La Voce di Migiana          MARZO    2002

IL SOFFIO DELLO SPIRITO

E’ un avvenimento che può diventare una storia.

Mi rivolgo, almeno sulla carta, per la prima volta  ad ambedue le Comunità affidate al mio servizio pastorale, con la speranza che, a cadenza mensile, ci possa essere un seguito.

Ne “La Vela” confluiscono due testate con vicende diverse, ma ambedue alterne nella continuità: L’Eco, modesto foglietto vissuto negli anni sessanta e settanta, di cui si è ormai perduto il ricordo, se non in una cartella ritrovata tra le carte della nostra carissima Caterina Bozza di grata memoria e custode meticolosa di tutto ciò che parlava di Mantignana: all’inizio era settimanale poi via via sempre più periodico, fino a scomparire. L’altra è “La Voce di Migiana” che dopo un lungo silenzio, da due anni, per l’impegno costante di una “Redazione ben motivata” è fedele all’uscita mensile.

Carissimi amici, Mantignanesi e Migianesi, la nostra è un’epoca di sfide e noi stiamo giocando tanto sul “Cantiere - laboratorio” in vista della costruzione dell’Unità Pastorale: ci sembra giunto il momento di fare un ulteriore passo nella lunga strada

Ci conforta una serie di “segni positivi” che parlano di un cammino irreversibile, di un reciproco arricchimento dove i diversi carismi “possono” produrre frutti insperati: Celebrazioni comuni, partecipazione a iniziative, scambi in attività catechistiche, liturgiche, tanto che tra le due sponde del Caina può dirsi ormai realizzata una serie di ponti efficienti con passaggi a doppio senso di marcia. Si viene e si va, imbarcati sulla stessa barca. Ma perché la barca possa “prendere il largo” occorre il Soffio dello Spirito: “se non è Lui che costruisce la casa, invano si affannano i costruttori” dice la Parola.E noi staremo solo a vedere, o non piuttosto offriremo “La Vela” al vento dello Spirito perché la barca M&M” lasci le acque limacciose della riva per “prendere il largo” e  solcare le acque limpide del mare aperto?

Mi faccio aiutare dalle parole del Papa (NMI,15): ciò che abbiamo fatto finora non può giustificare una sensazione di appagamento e ancor meno indurci a un atteggiamento di disimpegno. Al contrario, le esperienze vissute devono suscitare in noi un dinamismo nuovo, spingendoci a investire l’entusiasmo provato in iniziative concrete. Gesù stesso ci ammonisce: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il Regno di Dio!”

Ecco allora “La Vela” che reputo un soffio dello Spirito nel mio cuore di Pastore in un momento in cui facilmente avrei potuto cedere alla tentazione di ripiegarmi sulla tranquillità di un trascorso soddisfacente e, per certi versi, esaltante.

Per cui: Vai, Vela !  Offriti, dispiegata, al Vento dello Spirito, lasciati spingere, trascinando le nostre due Comunità verso lidi ambiziosi per portare il grande annuncio: “Abbiamo visto il Signore”!

“La Vela” diventi “Eco” e “Voce” di chi, a vario titolo, si adopera nella promozione di Migiana e Mantignana: faccio pressante appello perché è necessario costituire un  Gruppo redazionale aperto a tutti gli inserzionisti e a chiunque abbia qualcosa da dire a tutta la Comunità, altrimenti diventa difficile la continuità. Sarà necessaria una rete di distribuzione che, vista la vastità del territorio, avrà bisogno di un numero rilevante di collaboratori ben dislocati. Non dovrà mancare qualche grafico e qualche tecnico in macchine da stampa. Ogni collaboratore soffia sulla Vela !

E ora non vi suoni retorico l’augurio a “La Vela” di rispondere agli scopi per cui nasce: uno strumento di presenza e di comunicazione: “Un quinto Evangelio” testimone delle vicende, delle contraddizioni  e delle speranze dei cristiani del terzo millennio.

Buona lettura, con un affettuoso saluto

                                                                                         don Franco

APPUNTI DI SPIRITUALITA'

Il testo qui di seguito riportato è tratto da alcune lettere che don Bernardo Olivera, abate generale dei Trappisti, ha inviato ad un gruppo di persone che vogliono vivere i  loro impegni quotidiani in famiglia, nel lavoro e in società coltivando nel cuore un atteggiamento contemplativo, come quello di Maria di Nazareth

Con gli occhi del cuore

Inizio con l'affermazione seguente: la contemplazione è un modo di guardare.  Una forma particolare di conoscere.  Con il dono della fede, Dio ci dà occhi nuovi: i suoi propri occhi!  Con la grazia dell'amore ci dà un cuore nuovo: il suo!  Se accettiamo il dono e sappiamo trarne profitto, potremo guardare con i suoi occhi e vivere con il suo cuore. Ora, senza l'amore, la fede è morta: l'amore vivifica la fede.  Analogamente, gli occhi, senza il cuore, sono morti, non possono vedere:          il cuore dà vita agli occhi, permettendo a essi di vedere. Che cos'è la contemplazione?  Guardare con gli occhi del cuore: con gli occhi del cuore di Dio!  La contemplazione è un dono che dobbiamo conquistare.  Con la fede e l'amore ne abbiamo ricevuto già la caparra.  Se la fede e l'amore aumentano, si trasformeranno in fede che vive nell'amore, e che riconosce Dio ovunque e ci unisce a lui…

Il fuoco dell'amore

Un'altra volta, parlando della contemplazione a un gruppo di famiglie, una mamma, che da non molto tempo aveva avuto il primo figlio, mi disse queste parole:«Quando il mio piccolo Carlo è raffreddato, io me ne accorgo prima ancora che cominci a starnutire o a colargli il naso».Incuriosito, pensai: "Che strano; che io sappia, Dolores non ha mai studiato da infermiera; anzi, sono sicuro che non sa neanche che esista qualcosa che si chiama puericultura".  E le domandai: «Scusami, Dolores; non capisco come fai a renderti conto del raffreddore di tuo figlio prima che se ne vedano i sintomi». La sua risposta fu immediata: «Semplicissimo, gli voglio bene! ».Non appena tacque lei, prese la parola Ramón, suo marito.  Non aveva mai voluto, prima, assistere a riunioni di nessun genere.  Era una di quelle persone che alla messa rimangono in fondo, anche se i primi banchi sono vuoti. lo lo conoscevo solo di vista.  Quel giorno, per caso o per circostanze provvidenziali volute da Dio, si trovava fra di noi.  Con voce ferma aggiunse: «lo penso che la contemplazione è fede illuminata dal fuoco dell'amore». "San Giovanni della Croce!" dissi a me stesso, pieno di meraviglia.  Mi tornò il respiro quando qualcuno mi spiegò che Ramón era capo pompiere

Vedere il Cristo risorto

Spero che questa piccola storia vi faccia pensare.  Da parte mia, sono sicuro che san Paolo confermerebbe senza esitare quanto hanno affermato Rosa, Dolores e Ramón. L’Apostolo pellegrino chiedeva sempre al Padre che illuminasse gli occhi del cuore dei suoi discepoli, perché lo conoscessero pienamente.  Sapeva bene che Dio lo si conosce perfettamente solo quando l'amore è grande. San Pietro insegnava che senza una fede coronata dalla carità, l'uomo è come un cieco, come qualcuno corto di vista, che non è in grado di conoscere pienamente Gesù. I due discepoli che andavano a Emmaus, avevano perso ogni speranza a causa dalla morte del Maestro, erano senza fede e senza amore, con gli occhi annebbiati, offuscati, la faccia triste e il cuore freddo.  Ma il punto centrale del problema stava nel fatto che non credevano nella risurrezione.  Gesù si mise al loro fianco, ma non lo riconobbero.  Egli spiegò loro le Scritture e, quando fu in casa, spezzò il pane e alla fine si aprirono loro gli occhi, il loro cuore sussultò e lo riconobbero pienamente. Ebbene, Gesù stesso, in persona, ci dice che conoscono perfettamente il Padre solo coloro che, nella loro semplicità, accolgono la rivelazione del Figlio.  E io non ho nessun dubbio: Rosa, Dolores e Ramón appartengono a questa categoria di persone semplici a cui il Padre non nasconde il suo mistero. Tornando a quello che vi dicevo all'inizio, la fede è partecipazione alla conoscenza di Dio, così come l'amore è partecipazione alla vita di Dio, che è Amore.  Ma nessuno è figlio di Dio, se non nel Figlio, Gesù Cristo. Infatti, in Gesù si trovano tutti i doni di Dio.  Anzi, Gesù è il Dono per eccellenza che il Padre fa agli uomini.  La contemplazione cristiana è vedere il Cristo risorto con gli occhi del cuore. Gesù vuole che noi riceviamo lui e tutto ciò che gli appartiene, attraverso lo Spirito Santo e in Maria, la piena di grazia.  Per questo motivo vogliamo essere contemplativi in Maria.  Desideriamo contemplare Dio con la fede e l'amore di Maria, con gli occhi del suo cuore.

Potrei già concludere qui, ma... risulta che Maria sia sposata!  Sarebbe una mancanza di tatto imperdonabile lasciare da parte Giuseppe.  Soprattutto quando si tratta di contemplazione.  Teresa d'Avila, che si intendeva abbastanza di tutto questo, consigliava: «Chi non trova un maestro che gli insegni a pregare, prenda come maestro questo glorioso santo, e non si perderà per via». Se siete d'accordo, vi propongo quanto segue: uniamoci tutti i giorni in una preghiera a san Giuseppe.  Va bene?

I dati rivelano che alla borsa della fede è in netto calo il titolo Risurrezione

 Una interessante indagine dai caratteri rigorosamente scientifici fu condotta nel 1995 dalla Università Cattolica di Milano sulla Religiosità in Italia, nella quale risultarono significativi i dati riportati per capire l’orientamento della fede in Gesù Cristo risorto. Come tutte le indagini vanno prese  con cautela perché esse non sono da considerare come esattamente rispondenti alla situazione odierna, tuttavia sono una buona base sulla quale poter riflettere singolarmente e com’unitariamente. Anzitutto un primo dato rileva la fede degli intervistati:

Lei si considera personalmente credente?

 

Credo in Gesù Cristo e negli insegnamenti della chiesa cattolica             53,5%

Credo in Gesù Cristo ma solo in parte negli insegnamenti della chiesa cattolica

                                                                                                        30,5%

Sono credente, ma di religione non cattolica                                           2,2%

Credo in Dio o in una realtà superiore, ma non appartengo ad alcuna religione specifica                                                                                              6,4%

Penso che non esista alcun Dio o realtà superiore                                    2,8 %

Sono in ricerca                                                                                     2,8%

Non ci ho mai pensato, non interessa, non saprei                                     1,8%

Emerge una abbondante 80% che crede in Gesù Cristo, ma non nella Chiesa cattolica, come a dire che l’anomalia di separazione tra Cristo e la chiesa è ancora fortemente presente nella realtà

Per quando riguarda la figura di Gesù è stato tra l’altro chiesto

Che Gesù Cristo è il figlio di Dio

Credo per nulla o poco           13,6

Credo abbastanza                   22,2

Credo molto                           64,2

Il dato che contraddistingue queste risposte è che vi è ancora una fede sulla divinità di Cristo, anche se non schiacciante come si poteva immaginare; bisognerebbe capire che cosa intendessero dire coloro che hanno risposto poiché alcuni per figlio di Dio intendono uno che fa parte della famiglia di Dio e va comunque considerato diverso da Dio.

Fin qui i dati sembrano dare ragione ad una lettura della realtà che induce ad essere ottimisti sulla reale forza della fede

Se poi invece si va a visionare i dati sulla vita oltre la morte, dato che ci interessa particolarmente per il periodo liturgico che viviamo ci si imbatte in parecchie sorprese. Infatti alle domande:

Credi nell’esistenza nell’uomo di un’anima immortale ?

 

Credo per nulla o poco           33,8

Credo abbastanza                   29,7

Credo molto                           36,5

 

 

Che cosa pensa vi sia dopo la morte ?

 

Nulla                                                              10,4

Non so, sono incerto                                      21,0

Non si può sapere cosa c’è dopo la morte     22,3

Penso che dopo la morte vi sia un’altra vita 41,5

Penso che dopo la morte ci si reincarni in

un altro uomo o donna o in un altro essere     3,7

Altro                                                               1,1

 

La percentuale dei convinti sul cardine della fede cristiana che è la vita eterna risulta in netto calo rispetto a quel 80% che si riteneva credente in Gesù Cristo.

Infatti l’ulteriore dato è veramente significativo:

 

Che ogni uomo risorgerà alla fine dei tempi

 

Credo per nulla o poco           46,2

Credo abbastanza                   26,3

Credo molto                           27,5

 

La fede nella risurrezione è il dato che mette alla prova l’intera gamma delle opzioni di fede e proprio qui, come al tempo dei primi cristiani, che si rivela la verità sull’essere cristiani: o con Cristo risorto o senza Cristo; non vi è spazio per altro..

 

 

Prendi il largo FAMIGLIA ! ! !

 La famiglia è al centro dell’attenzione sia nella società come nella chiesa; anzi proprio in quest’ultima la famiglia trova il suo luogo naturale per crescere nella propria identità. La famiglia infatti nella chiesa non è solo oggetto di attività pastorale, ma anche soggetto che nella comunione con il ministro ordinato  del presbitero promuove l’intera pastorale. Alcuni brani tratti dal documento Familaris consortio di Giovanni Paolo II possono aiutare a capire il senso di questa identità::

 “Tra i compiti fondamentali della famiglia cristiana si pone il compito ecclesiale: essa, cioè, è posta al servizio dell’edificazione del regno di Dio nella storia mediante la partecipazione alla vita e alla missione della chiesa.” (49) 

 “È anzitutto la chiesa madre che genera, educa, edifica la famiglia cristiana, mettendo in opera nei suoi riguardi la missione di salvezza che ha ricevuto dal suo Signore…

A sua volta la famiglia cristiana è inserita a tal punto nel mistero della chiesa da diventare partecipe, a suo modo, della missione di salvezza propria di questa: i coniugi e i genitori cristiani, in virtù del sacramento, "hanno, nel loro stato di vita e nella loro funzione, il proprio dono in mezzo al popolo di Dio".

 “Perciò non solo "ricevono" l’amore di Cristo diventando comunità "salvata", ma sono anche chiamati a "trasmettere" ai fratelli il medesimo amore di Cristo, diventando così comunità "salvante". In tal modo, mentre è frutto e segno della fecondità soprannaturale della chiesa, la famiglia cristiana è resa simbolo, testimonianza, partecipazione della maternità della chiesa”.

“La famiglia cristiana è chiamata a prendere parte viva e responsabile alla missione della chiesa in modo proprio e originale, ponendo cioè al servizio della chiesa e della società se stessa nel suo essere ed agire, in quanto intima comunità di vita e di amore”. (50)

“Se la famiglia cristiana è comunità, i cui vincoli sono rinnovati da Cristo mediante la fede e i sacramenti, la sua partecipazione alla missione della chiesa deve avvenire secondo una modalità comunitaria: insieme, dunque, i coniugi in quanto coppia, i genitori e i figli in quanto famiglia, devono vivere il loro servizio alla chiesa e al mondo. Devono essere nella fede "un cuore solo e un’anima sola", mediante il comune spirito apostolico che li anima e la collaborazione che li impegna nelle opere di servizio alla comunità ecclesiale e civile”.

 “La famiglia cristiana, poi, edifica il regno di Dio nella storia mediante queste stesse realtà quotidiane che riguardano e contraddistinguono la sua condizione di vita: è allora nell’amore coniugale e familiare - vissuto nella sua straordinaria ricchezza di valori ed esigenze di totalità, unicità, fedeltà e fecondità - che si esprime e si realizza la partecipazione della famiglia cristiana alla missione profetica, sacerdotale e regale di Gesù Cristo e della sua chiesa: l’amore e la vita costituiscono pertanto il nucleo della missione salvifica della famiglia cristiana nella chiesa e per la chiesa”.

 

CARITA'

DA NATALE A PASQUA CON LA CARITAS

Molteplici le attività che da Natale a Pasqua hanno visto la Caritas Parrocchiale di Mantignana impegnata su vari fronti.

Durante l' Avvento sono state effettuate due raccolte: una di alimenti non deteriorabili e l'altra di coperte.  La prima ha consentito di distribuire poi, durante le festività natalizie, pacchi-dono alle famiglie in difficoltà che risiedono nel nostro territorio.  La seconda, invece, ha permesso di essere presenti, oltre che con un'offerta in denaro, anche con biancheria da letto e coperte all'allestimento della " Casa buon samaritano"di Migiana .

Sempre in occasione delle festività si è provveduto ad offrire una fornitura di legna per il riscaldamento ad una delle nostre famiglie.

Per festeggiare il Natale con gli anziani è stato organizzato un pomeriggio di allegria, di gioia e di condivisione fraterna.

Si è tenuto conto delle necessità internazionali devolvendo alla Caritas Diocesana una somma a favore delle popolazioni dell' Afghanistan.  Una seconda raccolta di cibo è stata effettuata durante la Quaresima : parte degli alimenti è stata donata ai nuclei familiari ospitati alle " Querce di Mamre" di Cenerente e parte è stata consegnata alla Caritas del Girasole che provvederà, poi alla successiva distribuzione.

Con la Caritas del Girasole è sempre fattiva la collaborazione per la raccolta degli indumenti.

Un ringraziamento a tutti coloro che hanno collaborato alla riuscita delle varie iniziative, in particolar modo si ringrazia l' Apostolato della Preghiera che spiritualmente e materialmente è stato sempre presente.

Il punto sulla Casa Buon Samaritano

 

Inaugurata la struttura il 29 dicembre 2001,  la prima fase del lavoro è consistita nel mettere a punto alcuni aspetti secondari dell’arredamento della casa così da renderla pienamente efficiente ed iniziare a vagliare insieme alla Caritas diocesana ed alle Suore della Casa di ospitalità S. Vincenzo le eventuali persone a cui proporre un periodo di sosta presso la suddetta struttura. Il gruppo di coordinamento, costituito per gestire il buon funzionamento della casa, in questo lavoro di analisi ha sperimentato quando sia importante operare con tatto e responsabilità, poiché la nostra attività non consiste nell’albergare le persone, che secondo l’etimologia della parola significa dare alloggio; piuttosto a noi comunità cristiana è chiesto di ospitare, cioè accogliere nella propria casa, città, fornendo alla persone ospitate ciò di cui hanno bisogno. E quando parliamo di bisogni intendiamo ciò che personalmente ciascuno necessita, ciò che manca e che la persona vuol procurarsi. Tra di essi abbiamo quelli reali ma anche quelli fittizi, e pertanto  il nostro lavoro di analisi consiste nel capire quali siano i bisogni reali e non quelli fittizi e ponderare bene la possibilità o l’impossibilità che la nostra comunità possa veramente aiutare, vale a dire ospitare persone. Quando si ha a che fare con le persone abbiamo imparato che il rispetto della dignità rappresenta il primo valore da considerare e  tradotto significa attendere con pazienza che si maturi il tempo favorevole, che veramente le persone siano disponibili ad essere accolte, che la comunità che li accoglie cresca nella consapevolezza che il motivo per cui svolge tale servizio risiede nell’essere testimoni di Gesù Cristo, il quale per primo ci da l’esempio perché noi facciamo altrettanto. Tutto ciò trova anzitutto un fondamentale sostegno: la preghiera.

 

Gruppo di coordinamento

OSSERVATORIO GIOVANILE

Il significato del logo della GMG 2002

Il "logo" della GMG 2002 è costituito da quattro elementi che rappresentano il luogo, i protagonisti, lo spirito dell'incontro di questa conferenza internazionale di giovani cattolici e la visita del Papa in Canada dal 18 al 28 di luglio del 2002.

  La croce rappresenta la presenza di Gesù Cristo. É Lui che i partecipanti vengono ad incontrare. Questa è la ragione per cui essi fanno questo viaggio, che è un pellegrinaggio spirituale e non una viaggio turistico. I pellegrini faranno esperienza della presenza di Gesù Cristo nella Chiesa e nelle altre persone che verranno alla GMG. La forma della croce è simile al pastorale usato da Papa Giovanni Paolo II, che si sta preparando a partecipare alla GMG 2002.
Il cerchio giallo rappresenta i giovani che parteciperanno alla GMG, invitati da Giovanni Paolo II.
La GMG 2002 è un evento che riguarda tutto il Canada e due simboli esprimono questa realtà. Primo, il blu attorno alla croce rappresenta gli oceani e le acque canadesi. I tre margini aperti rappresentano gli oceani che bagnano il Canada - l'oceano Pacifico a ovest, l'oceano Artico a nord e l'Atlantico a est. Su queste coste, i missionari hanno piantato la croce come simbolo della fede che hanno portato.
Dal 18 al 22 luglio 2002 i visitatori stranieri saranno accolti nelle case delle famiglie canadesi nelle città bagnate dal Pacifico e dall'Atlantico e in quelle all'interno, tra i due oceani. Alcuni avranno la possibilità di visitare anche l'Artico. I partecipanti alla GMG arriveranno a Toronto dopo questi primi quattro giorni, per eventi di maggiore portata, che si terranno dal 23 al 28 di luglio. La posizione di Toronto sul Lago Ontario sottolinea ancora una volta la presenza della grande quantità d'acqua in Canada.
Il quarto elemento del "logo" è la foglia d'acero, simbolo nazionale del Canada. La foglia circonda il simbolo dei giovani partecipanti e rappresenta la gentilezza e l'ospitalità che gli ospiti stranieri riceveranno in Canada.

 Accoglienza nelle Diocesi

Undici intensi giorni di crescita nella fede e di amicizia internazionale. La GMG 2002 è anche questo.
Dal 18 al 21 luglio i partecipanti stranieri saranno accolti nelle diocesi canadesi e avranno la possibilità di visitare alcune città del Canada. Il 22 luglio si ritornerà a Toronto. Ed anche qui non mancheranno momenti di condivisione e incontro dal 23 al 28 luglio.

SUGGERIMENTI

Sembra molto curioso che nel 2002 si possa formulare il suggerimento di  RITROVARE IL TEMPO DI LEGGERE; eppure è noto a tutti che il periodo dell’alfabetizzazione degli italiani  ha ridotto notevolmente il numero di coloro che non sanno scrivere e leggere; tuttavia a questo processo non è seguito un secondo  per acquisire una cultura della lettura, come peraltro, pur essendo un paese di grande tradizione musicale, non abbiamo altresì sviluppato nella popolazione una cultura musicale. Ritornando alla lettura, il problema  riguarda anche i nostri cugini francesi, tanto che i Vescovi d’oltrAlpe hanno elaborato a tal proposito un documento molto interessante. In questo numero pubblichiamo una prima parte del documento riservandoci di proseguire nei prossimi numeri. Buona lettura e buona riflessione sulla lettura

Ricchezza della lettura

 Sappiamo però che leggere richiede tempo ed è la principale obiezione di tutti i cristiani contemporanei.  Prendere la decisione di darsi del tempo per leggere è organizzare diversamente il proprio tempo, introdurre il nuovo nella successione delle ore.  Attraverso i libri, ciascuno può costruirsi diversamente dagli altri e accedere a una vita interiore autonoma con riferimenti propri, alla propria intima geografia, alla propria identità particolare.

Leggere è rompere la monotonia dei giorni, è lottare contro il logorio del tempo.  Prendere un libro significa immergersi in un mondo di evasione, regalarsi la gioia di arricchirsi di ciò che si scopre.  Leggere è abbeverarsi a una sorgente che non si esaurisce quando le ci s'avvicina.  Un libro può prendere colori nuovi secondo i momenti; porta profumi inebrianti che danno alla testa o scendono nel cuore, secondo le stagioni, al ritmo dei desideri.  Il libro è un oggetto strano.  Si guarda, si valuta, si manipola, si posa, si ritrova.  Una frase è riletta, un passaggio familiare o oscuro è nuovamente decifrato.  Il libro aspetta se il tempo manca

 Ma il libro richiede anche un minimo di silenzio interiore.  Un ritiro, un difendersi da ciò che importuna.  La lettura attende il momento opportuno, ma impone delle condizioni particolari.  Bisogna volerla, come si vuole un bene prezioso, è una scelta ma anche una ricchezza: quella dei tempi riservati.  In questi tempi riservati si rivela una parte segreta che non appartiene che a sé ma della quale si può comunicare qualcosa.  Il libro è un regalo,che si offre a sé stessi prima di essere un regalo che si fa con la semplicità di una gioia sorridente.  Offrire a qualcun altro un libro è farlo entrare in complicità con se stesso, è fargli un cenno

 

IL FATTO

CHE HA SCONVOLTO

LA STORIA UMANA

 

Il fatto più sconvolgente della storia non  è l’abbattimento delle torri gemelle da parte dei terroristi avvenuto qualche mese fa, ne tanto meno la bomba atomica di Hiroscima, ma quello che accadde circa duemila anni or sono in quella città della Palestina chiamata Gerusalemme. Qui avvenne dell’incredibile: un uomo di nome Gesù di Nazareth, dopo essere stato crocifisso ingiustamente, morì, fu sepolto in un sepolcro e tre giorni dopo il fatto risuscitò ed apparve ai suoi amici; i quali a loro volta dopo un periodo di umano disorientamento; e chi non lo avrebbe avuto?

gridarono la loro fede: il Kerygma,

13 Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; 14voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassino 15e avete ucciso l’autore della vita. Ma Dio l’ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni.

celebrarono la loro fede: Credo;

3Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, 4fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, 5e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. 6In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. 7Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. 8Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. 9Io infatti sono l’infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. 10Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana; anzi ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. 11Pertanto, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.

 

raccontarono la loro fede:i Vangeli.

 

5Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. 6Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto. 7Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto. (Mc)

 

16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. 17Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però  dubitavano. 18E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 19Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 20insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».(Mt)

 

Importante allora è fissare i seguenti elementi: i discepoli affermano di aver visto Gesù risorto, quello stesso Gesù con cui avevano vissuto prima che morisse; tuttavia Gesù è entrato nella sua vita definitiva: è stato esaltato, glorificato, è salito al cielo, siede alla destra di Dio, costituito Signore. 

L’avvenimento della risurrezione è percepibile con gli occhi della fede. Non si può vedere il Risorto quando si vuole; è Lui che si fa vedere a chi vuole, dove vuole e quando vuole.

Le Scritture sono fondamentali per la fede e per la comprensione di questo mistero, basta vedere il racconto dei discepoli di Emmaus.

Anche oggi noi possiamo fare l’esperienza di Gesù risorto; per verificare l’autenticità della nostra esperienza dobbiamo confrontarla con quella degli apostoli.