L’omelia dell’arcivescovo Ivan Maffeis per i vent’anni della chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista in Ferro di Cavallo pronunciata la sera del 24 settembre 2022

L’omelia dell’arcivescovo Ivan Maffeis per i vent’anni della chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista in Ferro  di Cavallo pronunciata la sera del 24 settembre 2022

Vent’anni! Sono già trascorsi vent’anni da quella domenica di settembre del 2002, nella quale questo stesso luogo risuonava delle voci del quartiere in festa per la dedicazione di questa chiesa, celebrata dal Vescovo Giuseppe Chiaretti.

E questa sera di vent’anni dopo con quale spirito siamo qui?

Senz’altro con la gratitudine per quanti si sono spesi per la realizzazione di questa chiesa, arricchita dalla “corona misterica” che ci avvolge, realizzata da Kiko Arguello. La riconoscenza va al parroco, don Francesco Medori, al progettista, l’arch. Paolo Vinti, ai tanti parrocchiani che hanno offerto tempo, entusiasmo e competenze, a quanti con generosità hanno assicurato il loro contributo.

Ho voluto ricordare queste persone per chiarire senza indugi come il nostro sguardo non sia rivolto principalmente alle pietre – pur importanti e necessarie – ma alla comunità: a quella che qui si riunisce per la preghiera, l’ascolto della Parola di Dio, la celebrazione dei sacramenti e l’agape fraterna; e anche a quella più ampia, che per molti versi non gravita su questo luogo, ma che ha ugualmente bisogno di luce, di speranza e di pace. Ha bisogno di senso.

La Chiesa è chiamata ad essere, secondo l’immagine dell’Apocalisse, “la tenda di Dio con gli uomini”: un riferimento, uno spazio accogliente, da cui si irradia la nostra disponibilità a costruire rapporti di fraternità con tutti, a farci carico delle sofferenze e delle attese di ciascuno, ad offrire la freschezza della fede e la testimonianza della carità.

Come ha fatto Gesù con la donna samaritana, attento alla sua condizione, a non spegnere il lumicino che aveva dentro, nonostante tante delusioni e amarezze. Siamo comunità, ma non per noi stessi; l’acqua viva di cui siamo portatori deve poter dissetare dall’arsura delle prove della vita; deve poter restituire forza al cuore e ai passi, appassionare o ri-appassionare al Vangelo e alla vita buona che nasce dall’incontro con il Signore Gesù.

È lui il fondamento, la pietra angolare sulla quale – come diceva San Paolo – giorno per giorno si costruisce il tempio di Dio, quel tempio santo che siamo noi.

Cari amici, mentre celebriamo l’anniversario della nostra chiesa, vi auguro di essere voi la degna dimora del Signore; di essere annunciatori di bellezza e di speranza, in un mondo che troppe volte ne è privo. Non rassegnatevi all’egoismo e all’indifferenza, aprite occhi, mente, cuore e mani per essere voi stessi un segno di “Colui che fa nuove tutte le cose”.

San Giovanni Battista – il grande profeta del deserto – ci aiuti ad essere uomini e donne del silenzio, “veri adoratori del Padre in spirito e verità”; lui che seppe riconoscere il Figlio di Dio e aiutare i discepoli a seguirlo, ci doni la grazia di saperne indicare la presenza liberante nei sentieri del nostro tempo e di esserne testimoni con la nostra vita.