BIOGRAFIA

Biografia Arcivescovo Diocesi Perugia - Città della Pieve

Il motto episcopale del cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, “In charitate fundati” – che richiama il significativo passo della Lettera agli Efesini di san Paolo (Ef 3, 17-19) -, ben sintetizza lo stile di questo Pastore della Chiesa universale chiamato da papa Francesco a far parte del Collegio Cardinalizio durante il Concistoro del 22 febbraio 2014. Uno stile che non è venuto meno, anzi si è consolidato, nel difficilissimo periodo della pandemia da Covid-19 non lasciando soli sacerdoti, uomini e donne a vita consacrata, diaconi, seminaristi e il popolo di Dio affidato alle sue cure. Per tutti ha avuto parole di incoraggiamento e gesti concreti di solidarietà, sia diretti o attraverso la Caritas diocesana per quanti in difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria. Le prime realtà che ha visitato dopo un primo allentamento del lockdown (seconda metà di aprile 2020), sono state l’Ospedale “Santa Maria della Misericordia” e il Carcere di Capanne di Perugia. I luoghi di maggiore sofferenza nel corpo e nello spirito per i quali ha sempre avuto una particolare attenzione testimoniata per tutto il suo episcopato perugino-pievese.

Episcopato per il quale il Santo Padre gli ha confermato la guida con la formula “donec aliter provideatur” (finché il Papa non dispone diversamente), dopo la rinuncia da lui presentata per raggiunti limiti di età, al compimento dei 75 anni, il 7 aprile 2017, nominandolo presidente della Cei, il 24 maggio successivo, dopo essere risultato il primo della “terna” votata dai vescovi italiani nel corso della 70a Assemblea generale della Cei (Vaticano, 22-25 maggio 2017).

Gualtiero Bassetti, già vice presidente della Cei (2009-2014) e presidente della Ceu (2012-2017), per un decennio visitatore apostolico dei Seminari d’Italia (2001-2011), è membro delle Congregazioni per i Vescovi e per il Clero, del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e dall’agosto 2019 membro della Congregazione per le Chiese orientali. E’ un cardinale al servizio degli “ultimi” facendo sentire concretamente la vicinanza della Chiesa di Cristo alle persone in difficoltà, disagiate, emarginate, sofferenti, gli “scarti della società”. Nel contempo, richiama costantemente i cristiani ai loro doveri verso i fratelli che vivono difficili situazioni di povertà umana e materiale, oltre a non far mancare la sua attenzione a quanti sono “distanti” dalla Chiesa, perché la Parola di Dio, che annuncia la salvezza, va fatta conoscere a tutti, nessuno è escluso. Non da ultimo, continua ad essere fedele al suo stile di vescovo: «operare per la comunione nella Chiesa».

Le radici di Gualtiero Bassetti affondano fra le montagne che dividono la Toscana e l’Emilia Romagna: nasce il 7 aprile 1942 a Popolano di Marradi, in provincia di Firenze ma nella Diocesi di Faenza-Modigliana. È il primo di tre figli e viene alla luce nel comune che ha dato i natali al poeta Dino Campana.

Dopo aver trascorso l’infanzia a Fantino, nell’Arcidiocesi di Firenze, nel 1956 entra nel Seminario di Firenze. Il 29 giugno 1966 viene ordinato presbitero nel duomo di Santa Maria del Fiore dal cardinale Ermenegildo Florit. Inviato come vice parroco nella comunità di San Salvi, nel 1968 è chiamato in Seminario come assistente al Minore e responsabile della pastorale vocazionale. Nel 1972 viene nominato rettore del Seminario Minore. Nel 1979 il cardinale Giovanni Benelli gli affida l’incarico di rettore del Seminario Maggiore, a soli 37 anni. Nel 1990 il cardinale Silvano Piovanelli lo nomina suo pro-vicario e nel 1992 lo chiama a diventare vicario generale dell’Arcidiocesi di Firenze.

Il 3 luglio 1994 papa Giovanni Paolo II lo elegge vescovo di Massa Marittima-Piombino. Viene ordinato vescovo l’8 settembre dal cardinale Piovanelli nella basilica di San Lorenzo a Firenze; dieci giorni più tardi fa il suo ingresso nella Diocesi a lui affidata.

Il 21 novembre 1998 viene eletto vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, dove fa il suo ingresso il 6 febbraio 1999. Inizia il suo ministero in terra d’Arezzo con il Giubileo del 2000, al quale dedica la sua prima Lettera pastorale. Dalla GMG di Roma in poi, la vicinanza ai giovani sarà una costante del suo episcopato: insieme per il mondo nelle Giornate mondiali della Gioventù, accanto a loro nei luoghi e nei tempi della vita della Diocesi.

Promosso da papa Benedetto XVI alla sede arcivescovile metropolitana di Perugia-Città della Pieve il 16 luglio 2009, fa il suo ingresso in diocesi il 4 ottobre dello stesso anno, giorno della solennità di san Francesco di Assisi, Patrono d’Italia. Ha pubblicato nel febbraio del 2012 il Direttorio Come sono belle le tue tende, nel quale ha disposto la riorganizzazione della Diocesi perugino-pievese in Unità Pastorali. Con la Lettera pastorale Il tuo volto, Signore, io cerco (14 ottobre 2012) ha introdotto la sua comunità diocesana nell’Anno della fede. A fine 2013 ha iniziato la sua Visita pastorale conclusa nel 2017. Le prime realtà incontrate sono quelle del mondo del lavoro, degli immigrati, della sanità, dell’università. «Il titolo della mia Visita, ”Devo fermarmi a casa tua”, dice tutto, ma il mio principale desiderio – sottolinea il cardinale – è quello di conoscere capillarmente il territorio, rendermi conto fino in fondo anche delle bellezze, delle fragilità, delle ricchezze e delle povertà di questa stupenda Chiesa che il Signore mi ha affidato».

Ha molto in comune con il suo illustre predecessore, il cardinale Gioacchino Pecci (papa Leone XIII), che fu vescovo di Perugia dal 1846 al 1878, entrato nella storia come il “Papa riformatore e sociale” e il “Papa dei lavoratori”, che, nello scrivere l’enciclica Rerum novarum, formulò i fondamenti della Dottrina sociale della Chiesa.

Il cardinale Bassetti è un Pastore molto sensibile alle problematiche sociali, in particolare al mondo del lavoro e al ceto meno abbiente. Fin dal suo breve ma intenso episcopato al servizio della Diocesi di Massa Marittima-Piombino, fu vicino alle famiglie dei minatori e dei lavoratori delle Acciaierie alle prese con una crisi difficile. Vicinanza al mondo del lavoro che ebbe anche da vescovo della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Anche nella Diocesi umbra sa ben coniugare la sua azione pastorale con quella sociale non perdendo occasione di far sentire la voce della Chiesa in diverse difficili situazioni accentuate dal perdurare della crisi economica.

Eletto nel 2012 alla guida della Conferenza episcopale umbra (Ceu), la presiede con spirito di collegialità, condividendo con i confratelli vescovi le scelte da compiere nei vari ambiti pastorali.

Molto attento alla famiglia, la “Chiesa domestica”, senza la quale la società non ha futuro, il cardinale Bassetti è stato chiamato da papa Francesco a far parte della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia (Città del Vaticano, 4-25 ottobre 2015).

Ha scritto le Meditazioni della Via Crucis presieduta da papa Francesco il Venerdì Santo 2016 al Colosseo, sviluppando nelle quattordici stazioni il tema della sofferenza dell’uomo di oggi, della famiglia, delle persecuzioni e delle tragedie delle migrazioni, sul filo conduttore dell’amore e del perdono.

Impegnato anche a livello culturale, ha promosso vari eventi tra cui il convegno internazionale dal titolo: “Custodire l’umanità. Verso le periferie esistenziali” (Assisi-Santa Maria degli Angeli, 29-30 novembre 2013). Ha collaborato con «L’Osservatore Romano», curando la rubrica “Dialoghi” dell’edizione italiana de Il Settimanale del quotidiano della Santa Sede. Ha pubblicato con Marcianum il volume dal titolo: La Gioia della Carità (2015).

Particolarmente attento alle giovani generazioni, che definisce “le rondini che vanno verso la primavera” (per usare un’espressione del “sindaco santo” di Firenze Giorgio La Pira), il cardinale Bassetti non si lascia sfuggire occasione per stare in mezzo a loro, per raccogliere le loro istanze di fede, soprattutto per avvicinare i “lontani”. Sin da vescovo in terra toscana ha sempre promosso l’idea di un “patto educativo” fra comunità ecclesiale, istituzioni, realtà formative per rispondere all’emergenza educativa. A Perugia ha incoraggiato la “Missione Giovani 2011” delle Pastorali giovanile ed universitaria condotta con successo da numerosi ragazzi e ragazze come occasione di evangelizzazione da offrire ai coetanei nei luoghi da loro maggiormente frequentati, in primis l’Università.

Nei piani pastorali affronta i temi della vita, della famiglia, della riscoperta dell’identità battesimale, della parrocchia dal volto missionario e comunità educante, della giustizia sociale. Nei numerosi messaggi che ha rivolto ai fedeli e agli uomini di buona volontà delle tre Diocesi da lui guidate nei suoi oltre venti anni di vescovo, si è soffermato spesso sulle morti nel lavoro e sulla crisi occupazionale, sulla politica che ha bisogno di un «sussulto profetico», sulla legalità nella gestione della cosa pubblica, sullo shopping domenicale che snatura il giorno del Signore, sulle gravi piaghe sociali del nostro tempo, quali la prostituzione, il consumo di sostanze stupefacenti, di alcool e il gioco d’azzardo, che rendono l’uomo schiavo e vittima di queste povertà estreme.

L’attenzione al mondo del lavoro si concretizza nelle numerose visite del cardinale Bassetti alle aziende, alle associazioni di categoria e trova un punto fermo nella Lettera pastorale che il primo maggio 2004 ha pubblicato con il titolo Nella crisi: la speranza oltre ogni paura, che quasi preannuncia le difficoltà del terremoto economico-finanziario dell’ultimo decennio a cui ha risposto, prima ad Arezzo e poi a Perugia, con interventi concreti a sostegno delle famiglie in difficoltà a causa della perdita del lavoro, attivando o rilanciando progetti di solidarietà gestiti dalla Caritas.

Da presidente della Cei ha promosso l’incontro di riflessione e spiritualità di respiro internazionale “Mediterraneo, frontiera di pace”, svoltosi a Bari dal 19 al 23 febbraio 2020, che ha riunito sessanta vescovi cattolici di venti Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. «Una profezia», ha definito questo incontro lo stesso cardinale, prendendo spunto dalla visione di Giorgio La Pira: «Un mare che unisce e non divide…, il “grande lago di Tiberiade” in cui si affacciano le civiltà che appartengono alla “triplice famiglia di Abramo”. Il loro incontro, dopo secoli di divisione, può cambiare la storia non solo del Mediterraneo, ma del mondo intero». E a tutti i partecipanti al “Mediterraneo, frontiera di pace”, il presidente della Cei ha donato la sua ultima pubblicazione dal titolo: “Una profezia di pace”, edita da LEV (febbraio, 2020). Si tratta di una interessante raccolta di interventi pubblici del cardinale sulla strada tracciata dal “sindaco santo” di Firenze, principi ispiratori dell’incontro internazionale di Bari, del quale sono usciti recentemente gli Atti. In questa pubblicazione il presidente della Cei definisce il Mediterraneo «un laboratorio speciale dell’umanità e la cartina di tornasole della sua capacità di crescere nel bene» e «le Chiese sono chiamate ad essere fermento, fra i popoli del Mediterraneo, della coscienza che tutti ‘”siamo nella stessa barca”. Le Chiese del Mediterraneo ci sono con rinnovata conoscenza della responsabilità che deriva dalla loro storia e dalle loro comuni e antichissime origini. Il cammino è appena iniziato».

Da sempre sensibile al mondo dei media, il cardinale cura per il settimanale cattolico umbro La Voce la rubrica: “Il pane e la grazia. Incontri, dialoghi e riflessioni”. Inoltre non manca di far pervenire direttamente alcuni suoi scritti a parrocchie, comunità religiose e di vita consacrata, associazioni e movimenti laicali e a quanti sono impegnati nelle realtà pastorali diocesane attraverso la newsletter “Nuntium Perusinum”. Significativo il suo scritto del 30 ottobre 2020 dal titolo: “L’Eucaristia al centro della vita dei cristiani”.  «…Da quando sono in isolamento per la positività al Covid-19 – scrive Bassetti –, ho la possibilità di comunicarmi ogni giorno nella mia camera, avendo portato una piccola pisside vicino alla porta della stanza. Era necessaria questa esperienza di malattia per rendermi conto di quanto siano vere le parole dell’Apocalisse in cui Gesù dice all’angelo della Chiesa di Laodicèa: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3, 20). L’Eucarestia, soprattutto in questo periodo così difficile, non può essere lasciata ai margini delle nostre esistenze ma dev’essere rimessa, con ancora più forza, al centro della vita dei cristiani. L’Eucarestia non è soltanto il Sacramento in cui Cristo si riceve – l’anima è piena di grazia e a noi è dato il pegno della gloria futura – ma è l’anima del mondo ed è il fulcro in cui converge tutto l’universo. In definitiva, l’Eucarestia è pro mundi salute, ovvero per la salvezza del mondo, e pro mundi vita, per la vita del mondo (Gv 6, 51). Nell’Eucarestia Gesù rinnova e riattualizza il suo sacrificio pasquale di morte e resurrezione, ma la Sua presenza non si limita a un piccolo pezzo di pane consacrato. Quel pane consacrato trascende dallo stesso altare, abbraccia tutto l’universo e stringe a sé tutti i problemi dell’umanità, perché il corpo di Gesù è strettamente unito al corpo mistico che è tutta la Chiesa. Non c’è situazione umana a cui non possa essere ricondotta l’Eucarestia. Anche le vicende drammatiche che stiamo vivendo in questi giorni in Italia – come l’aumento della diffusione dell’epidemia, la grave crisi economica per molti lavoratori e per tante imprese, l’incertezza per i nostri giovani della scuola – non sono al di fuori della Santissima Eucarestia. Mi ricordo che Padre Turoldo ci insegnava queste cose con grande chiarezza. E più vado avanti negli anni, più cerco di sperimentarle e più le sento vere. Non c’è consolazione, non c’è conforto, non c’è assenza di lacrime che non abbia il suo riferimento a Gesù Eucarestia.

Questo è un piccolo messaggio che voglio indirizzare ai miei preti, ai consacrati, ai giovani, alle famiglie e ai bambini dell’Archidiocesi. Vorrei che in questo periodo di così grave sofferenza non sentissimo la croce come un peso insopportabile ma come una croce gloriosa. Perché la Sua dolce presenza e la Sua carezza nell’Eucarestia fanno sì che le braccia della croce diventino due ali, come diceva don Tonino Bello, che ci portano a Gesù».

 

A cura di Riccardo Liguori
Direttore dell’Ufficio stampa diocesano di Perugia