La celebrazione in onore di sant’Ercolano, vescovo e martire, patrono della città e dell’Università. L’arcivescovo Ivan Maffeis: «Nella memoria viva di sant’Ercolano ci impegniamo a crescere nel senso della comunità come stile di vita, così da assicurare anche il diffondersi di una cultura della solidarietà»

La celebrazione in onore di sant’Ercolano, vescovo e martire, patrono della città e dell’Università.  L’arcivescovo Ivan Maffeis: «Nella memoria viva di sant’Ercolano ci impegniamo a crescere nel senso della comunità come stile di vita, così da assicurare anche il diffondersi di una cultura della solidarietà»

«A meno che non lo si faccia relegandoli nel passato remoto, è sempre rischioso andare a scomodare i santi. Se accettiamo che la loro memoria non si risolva in retaggio del passato, ma alimenti lo sguardo con cui interpretare il nostro tempo, avvertiamo subito che ne scaturiscono alcune indicazioni piuttosto scomode o perlomeno assai impegnative». Così ha esordito l’arcivescovo Ivan Maffeis all’omelia della celebrazione eucaristica della festa del patrono della città e dell’Università di Perugia, sant’Ercolano, vescovo e martire, defensor civitatis, che il presule ha pronunciato, domenica 13 novembre, nella chiesa intitolata al patrono (il testo integrale è pubblicato nel sito: www.diocesi.perugia.it (sezione “arcivescovo”). Concelebranti sono stati don Francesco Benussi, rettore della chiesa di Sant’Ercolano, e don Mauro Angelini, rettore della chiesa del Gesù. Presenti il sindaco Andrea Romizi, che ha rinnovato il gesto simbolico dell’accensione del cero votivo accanto alle reliquie del Santo, e i rappresentanti del Sodalizio di San Martino, benemerita istituzione laica di carità proprietaria della chiesa di Sant’Ercolano.

Due suggestioni. Mons. Maffeis, che è arcivescovo di Perugia da poco più di due mesi, dall’11 settembre, non ha esitato a dire: «Da ultimo arrivato, sarebbe presuntuoso da parte mia voler mettere a fuoco le consegne che Sant’Ercolano, il principale patrono della città e dell’Università, ci affida. Mi limito quindi a due suggestioni (la difesa dei poveri e il legame all’Università, n.d.r.), che rinviano ad altrettante cartine al tornasole con cui verificare il nostro cammino di comunità. La prima. Sant’Ercolano viene definito defensor civitatis, perché – oltre che resistere ai Goti che assediavano Perugia, che lo tortureranno e lo decapiteranno – con questa carica pubblica seppe spendersi per il bene del popolo, in particolare per la difesa dei poveri. Ercolano è stato davvero pastore, buon pastore, secondo l’immagine che emerge dalla prima lettura come dal Vangelo. Un pastore non fugge, non abbandona, ma anche nei giorni nuvolosi e di caligine, nei giorni della dispersione, di cui parlava il profeta, rimane riferimento autorevole».

Povertà della solitudine. Nel soffermarsi su Ercolano difensore in particolare dei poveri, nel giorno in cui la Chiesa ha celebrato la VI Giornata mondiale dei poveri voluta dal Papa, mons. Maffeis, prendendo come riferimento il recente Rapporto sulle povertà in Umbria curato dalla Caritas regionale, ha sottolineato che «accanto alle forme di povertà materiale, si tocca con mano la crescita della solitudine, che porta con sé bassa autostima, sfiducia, mancanza di speranza e di progettualità, disagio psichico. I tanti anziani che frequentano le due mense cittadine (attivate dalla Caritas tra il 2008 e il 2022 con la collaborazione di istituzioni civili e realtà imprenditoriali, n.d.r.) sono un segno emblematico di questa povertà sociale».

Contrasto comune alla povertà. «Nel contempo, l’esempio di Sant’Ercolano – ha aggiunto l’arcivescovo –, la sua sensibilità e capacità di farsi prossimo non sono andati dispersi. Parlano nella disponibilità che ha mosso tante famiglie ad aprire le porte ai profughi. Parlano nei volontari, formati dalla Caritas e anima dei Centri di Ascolto che ho la grazia di incontrare sul territorio. Parlano nel contrasto alla povertà, portato avanti dall’impegno dei servizi pubblici in sintonia con le realtà del Terzo Settore. La sfida diventa quella di dar continuità a questa convergenza per affrontare situazioni che vanno ben oltre l’emergenza e correggere le distorsioni del sistema economico e sociale, che finiscono per generare diseguaglianza e povertà».

Il ruolo dell’Università. «Nell’affrontare questa impegnativa responsabilità – ha evidenziato mons. Maffeis –, è decisivo e qualificante il contributo assicurato dall’Università. Il secondo aspetto che volevo sottolineare è proprio quello che lega Sant’Ercolano all’Università…  Sin dalla seconda metà del Duecento, l’istituzione comunale – che nei propri Statuti aveva eletto Ercolano patrono della città – aveva lavorato affinché Perugia fosse inserita fra le città di riferimento per l’insegnamento universitario. Questo impegno del Comune coinvolse l’Università anche nella partecipazione alle manifestazioni sociali e religiose. Lo documentano gli Statuti cittadini già del XIV secolo, che nell’ordine di accesso alle luminarie (le processioni religiose, n.d.r.) collocano in posizione di prestigio il Rettore e i dottori dello Studio, quindi gli studenti, così da valorizzare pubblicamente un’istituzione simbolica che era – ed è – vanto per Perugia e il suo governo. Il livello di investimento in cultura e formazione dice la volontà della comunità tutta di darsi condizioni e opportunità di sviluppo. È anche via indispensabile alla pace, a far sì che la nostra Europa non sia ulteriormente ferita dai barbari, ossia dalla violenza della guerra. Portiamo davanti al Signore le sofferenze, attese, le necessità del nostro popolo, compresa la situazione di disagio che oggi vede faticare tanti studenti nel trovare alloggio».

«Nella memoria viva di Sant’Ercolano, di cui da quasi 1500 anni la nostra città conserva le reliquie – ha concluso l’arcivescovo –, ci impegniamo a crescere nel senso della comunità come stile di vita, così da assicurare anche il diffondersi di una cultura della solidarietà».