Famiglia diventa ciò che sei!                         A cura di Enzo e Rita  Mariucci

I COMPITI DELLA FAMIGLIA CRISTIANA

1° la formazione di una comunità di persone

La famiglia ha la missione di diventare sempre più quello che è, ossia comunità di vita e di amore, in una tensione che, come per ogni realtà creata e redenta, troverà il suo compimento nel Regno di Dio sono parole con cui Giovanni Paolo II introduce, nella FC al n.17, il discorso sui compiti della famiglia cristiana.

L'uomo vive essenzialmente per amare ed essere amato, cresce e si realizza nell'amore che è il fine della sua esistenza; ma l'amore di cui vive l'uomo è una realtà divina perché dice S. Giovanni: Dio è amore e l'uomo ricevendo da Dio questa scintilla raggiunge la sua felicità solo ravvivando costantemente questa sua capacità di amare.

Beati coloro che muoiono nell'amore si legge nella Bibbia nel libro del Sir 48,11, perché la letteratura sapienziale di Israele riconosce che il segreto della vita è nell'amore e non nell'abbondanza della ricchezza.

L'amore è quindi uno degli elementi primari della vita, l'aspetto dominante che caratterizza Dio e l'uomo (NDTB parola Amore); ed è in virtù di questo amore che si costituisce e fonda la famiglia (comunità di persone) il cui compito primario è vivere fedelmente la realtà della comunione nell'impegno di sviluppare un'autentica comunità di persone (FC n.18).

La prima comunione si stabilisce tra i coniugi non sono più due ma una carne sola (Mt 19,6), ciò include l'impegno di crescere nella loro comunione e promuoverla in maniera più ampia nell'ambito della famiglia (genitori, figli, fratelli, sorelle, parenti e familiari) attraverso la fedeltà e l'indissolubilità, per realizzare la promessa iniziale degli sposi: quella di donarsi reciprocamente e totalmente l'uno all'altro per tutta la vita. Il matrimonio, infatti, non si esaurisce nel momento della celebrazione, questo è solo il momento iniziale, perché il matrimonio è risposta ad una chiamata che dura nel tempo da vivere e da rinnovare ogni giorno.

In questa ottica allora fedeltà ed indissolubilità non appariranno più come elementi che limitano, e per questo rifiutati da una cultura del nostro tempo che ritiene impossibile legarsi ad una persona per tutta la vita, ma come componenti essenziali e necessari, o meglio doni e grazia che si ricevono da Dio, per essere custoditi e amministrati al fine di rendere i coniugi capaci di decidere e progettare il sempre e il comunque della promessa iniziale: («…prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, …tutti i giorni della mia vita.».

La relazione degli sposi, a immagine e somiglianza di quella di Cristo con la Chiesa, è contraddistinta dalla fecondità o apertura alla vita che implica non solo la disponibilità ad una possibile paternità e maternità, ma anche apertura alla società e alla Chiesa.

Ogni membro della famiglia, secondo il proprio ruolo e dono, ha la grazia e la responsabilità di costruire, giorno per giorno, la comunione delle persone facendo della famiglia una scuola di umanità più completa e più ricca. (FC n. 21). Tutto ciò si esplicita nella educazione cristiana dei figli, mediante l'insegnamento radicato nelle scelte e nella concretezza dei gesti della vita quotidiana; nella cura premurosa e l'amore verso i piccoli, i malati, gli anziani; nella condivisione dei beni, delle gioie e delle sofferenze.

Diceva Tertulliano: Che bella coppia formano due credenti che condividono la stessa speranza, lo stesso ideale, lo stesso modo di vivere, lo stesso atteggiamento di servizio (…)! Là dove sono i due, ivi è anche Cristo.