci interessa soltanto l'uomo nella sua dimensione orizzontale, nella sua realtà temporale.  In conformità al progresso tecnologico e alla civiltà del benessere viene privilegiato l'uomo che produce, che consuma ed è felice.  Di conseguenza, viene emarginato l’uomo che non produce, che non è felice e che è di peso alla società: per questa concezione è degna e merita d'essere vissuta soltanto quella vita che corrisponde a quei requisiti.  L' «altra» vita, che non produce, che non è felice, che è di peso alla società, non ha «dignità» e quindi neppure merita d'essere vissuta.

A stabilire i criteri tra ciò che rende la vita «degna» e ciò che la rende non degna, è lo stesso uomo, il quale si lascia guidare dalla sola ragione, peraltro ispirata dall'utilitarismo pratico.  Egli rifiuta o misconosce Dio e la sua irruzione nella vita e nella storia dell'umanità,  si reputa «padrone» assoluto della propria vita, che può gestirla a suo piacimento, salvaguardando soltanto gli ordinamenti sociali e politici, che però possono essere modificat su richiesta degli uomini. Insieme con la vita pretende di gestire anche la morte in modo autonomo e volontario.  Il dominio dell'uomo su se stesso è cosí non solo assoluto, nel senso che al di sopra e all'infuori di sé l'uomo non riconosce alcun altro essere e alcun altro potere, ma anche totale, nel senso che il dominio comprende anche la fine della vita, la morte, che non è piú un evento naturale, ma una scelta deliberatamente voluta.

 

Il supporto degli scienziati 

Manifesto sull'eutanasia

I974

 

«Noi crediamo che la coscienza morale sia abbastanza sviluppata nella nostra società per permetterci di elaborare una regola di condotta umanitaria per quanto riguarda la morte e i morenti.  Deploriamo la morale insensibile e le restrizioni legali che ostacolano l'esame di quel caso etico che è l'eutanasia.  Facciamo appello all'opinione pubblica, illuminata, perché superi i tabú tradizionali e abbia compassione delle sofferenze inutili al momento della morte [ ]. Ogni individuo ha il diritto di morire con dignità».

«Affermiamo che è immorale tollerare, accettare o imporre la sofferenza.  Crediamo nel valore e nella dignità dell'individuo, ciò implica che lo si tratti con rispetto e lo si lasci libero di decidere ragionevolmente della propria sorte [ ]. In altri termini bisogna fornire il mezzo di morire "dolcemente, facilmente" a quanti sono afflitti da un male incurabile o da lesioni irrimediabili, giunti all'ultimo stadio.  Non può esservi eutanasia umanitaria all'infuorì di quella che provoca una morte rapida e indolore ed è considerata come un beneficio dall'interessato.  E crudele e barbaro esigere che una persona venga mantenuta in vita contro il suo volere e che gli si rifiuti l'auspicata liberazione quando la sua vita ha perduto qualsiasi dignità, bellezza, significati, prospettiva d'avvenire.  La sofferenza inutile è un male che dovrebbe essere evitato nelle società civilizzate [ ]. Raccomandiamo a quanti condividono il nostro parere di firmare le loro "ultime volontà di vita", di preferenza quando sono ancora in buona salute».